Avviata la procedura INPS per le domande relative a “opzione donna”

platea ridotta solo a un decimo, lunedì 13 P.V. il tavolo di confronto

 Perequazione definitiva 2023 all’8,1%, saldo dello 0,8% a fine 2023 o gen. 2024

Nelle more di ulteriori istruzioni che saranno fornite con successiva circolare di prossima emanazione, l’INPS, con messaggio n. 467 del 1 febbraio u.s., ha reso noto che è già attiva la procedura per la presentazione on line delle domande per “opzione donna” da parte di quante ne fossero interessate.

Come si ricorderà, la legge di bilancio 2023 (Legge 29.12.2022, n. 197, art. 1, comma 292) ha sì prorogato “opzione donna” che era stata introdotta nel nostro ordinamento per la prima volta nel 2019, ma al tempo stesso ha introdotto modifiche estremamente peggiorative rispetto ai requisiti previsti sino ad allora (35 anni servizio e 59 anni d’età, 60 per le lavoratrici autonome).  

I requisiti di servizio da maturare entro l’anno in corso per l’accesso a “opzione donna” saranno sempre i 35 anni, ma si uscirà solo con 60 anni d’età e a condizione di rientrare in una delle seguenti categorie, uguali a quelle dell’APE Sociale: caregiver da almeno 6 mesi (è il familiare che si prende cura, assiste e supporta il proprio caro, generalmente anziano, nei momenti di malattia e di difficoltà); riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%; donne licenziate o lavoratrici dipendenti da imprese per le quali è stato avviato un tavolo di crisi (per quest’ultima categoria, il requisito è sempre ridotto a 58 anni). Dunque, sale di un anno il requisito d’età anagrafica per l’accesso a opzione donna (da 59 a 60 anni), che si riduce a 58 anni con due figli e a 59 con 1 figlio, ma l’effetto che si produce è la consistente restrizione della platea delle donne potenziali utilizzatrici, che sono limitate alle categorie sopra richiamate. Una restrizione di cui c’è traccia nella stessa relazione tecnica alla manovra di bilancio, nella quale si parla di sole 2.900 lavoratrici interessate quest’anno a “opzione donna” (ma altre fonti riducono la platea a meno di 1000 lavoratrici….), a fronte delle 23.812 pensioni liquidate nel 2022 e di 20.681 nel 2021. Dunque, quasi 20mila in meno, e l’operazione è palesemente servita solo a fare cassa per indirizzare quelle risorse verso altri lidi (lavoro autonomo in primis).

Si aggiunga poi che la legge di bilancio ha riconfermato il ricalcolo interamente contributivo per la determinazione della pensione, che continuerà così a produrre le ben note penalizzazioni (fino al 30%).

Appare allora a noi del tutto inaccettabile questa scelta del Governo, che limiterà ulteriormente l’utilizzo di “opzione donna” con l’effetto di penalizzare così ancor di più le lavoratrici, ma sul punto forti riserve sono state espresse anche dalla stessa Ministra Calderone che si è impegnata a rappresentare il problema in seno al Consiglio dei Ministri per eventuali nuove scelte al riguardo, che noi auspichiamo fortemente possa avvenire, e presto, con il recupero dei vecchi requisiti, ed è anche   l’idea sulla quale si è positivamente espresso il Sottosegretario delegato alle pensioni Claudio Durigon.

Noi non abbiamo notizia in merito a eventuali sviluppi rispetto agli intendimenti espressi dalla Ministra del Lavoro di investire del problema il Consiglio dei Ministri, ma siccome, nel quadro del tavolo di confronto in itinere sul tema della riforma previdenziale, lunedì 13 p.v. le Parti sindacali (tra queste, CSE) sono state convocate proprio per discutere delle “misure” per le donne (nella circostanza, anche quelle per i giovani), sarà quella l’occasione per saperne di più e riferirne alle lavoratrici interessate.

SALDO PEREQUAZIONE 2023

Con l’occasione, informiamo le pensionate e i pensionati che l’ISTAT ha fissato in via definitiva la variazione percentuale nell’anno 2022 ai fini della perequazione automatica delle pensioni: 8,1%.

Siccome gli adeguamenti delle pensioni che gli istituti previdenziali hanno operato dal 1 gennaio u.s. sono stati effettuati sulla base del 7,3% fissato provvisoriamente dal Decreto del Ministro dell’Economia del 9,11.2022, è di tutta evidenza che la differenza tra i due tassi, pari allo 0,8%, dovrà essere erogata a saldo alle pensionate e pensionati.

Il saldo dovrà avvenire naturalmente nei termini fissati dalla legge di bilancio 2023: rivalutazione al 100% (e dunque l’intero 0,8%) per le pensioni fino a 4 volte il minimo; all’85% per le pensioni fra quattro e cinque volte il minimo; al 53% per le pensioni fra cinque e sei volte il minimo; al 47% per le pensioni fra sei e otto volte il minimo; al 37% per le pensioni fra otto e dieci volte il minimo; al 32% per le pensioni sopra dieci volte il minimo).

Naturalmente, il ricalcolo a saldo dell’adeguamento pensioni 2023 porta anche ad una ulteriore crescita della pensione minima, che risulta ora di importo pari a 567,94 €.

Prendendo per esempio in esame una pensione da 1600 € lordi al mese, l’adeguamento corrisposto dal 1 gennaio u.s. è stato del 7,3% (116,80 €), e dunque la pensione lorda mensile è salita a 1.716,80 €. L’aumento avrebbe però dovuto essere dell’8,1 %, e dunque di € 129,60, portando così la pensione lorda mensile a € 1729,60.  La differenza tra € 116,80 e 129,60 è dunque pari a € 12,80, e tale importo dovrà essere erogato a saldo al pensionato per 13 mensilità (dunque, 166,40 € lordi totali).   

Prevedibilmente, gli importi a saldo della perequazione 2023 saranno inseriti nei cedolini pensione a gennaio 2024 insieme alla perequazione 2024, oppure, come già avvenuto quest’anno, il saldo 2023 potrebbe essere anticipato nei cedolini pensione di fine 2023.

 Coordinamento Nazionale CSE FLP pensionati

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