Cari colleghi,

come già preannunciato, per giorno il 16 maggio p.v., alle ore 23,59 è prevista la chiusura della piattaforma per poter partecipare al ricorso alla CEDU.

Pertanto, tutti coloro che intendono iscriversi o che devono completare la registrazione sono invitati a farlo con congruo anticipo, in quanto nelle ultime ore la piattaforma potrebbe essere intasata dai troppi collegamenti e divenire inaccessibile.

Inoltre, per quanto riguarda le spedizioni del materiale cartaceo, ricordiamo che queste dovranno essere recapitate entro e non oltre il 25 maggio 2016, al seguente indirizzo:

Federazione FLP – Via Aniene 14 – 00198 – Roma RM

(sulla busta di spedizione scrivere la seguente dicitura:  “Ricorso CEDU”)

Le spedizioni dovranno avvenire unicamente con raccomandata R/R – tipo 1, che arriva in 24 ore.

Per i pacchi (contenenti più pratiche) è possibile utilizzare il corriere.

Nota: La data ultima per la presentazione del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è il 30 giugno 2016. Tuttavia abbiamo la necessità di concludere i lavori con congruo anticipo e di conseguenza non possiamo assicurare la lavorazione delle pratiche che saranno spedite dopo la data sopra indicata.

A chi vuole aderire al ricorso ribadiamo la serietà della nostra iniziativa accessibile a tutti i dipendenti pubblici e li invitiamo a prendere visione della piattaforma e della validità e credibilità dell’iniziativa. Tutto nella massima trasparenza e nell’interesse dei lavoratori.

www.ricorsocgs.it

Roma, 11 maggio 2016

 

La Segreteria Generale CGS

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ovvero quando richiedete e allegate pareri legali sul ricorso CEDU per denigrarci almeno leggeteli prima di diffonderli

Il ricorso della CGS alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) per l’ottenimento di un risarcimento per i mancati aumenti contrattuali continua a provocare una serie di obiezioni (meglio sarebbe dire denigrazioni) sindacali sulle quali abbiamo già risposto con tre comunicati. Con quest’ultimo vogliamo fare ulteriore chiarezza sulle ultime (???) tre obiezioni che ci vengono poste (ad una obiezione invero avevamo già risposto ma la ripetiamo), soprattutto, da uno dei tre sindacati confederali c.d. storici. Non prima però di aver smentito le affermazioni contenute in un volantino pubblicato nei giorni scorsi: contrariamente a quanto falsamente affermato dalla CGIL FP, la CGS non ha mai promesso indennizzi certi ricorrendo alla CEDU, in quanto una confederazione seria non promette cose che non siano nella propria disponibilità ed è ovvio che, trattandosi di un ricorso dinanzi un giudice, nessuno mai potrà garantire una vittoria sicura e infatti noi non lo abbiamo fatto; abbiamo semplicemente, corroborati dai pareri dei nostri legali, messo a disposizione dei lavoratori uno strumento pienamente in linea con l’attuale giurisprudenza europea, che  offre valide motivazioni per tentare la via di una richiesta di risarcimento per il blocco dei contratti di 7 anni (… come fu nel caso dell’impugnativa del blocco dei contratti dinanzi la Corte Costituzionale…), e abbiamo deciso di accollarci interamente i costi legali e organizzativi per tutti gli iscritti (salvo un contributo per spese vive pari al costo di una Raccomandata 1 internazionale). Promesse, raggiri, abusi della credulità e altre false accuse di questo genere le rispediamo al mittente, invitando a leggere quanto scriviamo prima di avventurarsi a scrivere volantini diffamatori. Veniamo alle domande:

Domanda: Le sentenze dei Tribunali Italiani che si sono pronunciati dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 178/2015 (tra i quali il Tribunale di Reggio Emilia) escludono la possibilità di ottenere un risarcimento da parte della CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

 Risposta: FALSO. Le sentenze finora emesse dai Tribunali Italiani (peraltro su ricorsi presentati nel 2013 prima della pronuncia della Corte Costituzionale) dimostrano che si è esaurita la possibilità di ottenere azioni risarcitorie dai Tribunali Italiani, stante la preclusione in Italia derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale e, pertanto, consentono la possibilità di adire la CEDU per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Domanda: L’articolo 35 della Convenzione CEDU prevede che siano ricevibili solo i ricorsi che siano stati proposti dopo aver esperito le vie di ricorso interne. È vero che ciò vuol dire che si può ricorrere solo in presenza di una sentenza della Cassazione, al termine di tre gradi di giudizio?

 Risposta: FALSO. La CEDU ha chiarito che “…la regola dell’esaurimento delle vie di ricorso interne deve applicarsi con una certa flessibilità e senza un eccessivo formalismo” (ricorso n. 46967/07, causa CGIL e Cofferati contro Italia). Ciò vuol dire che in presenza di una sentenza di primo grado emessa a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, che rende impossibile l’accesso ai successivi gradi di giudizio, il ricorso è pienamente ricevibile. È il caso per l’appunto dei dipendenti pubblici italiani e, oltre al precedente citato, tra le pronunce possiamo citare quelle relative ai ricorsi n. 11084/02 e 15306/02, H.G e G.B contro Austria.

Domanda: È vero che per qualsiasi pronuncia della CEDU è fatto salvo uno spazio valutativo degli Stati nel bilanciamento tra vincoli internazionali e i principi costituzionali del Paese proponente?

Risposta: FALSO. La CEDU esamina i ricorsi con riferimento alla violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (e non è vincolata dalle sentenze delle Corti Costituzionali degli stati membri), e pertanto, sia con riferimento ai diritti e alle libertà fondamentali violati sia con riferimento al contenuto del danno patrimoniale effettivamente sofferto dai ricorrenti e, quindi, al ristoro economico che la CEDU può accordare. (in tal senso vedi anche parere reso dai legali CGIL FP sic!!!).

Purtroppo siamo di nuovo a rispondere alle stesse domande perché ignorare (o far finta) i fatti è umano (anche se drammatico per un sindacato) mentre mistificarli oltre che diabolico espone a brutte figure. Tra l’altro è già la seconda brutta figura che fa la CGIL, giacché la prima è stata sostenere la tesi della non ricevibilità del ricorso se non dopo sentenza di Cassazione quando sapeva bene che vi era un precedente illustre che riguarda proprio quel sindacato e l’allora Segretario Generale Cofferati.

Forse non se lo vuole ricordare o non riesce a trovare la sentenza, nonostante abbiamo citato il numero già nel nostro precedente comunicato? Inoltre, ci domandiamo, è possibile che a sostegno delle proprie tesi diffonda un parere richiesto ad un avvocato, che tecnicamente, sconfessa quanto da loro stessi asserito?

Tralasciando gli aspetti tecnico legali che non ci compete commentare, e sorvolando sulla confusione da loro ingenerata anche nel legale sul fatto che la CGS sia una sigla sindacale degli infermieri (non si sono documentati neanche su questo), è estremamente interessante rilevare che la CGIL FP invii in giro e poggi la sua azione, anche politica, facendo sapere che, in fondo, “aver subito nel pubblico impiego per 7 anni un blocco contrattuale, potrebbe essere un fatto positivo, visto che il governo (con qualche fondamento) avrebbe potuto prevedere il ricorso a licenziamenti collettivi di quegli stessi dipendenti che adesso lamentano il blocco contrattuale“.

Altrettanto singolare è il finale che, escludendo qualunque possibilità di ristoro per danni patrimoniali e non patrimoniali, ribadisce che “gli incrementi retributivi dei (sudditi) dipendenti pubblici sono comunque connessi alle risorse che lo Stato (il Re) intende allocarvi“.

Solo la conclusione ci da un segnale di ottimismo quando afferma che la via del ricorso alla CEDU risulti solo “estremamente complicata“.

Considerato che, per il ricorso alla Corte Costituzionale presentato e vinto dalla FLP, gli stessi “soloni” avevano definito la via assolutamente impossibile, non possiamo che trarne un segnale positivo.

Infine un consiglio (alla CGIL) e una domanda (ai lavoratori): alla CGIL FP consigliamo, nel caso che continui ad avere ulteriori dubbi giuridici sul ricorso CEDU, di rivolgersi direttamente alle altre organizzazioni sindacali che si sono attivate per proporre ricorsi alla CEDU o altre iniziative in ambito europeo, tra le quali la UIL FPL, che sicuramente sarà ben disposta a fornire loro tutta la assistenza giuridica tramite il proprio Ufficio Legale, come già avvenuto in passato su altri ricorsi.

Ai lavoratori rivolgiamo una domanda, alla quale potranno rispondere e trarne le opportune conseguenze: poiché la CGIL FP (e altri) continuano a dire che la soluzione per il recupero degli arretrati sta solo nel rinnovo contrattuale, vi chiediamo: ritenete più probabile che una corte europea (per esempio la CEDU) decida di risarcire alcune decine di migliaia di lavoratori per i mancati rinnovi contrattuali oppure che il Governo Renzi stanzi, di sua spontanea volontà, oltre che i soldi che sono necessari per un rinnovo contrattuale decente, anche i circa 12-14 miliardi che servirebbero per pagare tutti gli arretrati per i mancati rinnovi a partire dal 2010? Ecco, datevi una risposta e poi decidete da soli chi davvero fa sindacato e chi invece vende fumo! … LIBERI DI SCEGLIERE. LIBERI DI ADERIRE

Roma,  10 maggio 2016

 

La Segreteria Generale CGS 

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La CSE ribadisce: è urgente rinnovare i contratti, senza perdere altro tempo!!!

    Nella tarda mattinata di oggi si è svolto presso Palazzo Vidoni il previsto incontro fra la Ministra Madia e le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative del pubblico impiego, con all’ordine del giorno “questioni connesse al lavoro pubblico”.

Anticipata via media e con uno strombazzamento di telecamere e di fotografi, quasi si trattasse di uno spettacolo, la riunione di oggi è stata caratterizzata da un preambolo della stessa Ministra che, incurante del fatto e della situazione (contratti bloccati da anni, livelli retributivi più bassi di Europa, riorganizzazioni delle PP.AA. senza alcun filo conduttore), prima ancora di emanare il fatidico atto di indirizzo propedeutico all’avvio del confronto in sede Aran, ha comunicato il proprio intendimento ad aprire un tavolo tecnico presso la predetta Agenzia entro la metà del mese di settembre, per meglio comprendere le richieste delle forze sociali in tema di rinnovo contrattuale e quale contributo le stesse intendono offrire all’emanando Testo Unico del Lavoro Pubblico, per altro ancora top secret.

Si tratta, infatti, di una sorta di nuovo decreto legislativo 165 2.0 che, dai rumors e dalle indiscrezioni filtrate negli ambienti bene informati, guarda caso, sembra contenere tutte ma proprio tutte quelle materie che una volta erano regolate dal contratto e che adesso verrebbero ricomprese in un testo di legge e quindi tolte alla potestà della contrattazione.

A nostro avviso, dopo la presentazione delle piattaforme contrattuali, non si vedeva proprio la necessità di questo ulteriore passaggio mentre invece, firmato l’accordo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione, era necessario che la Ministra emanasse velocemente, e come promesso, l’atto di indirizzo, assumendosi la responsabilità di individuare le priorità politiche e le ulteriori scelte in termini di disponibilità economiche, per aprire immediatamente il confronto nella sede naturale che è quella dell’Aran.

Questo “stop and go” proposto alle parti sociali nella riunione di oggi, a voler pensare male, può essere letto come un modo per prendere tempo in una fase politica molto delicata come quella del referendum istituzionale, cercando di non inimicarsi i più di tre milioni di pubblici dipendenti già sufficientemente “incavolati” per il perpetuarsi del blocco dei contratti, per le quantità economiche perse in tutti questi anni, per i circa 300 milioni di euro messi a disposizione per il 2016 (quasi cinque euro medi, lordi, procapite).

E, in ogni caso, la Ministra ha pensato bene di mettere i piedi nel piatto provando anche a dettare l’agenda dei prossimi appuntamenti: produttività, valutazione, reclutamento, mobilità, organizzazione del lavoro,  tutte materie che già con il dlgs 150 del 2009, la “Brunetta” per capirci, sono state tolte dalla contrattazione ed affidate dalla legge alla potestà della dirigenza.

Ovviamente noi di CSE, Confederazione che ha confermato la maggiore rappresentatività anche nel nuovo sistema a quattro comparti (più la PCM), non ci sottrarremo al confronto, ma desideriamo fin da subito chiarire la nostra ferma intenzione a rivendicare una stagione contrattuale che recuperi seriamente sul fronte del salario, che riprenda il filo della contrattazione su buona parte delle materie ora legificate, che dia ruolo e funzioni al personale pubblico attraverso nuove politiche di formazione e di carriera.

Siamo da sempre disponibili a discutere di un nuovo modello di pubblica amministrazione, nel quale sia possibile valutare l’operato del dipendente con regole chiare, con obiettivi precisi e con il monitoraggio dell’utenza. Siamo da sempre disponibili a ragionare di una nuova politica delle assunzioni e della previdenza nel Pubblico Impiego.

Adesso però, si devono  rinnovare i contratti!

                                                                            LA SEGRETERIA GENERALE

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Si avvicina il termine per la presentazione da parte del Governo della bozza di legge di stabilità e nel frattempo decorrono impietosi i giorni, i mesi, gli anni dall’ultima tornata contrattuale.

Grazie a noi di CSE/FLP, al nostro ricorso ed alla sentenza della Corte Costituzionale dell’anno scorso, è sempre bene ricordarlo, si è tornati a mettere nell’agenda politica la necessità del rinnovo contrattuale, ma purtroppo  i segnali da parte del Governo sono ancora contraddittori e nei fatti elusivi.

La situazione è francamente intollerabile.

Non è pensabile che un confronto tecnico in sede Aran possa sostituirsi alla normale dialettica contrattuale e all’apertura formale dei negoziati.

Non vi sono più scuse per prendere tempo perché l’accordo sui comparti è fatto, ed è decorso anche il tempo concesso per gli eventuali accorpamenti.

Chiediamo che nella Legge di stabilità 2017 vengano stanziate le somme necessarie per fare un vero contratto e respingiamo con forza le elemosine e i finti stanziamenti dei 300 milioni.

Se, ad esempio,  come riferimento dovessimo usare i numeri che il Governo ha indicato nel DEF 2016, per il triennio di riferimento contrattuale l’indice IPCA (parametro utilizzato per calcolare gli incrementi contrattuali) sfiora il 4%, e ove applicato, porterebbe a benefici economici medi procapite, a regime, che si attesterebbero mediamente sui 110 euro mensili, con una spesa complessiva pari all’incirca a 6 miliardi di euro.

Senza tenere conto del periodo 1 luglio 2015/31 dicembre 2015, immediatamente successivo alla pubblicazione della sentenza della Consulta che per noi non può essere certo cancellato e di cui bisognerà tenere conto in sede di rinnovo contrattuale.

Somme che, è del tutto evidente, non sono comunque adeguate a recuperare la perdita del potere d’acquisto degli stipendi dei dipendenti pubblici falcidiati da 7 anni di blocco e che potrebbero essere solo il punto di partenza del negoziato (ma temiamo che il Governo voglia cavarsela con molto meno…), non certo d’arrivo.

Ma è necessario anche modificare le leggi Brunetta in tutte quelle parti punitive per i lavoratori pubblici, lesive della contrattazione e del diritto alla carriera.

Per fare finalmente un buon contratto che rimetta al centro dei processi di riforma le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione, valorizzandone l’impegno e la professionalità, riconoscendone i meriti, garantendo percorsi di carriera oggi negati da una normativa inaccettabile e lesiva della dignità dei lavoratori pubblici.

Chiediamo quindi al Governo di invertire la rotta e, a differenza di quanto avvenuto in questi mesi, dare  un segnale di netta discontinuità rispetto al passato, permettendo quindi il dispiegarsi di una tornata contrattuale vera, che tenga insieme  difesa del salario, riconoscimento dei diritti, qualità del lavoro e innovazione organizzativa.

Ormai ci siamo. Al Ministero dell’Economia si lavora da giorni sulla legge di stabilità e tra poco inizierà l’iter parlamentare.

Non si può attendere oltre, al buio.

Il Governo metta le carte sul tavolo, noi siamo pronti a fare la nostra parte.

LA SEGRETERIA GENERALE

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RICORSO CEDU: È possibile partecipare fino alle 23,59 del 16 maggio 2016

13 Apr 2017 - Notiziari CGS

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Errare umanum est, perseverare autem diabolicum

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Notiziario CSE n. 05/16 – Incontro a palazzo VIDONI sul lavoro pubblico fra confederazioni sindacali e ministra Madia

13 Apr 2017 - Archivio vecchi Notiziari CSE

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Notiziario CSE n. 06/16 – La CSE a Governo e ARAN: per un vero rinnovo contrattuale bisogna cambiare le leggi Brunetta e garantire adeguati stanziamenti economici

13 Apr 2017 - Archivio vecchi Notiziari CSE

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