Il Governo continua a negare di fatto il rinnovo del contratto a  tre milioni di lavoratori pubblici

Il Governo, mentre è impegnato strenuamente nella battaglia referendaria sulla modifica della Costituzione, continua di fatto  però a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale scaturita dal ricorso fortemente voluta dalla FLP.

Con la legge di stabilità per il 2017, infatti, non stanzia le risorse necessarie per avviare un vero rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici.

Dai dati forniti in conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, presentati con varie slides dal Premier Renzi e dal Ministro dell’Economia Padoan,  lo stanziamento di 1.9 miliardi che comprende non solo il rinnovo dei contratti ma anche il costo delle preannunciate 10.000 assunzioni nella P.A.  si conferma assolutamente inadeguato  a garantire un rinnovo dei contratti degno di questo nome.

In ogni caso, pur se fosse destinato interamente ai rinnovi, è assolutamente insufficiente dal momento che se solo utilizziamo l’indice IPCA ( quello che deve a legislazione vigente Indicare il beneficio contrattuale spettante)  per il triennio la cifra da stanziare non è inferiore ai 7 miliardi di euro.

A questo punto, a distanza di 7 anni dall’ultimo rinnovo,  non resta che la strada della mobilitazione e della lotta.

Saremo in piazza, in questo autunno che si preannuncia molto caldo, per costringere il Governo ad invertire la rotta. Coinvolgeremo nella nostra iniziativa, che non sarà di facciata o calata dall’alto, ma che  partirà dai posti di lavoro e dalle realtà operative,  tutte le forze sane del Paese e della società civile che  hanno interesse veramente ad una pubblica amministrazione efficiente, e funzionale; e che non vogliono il suo smantellamento, che serve solo ai poteri forti e a chi vuole esternalizzarne i servizi  per meri interessi di bottega.

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

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Cosa cambia …

Si premette che nel 2017, come è avvenuto nel 2016, i requisiti per l’accesso alla pensione, per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria rimangono invariati. Per centrare l’uscita è necessario perfezionare almeno 66 anni e 7 mesi di età (65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le autonome) unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia) oppure, indipendentemente dall’età anagrafica, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne (pensione anticipata). 

Resta inteso che in tale ultimo caso i lavoratori non vedranno applicarsi fino al 31.12.2017 alcuna riduzione sull’assegno pensionistico, anche se non hanno compiuto i 62 anni di età al momento della liquidazione del primo rateo.

Pertanto, a prosecuzione della scheda tecnica sull’APE (acronimo di “anticipo pensionistico”), allegata al notiziario CSE n. 07/2016 del 03.10.2016 in cui si denunciava “l’invenzione da parte del Governo Renzi e della Triplice Confederale del nuovo animale: l’APE BANCARIA”, si vanno a commentare le novità e/o le  conferme, introdotte dalla legge di bilancio 2017.

 

Opzione donna 

Come per il 2016, per effetto di una modifica contenuta nella legge di stabilità 2017 (art. 1 comma 25-226) viene prorogata l’uscita anche delle lavoratrici  che hanno raggiunto  57 anni e 3 mesi di età unitamente a 35 anni di contributi a tutto il 31.12.2015, ma la liquidazione della pensione avviene con il sistema di ricalcolo contributivo (con una decurtazione di circa il 25%-35% rispetto il retributivo), anche se la decorrenza della pensione sarà successiva al 31 dicembre 2015.

Da sottolineare che la richiesta può essere presentata anche il mese precedente la decorrenza della pensione e non solo al momento del raggiungimento dei requisiti (messaggio INPS n.9231 del 28.11.2014) e che le restrizioni previste dall’INPS, con circolari 35 e 37 del 14.3.2012 termine ultimo – 31.12.2015 – entro il quale doveva maturarsi  la decorrenza della prestazione, sono venute meno. Il tutto confermato con circolare INPS n.45/2016.  

 

APE

Non è un anticipo del pensionamento (cioè un pre-pensionamento con riduzione dei requisiti) bensì un “anticipo” finanziario della stessa natura dei prestiti al consumo, nel caso dell’APE volontaria, prestito che il pensionato dovrà restituire con tanto d’interesse (rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni) e con polizza assicurativa per la pre-morienza, detraibili fiscalmente.

L’APE che non può avere una durata inferiore a 6 mesi, sarà erogata con decurtazioni che vanno fino al 20/25% della pensione per l’APE volontaria, sarà operativa dal 1.5.2017 fino al 31.12.2018. Si può smettere di lavorare a 63 anni di età, con un requisito minimo contributivo di 20 anni, e una pensione pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo (€700 mensili),  se nei successivi 3 anni e 7 mesi si matura il diritto alla pensione di vecchiaia. Nella prima decade di marzo 2017 è atteso apposito decreto operativo.

 

APE social

A carico dello Stato, è un sussidio assistenziale di accompagnamento fino alla pensione di vecchiaia (una sorta di reddito-ponte), non superiore a 1500 euro lordi sempre per lo stesso periodo dal 1.5.2017 al 31.12.2018. Consente di mettersi a riposo prima del tempo con almeno 30 anni di contributi, dai 63 anni di età con l’indennità a carico dello Stato che interviene per sole quattro categorie di lavoratori: 

  1. Disoccupati che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (NASPI o mobilità) da almeno tre mesi; 
  2. Invalidi con riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni superiore o uguale al 74%;  
  3. Caregivers lavoratori che assistono da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado, convivente con handicap grave ex art. 3 comma 3 legge 104/92 
  4. Lavori Gravosii lavoratori dipendenti che svolgono, al momento della richiesta dell’APE, da almeno 6 anni di continuativa attività lavorativa con 36 (non 30 come gli altri) anni di contribuzione una delle 11 professioni che si elencano: 
    1. operai industri estrattiva edilizia e manutenzione edifici
    2. conduttori di gru, macchinari mobili per perforazione nelle costruzioni
    3. conciatori di pelli e pellicce
    4. conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
    5. conduttori di mezzi pesanti e camion
    6. professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni
    7. addetti all’assistenza personale di persone non –autosufficenti
    8. professori di scuola pre-primaria
    9. facchini, addetti spostamento merci e assimilati
    10. personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
    11. operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti

Da precisare che i termini di pagamento del TFR o TFS per i dipendenti pubblici inizierà a decorrere, non dalla data di accesso all’APE agevolata, ma dalla data prevista dalla legge Fornero. Comunque seguirà apposito DPR operativo. 

 

Lavoratori precoci

Dopo diversi anni la legge di bilancio reintroduce la disciplina per i lavoratori precoci cioè coloro che hanno almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del 19° anno di età che possono andare via dal 1 maggio 2017 con un requisito di anzianità contributiva di 41 anni e fanno parte, oltre che delle categorie summenzionate (disoccupati, invalidi, caregivers, lavori gravosi) anche di quella dei  lavoratori usurati ai sensi del D.lgs. 67/11.

 

Uscite agevolate 

L’ordinamento continua a riconoscere uscite agevolate per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, per i lavoratori dello spettacolo e gli sportivi professionisti, per gli autoferrotranvieri, i marittimi e per gli iscritti al fondo volo.

 

Mansioni usuranti

Anche gli addetti alle mansioni usuranti ai sensi della D.lgs 67/11 possono uscire con un anno di anticipo. A decorrere dal 1.1.2017 i lavoratori in questione potranno andare via subito dopo aver raggiunto il quorum 97,60 con un minimo di 61 anni e 7 mesi e 36 di contributi oppure di con 62 anni e 7 mesi e 35 di contributi. 

 

8°Salvaguardia

L’altra novità è l’ottava salvaguardia per altri 30700 lavoratori che a tutto il  2011 avevano siglato accordi per la cessazione dal servizio o avevano comunque concluso il rapporto di lavoro.

In questa salvaguardia vengono inclusi:

-11000 posti per lavoratori in mobilità cessati entro il 2014 che maturano la decorrenza entro 36 mesi dalla fine dell’ammortizzatore sociale;

-9200 contributori volontari autorizzati prima del 4.12.2011, con almeno un contributo volontario al 6.12.2011, che maturano la decorrenza non oltre il 6.1.2019;

-1200 contributori volontari con almeno un contributo volontario tra il 2007 e il 2013 e senza un posto a tempo indeterminato al 30.11.2013 che maturano decorrenza non oltre il 6.1.2018;

-7800 esodati entro il 2012 o licenziati tra il 2007 e il 2011 che raggiungono la pensione entro il 6.1.2019;

-700 lavoratori in congedo nel 2011 per assistere figli con grave disabilità;

-800 lavoratori a tempo determinato che hanno concluso il contratto tra il 2007 e il 2011 e non hanno trovato impiego a tempo indeterminato.

 

Estensione  No -Tax Area

Il Governo allarga la No -TAX Area per i pensionati under 75, ma i nuovi limiti e scaglioni sono risibili rispetto all’aumento delle imposte di questi tempi. 

 

14-esima  

La quattordicesima ai pensionati sarà pagata , anche a chi incassa tra 1,5 e 2 volte il minimo pensionistico e crescerà del 30% per chi la incassa già. 

 

Cumulo gratuito, ma ricongiunzione onerosa

Il cumulo, ai sensi della legge 228/2012 è un meccanismo, in aggiunta alla ricongiunzione e alla totalizzazione, per valorizzare la contribuzione mista, cioè quella accreditata in più casse della previdenza obbligatoria, frutto di carriere lavorative discontinue (ad esempio INPS-OBG con Cassa Lavoratori autonomi, Gestione separata INPS, ex INPDAP, Fondo Volo, Elettrici, Casse Professionali Forensi, Dottori Commercialisti, ecc). I  lavoratori possono cumulare i periodi assicurativi accreditati, senza oneri a  carico, e contestualmente fare la revoca della ricongiunzione o totalizzazione eventualmente esercitata , se non ancora liquidata, chiedendone  il rimborso entro il 31.12.2017.

Con il cumulo, dal 1.1.2017 sarà possibile conseguire sia la pensione di vecchiaia che quella anticipata, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento cioè, a differenza della totalizzazione (sistema contributivo), la pensione verrà liquidata con il sistema retributivo, ove applicabile, fermo restando il sistema contributivo dal 1.1.2012.

Gli istituti della ricongiunzione e della totalizzazione non saranno abrogati, ma continueranno ad esistere ed essere disponibili per i lavoratori, se più convenienti.

Torneremo su questo argomento avendo a disposizione le circolari operative dell’INPS.

Il Dipartimento Politiche Previdenziali e Assistenziali

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Dopo l’audizione del 22 marzo 2017 stamani presso la Commissione Bicamerale per la semplificazione amministrativa, la CSE è stata audita dalla Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati sull’Atto di Governo n. 393, il Decreto delegato di riordino del testo unico del lavoro pubblico.

In sede di audizione il Vice Presidente Rizzetto ha preannunciato una seconda audizione, prevista per la mattinata di lunedì 10 aprile, sui contenuti dell’Atto Governo n. 391 di modifica del D. Lgs 150/2009 (valutazione e performance).

Nel corso dell’audizione abbiamo voluto evidenziare che l’esercizio della delega rappresenta l’ennesima occasione perduta e che in buona parte le nuove disposizioni sono una scelta minimalista che non supera, se non in modo assolutamente parziale e contradditorio, tutte le norme restrittive e  punitive volute dal Ministro Brunetta nel 2009 e che hanno contraddistinto questo decennio di forte arretramento nei diritti e nel reddito del pubblici dipendenti.

Il Governo non stanzia le risorse per rinnovare i contratti, dopo otto anni di blocco e la sentenza della Corte Costituzionale, e allo stesso tempo non permette il pieno dispiegarsi di una vera contrattazione, mantenendo vincoli e steccati, introducendo incredibilmente nuovi inasprimenti del sistema sanzionatorio, limitando la contrattazione a monte sui fondi di amministrazione e reintroducendo tetti alle risorse della produttività.

Intervenendo in modo poco incisivo sulla riduzione dei fenomeni di precariato, che rappresenta una vera e propria vergogna nazionale, con lo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno sopperiscono a carenze di organico strutturali; in un quadro istituzionale incerto, in cui non sono definiti gli ambiti di ripartizione delle competenze territoriali e neanche quelle trasversali tra singole amministrazioni.

Tra l’altro i testi sono ancora privi della necessaria Intesa con la Conferenza Stato Regioni e quindi ancora suscettibili di modifiche, mentre  non è pervenuto ancora il parere del Consiglio di Stato, a dimostrazione di come sia stato complesso e tormentato l’esercizio della delega risalente ormai a 20 mesi fa.

In allegato al notiziario trovate il documento, predisposto d’intesa con la Confederazione CGS, che riassume i punti principali della nostra Audizione mentre al link http://webtv.camera.it/archivio?id=10909&position=0 trovate la registrazione integrale dell’Audizione, con l’intervento CSE all’incirca al minuto 1H 20m del filmato.

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Anche quest’anno arriva la ricorrenza della Festa delle donne, e sempre più spesso si sente dire dalle stesse che non credono più al valore di questa giornata. Questo probabilmente non perché siano certe che la parità sia stata raggiunta, quanto piuttosto perché si sono convinte della inutilità della battaglia.

Sta di fatto che i dati forniti dai recenti studi elaborati dal CENSIS e dall’OCSE confermano che il nostro paese resta fanalino di coda in Europa nel superare le differenze di genere. Questi sono alcuni degli elementi valutati: in cifre, le italiane lavorano sempre di più, sono pagate meno, e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle; la giornata media vede le donne avere: un’ora in meno di tempo libero rispetto agli uomini, quasi 4 ore in più di lavoro familiare, circa 2 ore in meno di occupazione retribuita. E anche se non lavorano, le donne impiegano per gli spostamenti soltanto 17 minuti in meno degli uomini, in auto o su mezzi pubblici, presumibilmente per accompagnare bambini e genitori anziani. Per contro è caduto lo stereotipo che “le donne passano davanti allo specchio più tempo degli uomini”: in una giornata, uomini e donne tra i 25 e i 64 anni dedicano alla cura personale il 46% del loro tempo (la differenza è dello 0,2%, e nelle 11 ore circa è compreso il riposo notturno).

Inoltre il rapporto del CENSIS conferma la differenza tra le retribuzioni: nel privato i salari sono inferiori del 19,6%, e nel pubblico del 3,7% in meno dei colleghi. Proprio per la necessità di conciliare le cure familiari con il lavoro, le donne accettano il part-time più spesso degli uomini, e siamo il 3° paese in Europa, dopo Grecia e Cipro, per donne in part-time involontario (60,3%). Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 12,6%, contro una media europea del 8,8%, e la percezione delle scarse possibilità di avanzamento nella professione delle donne lavoratrici è segnalata dal 53% delle donne intervistate (e le più sfiduciate in Europa sono le italiane). L’OCSE conferma che: gli uomini italiani siano ancora poco collaborativi nei lavori domestici, e che dedicano ad aiutare la partner soltanto 100 minuti in media al giorno. E siamo avanti solo a Turchia, Portogallo e Messico, paesi che certo non brillano per emancipazione femminile. Ovvio che la crisi, e il limitato welfare italiano riversino sulle spalle delle donne il loro carico. Infatti nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni con il 48%; davanti alla sola Grecia, mentre la migliore è sempre la Svezia, con il 74,9%.

Perciò siamo ben lontane dall’aver raggiunto parità e pari opportunità, c’è molto da fare, e nessun altro ha interesse a sostenerci, dunque è necessario riprendersi la consapevolezza della sopravvivenza del gap di genere tuttora esistente. Eppure dal 1991 il numero di donne laureate rispetto agli uomini è sempre stato maggiore, con il picco del 2011 (58,9%). Eppure l’eccellenza, la capacità delle donne nell’impegnarsi su più fronti, la loro visione dei tempi della vita, dovrebbero essere considerate una risorsa strategica rilevante, un fondamentale supporto allo sviluppo delle attività produttive; ciò tanto più se si tiene  conto che le attività di cura saranno sempre più necessarie, nella prospettiva di un mondo sempre più anziano.

Sul tema, val la pena di menzionare un film recente, “Hidden figures” (Figure nascoste), che in Italia diventa “Il diritto di contare”: una storia vera che racconta di donne nere, della loro intelligenza, del loro apporto in un mondo maschile come la NASA ai tempi dei primi voli spaziali, il cui contributo è stato essenziale nella corsa americana alla conquista dello spazio. Le protagoniste sono Katherine Johnson, fisica e matematica, Dorothy Vaughan, matematica e manager, Mary Jackson, matematica e ingegnere. Vi si racconta di John Glenn, primo americano a entrare in orbita attorno alla terra per 3 volte, che non fidandosi del nuovissimo calcolatore IBM, chiese che la traiettoria fosse calcolata da quella “ragazza intelligente”, Dorothy.

E perciò riprendiamoci la festa, dobbiamo crederci.

Buon 8 marzo a tutte le donne !!!

                                                                IL DIPARTIMENTO FLP

                                                                MOBBING, STALKING E PARI OPPORTUNITA’

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