La Manovra di Bilancio 2026 in vigore dall’1 Gennaio

Pensioni: l’età pensionabile si alza dal 2027;

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Si del Senato AL 2° maxiemendamento, il 30 P.V. voto di fiducia alla camera

Saltano, come da noi richiesto, le penalizzazioni sulle lauree e sulle finestre mobili

Dopo un percorso lungo, complesso e complicato, durato oltre due mesi, il 23 dicembre u.s., con 110 voti a favore, 66 contrari e 2 astenuti, il Senato della Repubblica ha approvato il nuovo maxiemendamento al DDL Bilancio 2026 predisposto dal Governo in sostituzione del precedente, arrivato in Commissione Bilancio del Senato solo qualche giorno prima e che aveva innescato una serie di reazioni negative, venute anche dall’interno della stessa maggioranza e segnatamente anche da suoi importanti esponenti, che hanno in un certo modo imposto al Governo una necessaria retromarcia con la riscrittura parziale del testo

Come CSE FLP Pensionati, al momento della presentazione del primo maxiemendamento, avevamo immediatamente denunciato (si veda il nostro precedente Notiziario n. 23 del 17.12.2025) l’ulteriore inasprirsi delle misure in materia previdenziale al solo fine di fare cassa per sostenere il maggior costo della manovra (da 18,7 a 22 mld. €), e questo in ragione delle penalizzazioni presenti in quel testo (penalizzazioni, ai fini della maturazione dei requisiti, per chi sceglie il riscatto della laurea; allungamento delle finestre mobili a partire dal 2032 per le pensioni anticipate ordinarie; introduzione del silenzio-assenso sul TFR per i neoassunti del settore privato).

Contemporaneamente, avevamo richiesto con forza il loro ritiro, in primis della norma che introduceva penalizzazioni sul riscatto della laurea che riduceva la spendibilità dei periodi riscattati toccando così diritti acquisiti. Una posizione critica espressa peraltro anche dalla stessa Presidente Meloni, che in Parlamento aveva manifestato un giudizio molto negativo al riguardo.

Da qui la presentazione a tamburo battente del secondo maxiemendamento da parte del Governo pervenuto in Commissione Bilancio nel pomeriggio del 22 u.s., che recava una nuova, parziale riscrittura della manovra: cancellati la penalizzazione sul riscatto di laurea e l’allungamento delle finestre mobili, mantenuta invece l’introduzione del silenzio-assenso sul TFR per i neoassunti del settore privato dal 1° luglio 2026 è prevista l’adesione automatica ai fondi di pensione integrativa di categoria, con il conferimento del proprio TFR, qualora il lavoratore non esprima entro 60 giorni dalla data di assunzione, una diversa volontà (ad esempio, lasciare il TFR in azienda).

Ma anche per questo secondo maxiemendamento il percorso non è stato agevole, in quanto prima dell’approdo in aula la Commissione Bilancio del Senato ha dovuto stralciare ben cinque norme a rischio di incostituzionalità, di cui una a seguito di specifica sollecitazione del Quirinale, quella che prevedeva il blocco del pagamento degli arretrati a lavoratori “sottopagati” in virtù delle decisioni di un Giudice.

Il voto del 23 u.s. del Senato sul secondo maxiemendamento consente però oggi di poter affermare che siamo oramai di fronte al testo definitivo della manovra, atteso che il prossimo passaggio (voto di fiducia della Camera) è in calendario per il 30 p.v., dopodiché avverrà solo la pubblicazione in GU. entro fine anno.

Ci sarà modo e tempo per procedere a un esame più dettagliato del complesso delle norme, vecchie e nuove, che presiederanno all’accesso al sistema pensionistico nel 2026 e come O.S. lo faremo sicuramente. Quello che possiamo però dire sin da subito è che la sempre agognata meta del collocamento in pensione, dopo tanti e tanti anni di lavoro e di servizio attivo, allo stato delle cose, non sarà di certo più agevole nel prossimo e negli anni a venire rispetto a quanto avvenuto in questi ultimi anni, nei quali si sono progressivamente ridotte le possibilità di pensionamento anticipato e i tempi di collocamento in pensione si sono progressivamente allungati.

È utile ricordare, a tal proposito, che nel 2026 non ci saranno più né “quota 103” né, e la cosa appare ben più grave, “opzione donna”, e che l’unica possibilità di pensionamento anticipato sarà l’APE Social, che comunque di fatto, più che una pensione, rappresenta una sorta di assegno ponte, temporaneo e selettivo, riservato ad alcune particolari categorie.

Va inoltre ricordato come la manovra di bilancio preveda anche, dal 2027, una riduzione delle risorse destinate al Fondo per i lavori usuranti e al Fondo per i lavoratori precoci, che negli anni a venire ridurranno ovviamente la possibilità di finanziare queste uscite anticipate.

Siamo però a fine anno, e allora vorremmo concludere con un auspicio in positivo: che il 2026 veda almeno la cancellazione dell’aumento dell’età pensionabile (un mese dal 2027; due mesi dal 2028) varata con la presente manovra di bilancio, di cui ha recentemente parlato anche il Sottosegretario al Lavoro, on. Claudio Durigon.

Vogliamo sperare che, almeno per quanto attiene a questo aspetto, gli impegni delle forze politiche al governo verranno mantenuti, di tempo fortunatamente ce n’è, dal momento che l’aumento dell’età pensionabile entrerà in vigore (primo step) solo a gennaio 2027.

Buon 2026, allora!

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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Il Nuovo adeguamento delle pensioni dal 1° Gennaio 2026

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DDL Bilancio 2026: anticipo da 12 a 9 mesi dell’erogazione del TFS

Il perché di questa scelta, i costi sovrastimati e la perdita di detassazione

Sta entrando finalmente nel vivo la discussione sui contenuti del Disegno di Legge sul Bilancio 2026, dopo una partenza un po’ sottotono, che è poi proseguita con le diverse audizioni in Senato, fra le quali quelle di ISTAT e Banca d’Italia (è mancata quella di INPS, non invitata) e, per ultima, quella del Ministro Giorgetti.

La nostra Confederazione ha già espresso, sui diversi aspetti della manovra, le proprie valutazioni al riguardo e formulato le proprie proposte per modificarne gli aspetti penalizzanti e migliorare quelli insufficienti.

Inoltre, con riferimento alla parte che riguarda la previdenza, come CSE FLP Pensionati abbiamo già segnalato gli aspetti a nostro giudizio più critici, in primis l’aumento dell’età pensionabile e l’anticipo di tre mesi del TFS, ritenuta da qualcuno un “passo avanti”.

L’art. 44 del DDL Bilancio, infatti, prevede che, “con effetto dall’1 gennaio 2027” e con riferimento ai soggetti “che maturano per la predetta data i requisiti per la pensione per cessazione del rapporto di lavoro per raggiungimento dei limiti di età o di servizio, la liquidazione dei trattamenti di fine servizio da parte dell’Ente erogatore avvenga decorsi nove mesi in luogo degli attuali 12 mesi”.

Nonostante la Corte Costituzionale con due pronunce al riguardo, in particolare con la sentenza n. 130 del 2023, ha affermato che il pagamento differito del TFS “contrasta con il principio costituzionale della giusta retribuzione” e che la rateizzazione del pagamento “va ad aggravare il vulnus”, e da qui l’invito al legislatore ad“individuare i mezzi e le modalità di attuazione di un intervento riformatore…”, le denunce operate sulla “vergogna” del TFS, le tante iniziative avviate anche unitariamente, e gli impegni bipartisan assunti dalle forze politiche nel corso dell’esame alla Camera dei Deputati, possiamo tranquillamente affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché la novità introdotta dal DDL non risolve in alcun modo il problema e dunque la norma andrà modificata.

Ci si chiede allora il perché di questa scelta da parte del Governo.

Una prima ipotesi l’abbiamo già avanzata: dopo due anni e oltre di mancata attuazione della sentenza della Corte Costituzionale, e a fronte di un nuovo imminente pronunciamento (la Corte Costituzionale si pronuncerà il 10 febbraio 2026 sulla vicenda TFS a seguito delle rimessioni operate da TAR Marche e TAR Lazio), che ovviamente non potrà contenere una nuova sollecitazione al legislatore ad intervenire, il Governo ha pensato di intervenire in materia di TFS, ma in modo tale da ridurre al massimo il danno.

Colpisce, a tal riguardo, anche la quantificazione dei maggiori oneri per la finanza pubblica indotta dalla nuova norma che troviamo in relazione tecnica del DDL: 321 mln € al lordo fisco nel 2027 che diventano 330 mln € nel 2028, somme che si ritiene francamente sovrastimate anche alla luce degli approfondimenti sul costo degli interessi (degli interessi, non del TFS in toto) che si genererebbero anticipando il pagamento a suo tempo operati in seno alla stessa Commissione Lavoro della Camera e che sono stati alla base del DDL bipartisan.

Infine, c’è un ultimo aspetto che potrebbe addirittura configurare un danno. Il DL 28.01.2019, quello che ha introdotto “Reddito di cittadinanza” e “Quota 100”, poi convertito con modificazioni dalla Legge 26/2019, ha introdotto all’art. 24 una norma sulla detassazione del TFS, che prevede una riduzione di imposta pari all’1,5% per il TFS erogato dopo 12 mesi (e via via a salire).

Ora, appare del tutto evidente come, in caso di anticipazione del TFS da 12 a 9 mesi come previsto dal DDL Bilancio 2026, il beneficio della detassazione verrebbe a scomparire.

Vedremo gli sviluppi della vicenda, anche alla luce di alcune iniziative in atto, e vi terremo informati.

Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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