In realtà, un contratto nel pubblico impiego è anche uno strumento di politica economica. Incide sulla produttività delle amministrazioni, sulla qualità dei servizi e sulla competitività del sistema Paese.
La trattativa per il triennio 2025-2027 si muove dentro questo perimetro. L’obiettivo di una chiusura in tempi certi è condivisibile, ma non può tradursi in un accordo che lasci irrisolti i nodi strutturali.
Il tema centrale resta il rafforzamento delle relazioni sindacali come leva di governo dei processi organizzativi.
Oggi si decide sempre più spesso fuori dal perimetro contrattuale: sistemi di valutazione, organizzazione del lavoro, formazione, sviluppo professionale, introduzione dell’intelligenza artificiale.
Le criticità non si fermano qui. L’ordinamento professionale resta uno dei punti deboli dell’impianto contrattuale. L’area delle Elevate Professionalità, pur prevista, non è ancora realmente esigibile. Allo stesso tempo, l’area dei funzionari, resta disciplinata da una declaratoria unica, che non riflette la complessità delle responsabilità, delle competenze e delle professionalità oggi presenti nelle amministrazioni. Il risultato è un appiattimento che scoraggia la professionalizzazione e indebolisce la capacità delle amministrazioni di attrarre e trattenere competenze.
Il precedente contratto ha prodotto risultati concreti: dal riconoscimento del buono pasto in modalità di lavoro agile alla sperimentazione della settimana lavorativa su quattro giorni. Sono avanzamenti che dimostrano come la contrattazione collettiva, quando è concepita come strumento di politica del lavoro e non come adempimento formale, possa generare valore per i lavoratori e per le amministrazioni.
É da quella base che bisogna ripartire. L’obiettivo della FLP rimane quello di arrivare a una sottoscrizione rapida, ma su un testo che risponda alle esigenze reali del personale.
Senza un investimento serio sulla qualità del lavoro pubblico, ogni discorso sulla modernizzazione della pubblica amministrazione rischia di restare retorica. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, semplificazione sono parole importanti, ma restano vuote se non si accompagnano a competenze, sistemi di valutazione credibili, percorsi di carriera reali e una contrattazione in grado di governare il cambiamento.
Un contratto si firma ogni tre anni. I suoi effetti, invece, si misurano ogni giorno: nel lavoro delle persone, nella qualità dei servizi pubblici, nella credibilità delle istituzioni.
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