Ipotesi sugli incrementi pensionistici a decorrere dal 1° gennaio 2027

ISTAT ha comunicato che nel mese di giugno 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (al lordo dei tabacchi) ha registrato zero variazione su base mensile e invece un incremento del 3,0% su base annua (dal +3,2% del precedente mese di maggio).

Rispetto alla previsione del 2,8 % di inflazione su base annua contenuta nel DFP (Documento di Finanza Pubblica), siamo dunque già a due decimali in più, e nel caso la corsa dei prezzi dovesse proseguire ulteriormente nei prossimi mesi, potremmo trovarci di fronte a un dato di inflazione acquisita 2026 anche superiore al 3%, che avrebbe effetti più pesanti sulla c.d. “perequazione”, con aumenti più consistenti.

Come noto, la “perequazione” delle pensioni è un meccanismo che determina annualmente la loro rivalutazione sulla base del tasso di inflazione rilevato da ISTAT per adeguare i trattamenti al maggiore costo della vita e al fine di tutelare il loro potere di acquisto eroso dall’inflazione, e viene operata in via provvisoria salvo successivo conguaglio in rapporto all’indice definitivo rilevato da ISTAT. Indice, che verrà certificato dal MEF di concerto con Ministero del Lavoro, con decreto IM pubblicato prima della fine dell’anno in G.U.

In base a detto decreto, gli assegni pensionistici godranno di una rivalutazione provvisoria con effetto dal 1° gennaio 2027, salvo successivo conguaglio a fine dello stesso anno.

La rivalutazione non verrà però operata uniformemente, ma, in base alle norme vigenti, varierà in ragione delle diverse fasce in cui ricade l’assegno pensionistico. Più precisamente:

  • una rivalutazione piena, pari al 100% dell’incremento fissato dal decreto, per le pensioni fino a 4 volte il TM (trattamento minimo mensile, pari oggi a 611,85€ lordi), e dunque fino a € 2.447,40 lordi;

  • una rivalutazione pari al 90% dell’incremento fissato dal decreto, per le fasce di reddito pensionistico lordo comprese tra 4 e 5 volte il TM, e dunque da sopra 2.447,40 e fino a 3.059,25 € lordi mensili;

  • una rivalutazione pari al 75% dell’incremento fissato dal decreto, per le fasce di reddito pensionistico lordo superiori a 5 volte il TM.

Precisazione importante, le percentuali di rivalutazione non vengono applicate sull’intero ammontare della pensione lorda, ma per scaglioni, con un meccanismo progressivo simile a quello del prelievo fiscale.

E’ utile ricordare a tal proposito che la Corte Costituzionale con sentenza n. 52/2026 ha dichiarato “non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Trento, riguardanti la modalità di calcolo a blocchi prevista dalle rispettive leggi di bilancio, per la rivalutazione delle pensioni 2023 e 2024”, confermando così la legittimità del meccanismo di rivalutazione previsto dalle leggi di bilancio 2023 e 2024.

Se volessimo allora quantificare gli aumenti da perequazione delle pensioni a far data dal 1° gennaio 2027:

  • in caso di inflazione acquisita 2026 pari al 2,8 % per come previsto dal DFP, una pensione lorda di 1000 € salirebbe quindi a 1.028 €; quella da 1.500 € a 1.542 €; quella da 2000 € a 2.056 €; quella da 2500 € a 2568,70; quella di 3.000 € registrerebbe un incremento di 81,90 €; per quella di 3.500 € l’aumento sarebbe pari a 90,30 €; infine per una pensione attuale di 4.000 €, l’aumento sarebbe pari a 102,90 €.

  • in caso di inflazione acquisita 2026 pari al 3,0 % e dunque allineato con l’ultimo dato rilevato da ISTAT a giugno u.s., gli incrementi sarebbero ovviamente più elevati: una pensione lorda di 1000 € salirebbe quindi a 1.030 €; quella da 1.500 € a 1.545 €; quella da 2000 € a 2.060 €; quella da 2500 € a 2573; quella di 3.000 € a 3.088; infine, una pensione attuale di 4.000 registrerebbe un incremento pari a circa 110 €.

È utile comunque ricordare anche che nel cedolino di gennaio 2027 i pensionati dovrebbero anche trovare il conguaglio relativo alla perequazione dell’anno 2026, a suo tempo fissata all’1,4 % dal Decreto Interministeriale 19.11.2025, e con relativi arretrati.

La perequazione interesserà naturalmente anche le prestazioni assistenziali. In caso di inflazione acquisita 2026 pari al 2,8 % per come previsto dal DFP:

  • il trattamento minimo ordinario (TM) passerebbe dai 611,85 € di oggi a circa 628,98 euro, con 17,13 € di aumento (resta però da definire il destino della “maggiorazione straordinaria” che ha fatto crescere il TM nell’anno in corso a € 619,80, scelta che necessita però di una conferma nella prossima legge di bilancio);

  • l’assegno sociale passerebbe da 546,24 € a circa 561,54 €;

  • l’invalidità civile ordinaria crescerebbe da 340,71 € € a 350,24 €.

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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