La Confederazione Generale Sindacale ha depositato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDU) le decine di migliaia di ricorsi con cui i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego chiedono un indennizzo per i mancati arretrati maturati durante i 6 anni di blocco contrattuale.
Nel frattempo è stata inviata alla Funzione Pubblica ed all’Aran la piattaforma rivendicativa di CGS per il rinnovo dei contratti in cui vengono indicati gli obiettivi e le priorità per tutti i nuovi comparti di contrattazione.
La ventilata disponibilità della ministra Madia di aprire nei prossimi giorni il confronto sul rinnovo dei contratti, quando dall’Aran non è ancora arrivata la convocazione per la firma definitiva dell’accordo sui nuovi comparti a due mesi dalla pre-intesa, e le sue fantasiose dichiarazioni sul rinnovo del contratto soltanto per pochi, appaiono più di facciata che di sostanza e mirano a giustificarsi proprio nei confronti della CEDU.
Il ricorso ai giudici di Strasburgo non è solo un atto dovuto per vedersi riconoscere un congruo indennizzo monetario per gli anni di blocco economico dei contratti, ma è anche un’iniziativa che porta il Governo Italiano sul banco degli accusati per non aver rispettato la sentenza della Consulta, non avendo ancora aperto la stagione dei rinnovi e bypassando tra l’altro lo stesso termine (1 luglio 2015) che la Corte Costituzionale aveva fissato come decorrenza per il rinnovo.
La CGS è pronta a intraprendere tutte le iniziative necessarie per superare l’iniqua discriminazione nei confronti del lavoro pubblico.
Roma, 5 luglio 2016
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Il Governo continua a negare di fatto il rinnovo del contratto a tre milioni di lavoratori pubblici
Il Governo, mentre è impegnato strenuamente nella battaglia referendaria sulla modifica della Costituzione, continua di fatto però a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale scaturita dal ricorso fortemente voluta dalla FLP.
Con la legge di stabilità per il 2017, infatti, non stanzia le risorse necessarie per avviare un vero rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici.
Dai dati forniti in conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri di oggi, presentati con varie slides dal Premier Renzi e dal Ministro dell’Economia Padoan, lo stanziamento di 1.9 miliardi che comprende non solo il rinnovo dei contratti ma anche il costo delle preannunciate 10.000 assunzioni nella P.A. si conferma assolutamente inadeguato a garantire un rinnovo dei contratti degno di questo nome.
In ogni caso, pur se fosse destinato interamente ai rinnovi, è assolutamente insufficiente dal momento che se solo utilizziamo l’indice IPCA ( quello che deve a legislazione vigente Indicare il beneficio contrattuale spettante) per il triennio la cifra da stanziare non è inferiore ai 7 miliardi di euro.
A questo punto, a distanza di 7 anni dall’ultimo rinnovo, non resta che la strada della mobilitazione e della lotta.
Saremo in piazza, in questo autunno che si preannuncia molto caldo, per costringere il Governo ad invertire la rotta. Coinvolgeremo nella nostra iniziativa, che non sarà di facciata o calata dall’alto, ma che partirà dai posti di lavoro e dalle realtà operative, tutte le forze sane del Paese e della società civile che hanno interesse veramente ad una pubblica amministrazione efficiente, e funzionale; e che non vogliono il suo smantellamento, che serve solo ai poteri forti e a chi vuole esternalizzarne i servizi per meri interessi di bottega.
LA SEGRETERIA GENERALE CSE
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Cosa cambia …
Si premette che nel 2017, come è avvenuto nel 2016, i requisiti per l’accesso alla pensione, per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria rimangono invariati. Per centrare l’uscita è necessario perfezionare almeno 66 anni e 7 mesi di età (65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese per le autonome) unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia) oppure, indipendentemente dall’età anagrafica, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne (pensione anticipata).
Resta inteso che in tale ultimo caso i lavoratori non vedranno applicarsi fino al 31.12.2017 alcuna riduzione sull’assegno pensionistico, anche se non hanno compiuto i 62 anni di età al momento della liquidazione del primo rateo.
Pertanto, a prosecuzione della scheda tecnica sull’APE (acronimo di “anticipo pensionistico”), allegata al notiziario CSE n. 07/2016 del 03.10.2016 in cui si denunciava “l’invenzione da parte del Governo Renzi e della Triplice Confederale del nuovo animale: l’APE BANCARIA”, si vanno a commentare le novità e/o le conferme, introdotte dalla legge di bilancio 2017.
Opzione donna
Come per il 2016, per effetto di una modifica contenuta nella legge di stabilità 2017 (art. 1 comma 25-226) viene prorogata l’uscita anche delle lavoratrici che hanno raggiunto 57 anni e 3 mesi di età unitamente a 35 anni di contributi a tutto il 31.12.2015, ma la liquidazione della pensione avviene con il sistema di ricalcolo contributivo (con una decurtazione di circa il 25%-35% rispetto il retributivo), anche se la decorrenza della pensione sarà successiva al 31 dicembre 2015.
Da sottolineare che la richiesta può essere presentata anche il mese precedente la decorrenza della pensione e non solo al momento del raggiungimento dei requisiti (messaggio INPS n.9231 del 28.11.2014) e che le restrizioni previste dall’INPS, con circolari 35 e 37 del 14.3.2012 termine ultimo – 31.12.2015 – entro il quale doveva maturarsi la decorrenza della prestazione, sono venute meno. Il tutto confermato con circolare INPS n.45/2016.
APE
Non è un anticipo del pensionamento (cioè un pre-pensionamento con riduzione dei requisiti) bensì un “anticipo” finanziario della stessa natura dei prestiti al consumo, nel caso dell’APE volontaria, prestito che il pensionato dovrà restituire con tanto d’interesse (rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni) e con polizza assicurativa per la pre-morienza, detraibili fiscalmente.
L’APE che non può avere una durata inferiore a 6 mesi, sarà erogata con decurtazioni che vanno fino al 20/25% della pensione per l’APE volontaria, sarà operativa dal 1.5.2017 fino al 31.12.2018. Si può smettere di lavorare a 63 anni di età, con un requisito minimo contributivo di 20 anni, e una pensione pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo (€700 mensili), se nei successivi 3 anni e 7 mesi si matura il diritto alla pensione di vecchiaia. Nella prima decade di marzo 2017 è atteso apposito decreto operativo.
APE social
A carico dello Stato, è un sussidio assistenziale di accompagnamento fino alla pensione di vecchiaia (una sorta di reddito-ponte), non superiore a 1500 euro lordi sempre per lo stesso periodo dal 1.5.2017 al 31.12.2018. Consente di mettersi a riposo prima del tempo con almeno 30 anni di contributi, dai 63 anni di età con l’indennità a carico dello Stato che interviene per sole quattro categorie di lavoratori:
- Disoccupati– che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (NASPI o mobilità) da almeno tre mesi;
- Invalidi– con riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni superiore o uguale al 74%;
- Caregivers– lavoratori che assistono da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado, convivente con handicap grave ex art. 3 comma 3 legge 104/92
- Lavori Gravosi– i lavoratori dipendenti che svolgono, al momento della richiesta dell’APE, da almeno 6 anni di continuativa attività lavorativa con 36 (non 30 come gli altri) anni di contribuzione una delle 11 professioni che si elencano:
- operai industri estrattiva edilizia e manutenzione edifici
- conduttori di gru, macchinari mobili per perforazione nelle costruzioni
- conciatori di pelli e pellicce
- conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
- conduttori di mezzi pesanti e camion
- professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni
- addetti all’assistenza personale di persone non –autosufficenti
- professori di scuola pre-primaria
- facchini, addetti spostamento merci e assimilati
- personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
- operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti
Da precisare che i termini di pagamento del TFR o TFS per i dipendenti pubblici inizierà a decorrere, non dalla data di accesso all’APE agevolata, ma dalla data prevista dalla legge Fornero. Comunque seguirà apposito DPR operativo.
Lavoratori precoci
Dopo diversi anni la legge di bilancio reintroduce la disciplina per i lavoratori precoci cioè coloro che hanno almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del 19° anno di età che possono andare via dal 1 maggio 2017 con un requisito di anzianità contributiva di 41 anni e fanno parte, oltre che delle categorie summenzionate (disoccupati, invalidi, caregivers, lavori gravosi) anche di quella dei lavoratori usurati ai sensi del D.lgs. 67/11.
Uscite agevolate
L’ordinamento continua a riconoscere uscite agevolate per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, per i lavoratori dello spettacolo e gli sportivi professionisti, per gli autoferrotranvieri, i marittimi e per gli iscritti al fondo volo.
Mansioni usuranti
Anche gli addetti alle mansioni usuranti ai sensi della D.lgs 67/11 possono uscire con un anno di anticipo. A decorrere dal 1.1.2017 i lavoratori in questione potranno andare via subito dopo aver raggiunto il quorum 97,60 con un minimo di 61 anni e 7 mesi e 36 di contributi oppure di con 62 anni e 7 mesi e 35 di contributi.
8°Salvaguardia
L’altra novità è l’ottava salvaguardia per altri 30700 lavoratori che a tutto il 2011 avevano siglato accordi per la cessazione dal servizio o avevano comunque concluso il rapporto di lavoro.
In questa salvaguardia vengono inclusi:
-11000 posti per lavoratori in mobilità cessati entro il 2014 che maturano la decorrenza entro 36 mesi dalla fine dell’ammortizzatore sociale;
-9200 contributori volontari autorizzati prima del 4.12.2011, con almeno un contributo volontario al 6.12.2011, che maturano la decorrenza non oltre il 6.1.2019;
-1200 contributori volontari con almeno un contributo volontario tra il 2007 e il 2013 e senza un posto a tempo indeterminato al 30.11.2013 che maturano decorrenza non oltre il 6.1.2018;
-7800 esodati entro il 2012 o licenziati tra il 2007 e il 2011 che raggiungono la pensione entro il 6.1.2019;
-700 lavoratori in congedo nel 2011 per assistere figli con grave disabilità;
-800 lavoratori a tempo determinato che hanno concluso il contratto tra il 2007 e il 2011 e non hanno trovato impiego a tempo indeterminato.
Estensione No -Tax Area
Il Governo allarga la No -TAX Area per i pensionati under 75, ma i nuovi limiti e scaglioni sono risibili rispetto all’aumento delle imposte di questi tempi.
14-esima
La quattordicesima ai pensionati sarà pagata , anche a chi incassa tra 1,5 e 2 volte il minimo pensionistico e crescerà del 30% per chi la incassa già.
Cumulo gratuito, ma ricongiunzione onerosa
Il cumulo, ai sensi della legge 228/2012 è un meccanismo, in aggiunta alla ricongiunzione e alla totalizzazione, per valorizzare la contribuzione mista, cioè quella accreditata in più casse della previdenza obbligatoria, frutto di carriere lavorative discontinue (ad esempio INPS-OBG con Cassa Lavoratori autonomi, Gestione separata INPS, ex INPDAP, Fondo Volo, Elettrici, Casse Professionali Forensi, Dottori Commercialisti, ecc). I lavoratori possono cumulare i periodi assicurativi accreditati, senza oneri a carico, e contestualmente fare la revoca della ricongiunzione o totalizzazione eventualmente esercitata , se non ancora liquidata, chiedendone il rimborso entro il 31.12.2017.
Con il cumulo, dal 1.1.2017 sarà possibile conseguire sia la pensione di vecchiaia che quella anticipata, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento cioè, a differenza della totalizzazione (sistema contributivo), la pensione verrà liquidata con il sistema retributivo, ove applicabile, fermo restando il sistema contributivo dal 1.1.2012.
Gli istituti della ricongiunzione e della totalizzazione non saranno abrogati, ma continueranno ad esistere ed essere disponibili per i lavoratori, se più convenienti.
Torneremo su questo argomento avendo a disposizione le circolari operative dell’INPS.
Il Dipartimento Politiche Previdenziali e Assistenziali
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Dopo l’audizione del 22 marzo 2017 stamani presso la Commissione Bicamerale per la semplificazione amministrativa, la CSE è stata audita dalla Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati sull’Atto di Governo n. 393, il Decreto delegato di riordino del testo unico del lavoro pubblico.
In sede di audizione il Vice Presidente Rizzetto ha preannunciato una seconda audizione, prevista per la mattinata di lunedì 10 aprile, sui contenuti dell’Atto Governo n. 391 di modifica del D. Lgs 150/2009 (valutazione e performance).
Nel corso dell’audizione abbiamo voluto evidenziare che l’esercizio della delega rappresenta l’ennesima occasione perduta e che in buona parte le nuove disposizioni sono una scelta minimalista che non supera, se non in modo assolutamente parziale e contradditorio, tutte le norme restrittive e punitive volute dal Ministro Brunetta nel 2009 e che hanno contraddistinto questo decennio di forte arretramento nei diritti e nel reddito del pubblici dipendenti.
Il Governo non stanzia le risorse per rinnovare i contratti, dopo otto anni di blocco e la sentenza della Corte Costituzionale, e allo stesso tempo non permette il pieno dispiegarsi di una vera contrattazione, mantenendo vincoli e steccati, introducendo incredibilmente nuovi inasprimenti del sistema sanzionatorio, limitando la contrattazione a monte sui fondi di amministrazione e reintroducendo tetti alle risorse della produttività.
Intervenendo in modo poco incisivo sulla riduzione dei fenomeni di precariato, che rappresenta una vera e propria vergogna nazionale, con lo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno sopperiscono a carenze di organico strutturali; in un quadro istituzionale incerto, in cui non sono definiti gli ambiti di ripartizione delle competenze territoriali e neanche quelle trasversali tra singole amministrazioni.
Tra l’altro i testi sono ancora privi della necessaria Intesa con la Conferenza Stato Regioni e quindi ancora suscettibili di modifiche, mentre non è pervenuto ancora il parere del Consiglio di Stato, a dimostrazione di come sia stato complesso e tormentato l’esercizio della delega risalente ormai a 20 mesi fa.
In allegato al notiziario trovate il documento, predisposto d’intesa con la Confederazione CGS, che riassume i punti principali della nostra Audizione mentre al link http://webtv.camera.it/archivio?id=10909&position=0 trovate la registrazione integrale dell’Audizione, con l’intervento CSE all’incirca al minuto 1H 20m del filmato.
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