Rapporto RGS 2026, in crescita l’etá pensionabile per il 2029 e 2031

Perequazione pensioni 2026: nessun conguaglio in vista rispetto all’anticipo dell’1,4%

Due sono, in particolare, le notizie che tengono banco nelle pagine economiche dei giornali e dei mezzi di informazione di oggi, che peraltro interessano da vicino i pensionati e pensionandi:

  • la prima viene dall’ISTAT e riguarda il “deficit”, che da aprile scorso è cresciuto di oltre 350 mln di € non consentendo così la discesa del rapporto con il PIL a quel 3% che avrebbe assicurato l’uscita dalla procedura d’infrazione europea, il che avrà ovviamente una ricaduta negativa diretta sulla prossima manovra di bilancio, che sarà di certo meno espansiva di quello che il Governo avrebbe voluto, con effetti restrittivi anche per quanto attiene le misure che riguarderanno il settore pensionistico;

  • la seconda viene dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) che, nel “Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario”, il n. 27 relativo all’anno 2026 pubblicato in questi giorni, certifica l’aumento nei prossimi anni dell’età pensionabile legata all’attesa di vita, questione sulla quale ci soffermiamo un po’ più da vicino.

Come noto, la legge di bilancio 2026 ha già sancito la crescita dell’età pensionabile nel prossimo biennio, con un mese in più a partire dal 1.1.2027 (uscita con pensione di vecchiaia: 67 anni e 1 mese; uscita con pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 11 mesi di contributi, 1 anno in meno per le donne) e 2 mesi in più a partire dal 1.1.2028 (uscita con pensione di vecchiaia: 67 anni e 3 mesi; uscita con pensione anticipata ordinaria: 43 anni e 1 mese di contributi, 1 anno in meno per le donne).

Ebbene, il “Rapporto” di RGS, che è basato sugli indicatori 2024, stima, per il successivo anno 2029, un ulteriore incremento dell’età pensionabile legata all’aspettativa di vita pari a 3 mesi: dunque, per la pensione di vecchiaia servirebbero 67 anni e 6 mesi mentre per quella anticipata ordinaria servirebbero 43 anni e 4 mesi per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne. Lo stesso “Rapporto” prevede poi un ulteriore inasprimento di 2 mesi per l’anno 2031 (nel 2030 i requisiti resterebbero gli stessi del 2029): per la pensione di vecchiaia, servirebbero 67 anni e 8 mesi, mentre per l’anticipata ordinaria 43 anni e 6 mesi per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne.

Trattasi allo stato, lo ripetiamo, di semplici proiezioni da parte di RGS, che si spinge però anche oltre, ipotizzando addirittura, sulla base degli indicatori 2025, un ulteriore mese di incremento dell’età pensionabile per il 2029 (dunque, 4 mesi e non più 3) e per il 2031 (dunque, 3 mesi e non più 2). Se solo ricordiamo i solenni e reiterati impegni dell’attuale maggioranza di governo di cancellare la legge Fornero attraverso un deciso aumento della flessibilità in uscita, sapere dal “Rapporto” di RGS che in cinque anni i requisiti per l’uscita dal mondo del lavoro potrebbero crescere di ben 9 mesi rispetto a oggi, appare davvero incredibile!

Seguiremo comunque da vicino gli sviluppi di questa partita, e ne daremo ovviamente conto ai colleghi.

Prima di chiudere, diamo un’altra notizia d’interesse dei pensionati: il conguaglio sulla perequazione 2026 dovrebbe registrare un saldo pari a zero.

Come noto, la “perequazione” delle pensioni è un meccanismo che determina annualmente la loro rivalutazione sulla base del tasso di inflazione rilevato da ISTAT per adeguarle al maggiore costo della vita e al fine di tutelare il loro potere di acquisto eroso dall’inflazione. Ebbene, con Decreto Interministeriale 19.11.2025, il MEF ha fissato, sulla base dell’inflazione 2025 e con decorrenza 1.1.2026, una rivalutazione provvisoria delle pensioni pari all’1,4%, già operata da gennaio u.s. per scaglioni d’importo e per fasce, che però non sortirà alcun conguaglio perché il dato definitivo certificato da ISTAT sull’inflazione 2026 (indice FOI al netto dei tabacchi) è risultato pari all’1,4%.

Ovviamente, per la formalizzazione del dato, attendiamo il nuovo Decreto Interministeriale che, come al solito, vedrà la luce verosimilmente a novembre p.v., e che recherà anche l’indice provvisorio di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2027, di cui comunque abbiamo già dato, con il nostro recente Notiziario n. 17 del 5.08.2026 al quale rinviamo, alcune anticipazioni in merito agli ipotizzati incrementi perequativi nel cedolino di gennaio p.v.

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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