l’Aran consegna l’ennesima bozza sul rapporto di lavoro.
Nuova riunione ed ennesima bozza consegnata dall’Aran in data odierna, relativamente alla prima parte del CCNL Funzioni Centrali e cioè quella connessa agli Istituti del Rapporto di Lavoro.
I capitoli presenti nel documento, sono quelli classici dei rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego e contengono le parti relative al contratto individuale, alle ferie, ai permessi, alle assenze per malattia, agli infortuni sul lavoro, ai congedi ed aspettative a vario titolo.
A detta dell’Aran il testo dovrebbe servire anche da battistrada e come parte comune per gli altri rinnovi contrattuali che stanno partendo; a nostro avviso, però, ne occorre una profonda rivisitazione, perché l’impianto proposto risente troppo dell’approccio dirigista che caratterizza l’atto di indirizzo del neo Comparto Funzioni Centrali, in molte parti si limita solo a recepire le norme unilateralmente emanate in questi anni e dopo anni di mancata definizione contrattuale non è possibile perdere quest’occasione per riconoscere nuovi diritti e nuove opportunità ai lavoratori ed alle lavoratrici.
In ragione di ciò abbiamo già rappresentato numerose richieste di modifiche che implementeremo in modo organico nei prossimi giorni e che faremo pervenire formalmente all’Aran.
In particolare appare particolarmente odiosa, ed è stato oggetto di una nostra forte protesta, la proposta dell’Aran che prevede esclusivamente l’utilizzo di sole 18 ore di permesso annue in caso di visita medica, esami diagnostici e terapie salvavita, vietando in tali casi l’applicazione dell’istituto della malattia, come ora previsto.
Un vero attacco al diritto alla salute ed alle cure.
Se dovesse passare tale ipotesi quindi le lavoratrici e i lavoratori saranno costretti a utilizzare esclusivamente le ferie per qualunque visita medica o esame diagnostico prescritto dal medico indipendentemente dalla gravità della patologia.
Inoltre, questa “innovazione” avrebbe anche un costo contrattuale e sarebbe in contrasto con la stessa sentenza del Tar Lazio che ha sospeso gli effetti unilaterali delle circolari della Funzione Pubblica ripristinando per tali fattispecie l’istituto della malattia.
Quello che inoltre ci ha lasciato veramente stupiti è stato l’approccio “serafico” della rappresentanza Aran che sembrava “cadere dall’80° piano” quando la parte sindacale a vario titolo ha cercato di capire come si coniugassero le dichiarazioni della Ministra Madia relativamente alla possibilità di concludere velocemente la tornata contrattuale (dicembre 2017…) e lo stato della trattativa all’Aran che al momento ha interessato, tra l’altro solo parzialmente, una parte di quello che dovrebbe essere il Primo CCNL delle Funzioni centrali.
Non vorremmo che alla fine, con la scusa della fretta di concludere per erogare le scarse risorse stanziate in applicazione dell’accordo preelettorale dell’anno scorso, i firmatari di allora si apprestino ad un nuovo spot elettorale per il Governo, sottoscrivendo un “non contratto”, privo di ogni elemento di innovazione e di riconoscimento per il personale.
La FLP, dopo aver ottenuto con le sue azioni il pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti pubblici, si batte per un #contrattovero e non per l’ennesima mancia preelettorale.
- Sul trattamento economico la FLP rivendica un forte incremento retributivo, che copra il salario perso con il mancato rinnovo contrattuale di questi nove anni, in cui il potere d’acquisto è diminuito del 10% (con una media che va dai 2.500 ai 3.000 euro annui persi da ogni singolo lavoratore…), che riscrivi l’attuale struttura stipendiale, modificando l’attuale diversificazione degli istituti retributivi tra stipendio e indennità di amministrazione, al fine di rivalutare i livelli retributivi e superare l’odiosa trattenuta in busta paga della malattia.
- Sul fronte delle nuove opportunità e delle modifiche intervenute nelle Pubbliche Amministrazioni occorre individuare specifiche sezioni contrattuali che vadano anche oltre i vecchi comparti confluiti nelle Funzioni centrali, che mettano insieme attività connesse e riconoscano al personale di quelle Amministrazioni le specificità e le peculiarità professionali.
- Sull’Ordinamento Professionale, la FLP ritiene necessario riscrivere un nuovo modello professionale che superi la logica attuale ed obsoleta delle tre aree, riprenda veri processi di crescita professionale e di carriera, estenda l’area dei professionisti, istituisca l’area quadri.
- Sul fronte dei Diritti e delle Tutele, dopo anni di incursioni legislative e giuridiche extra contratto che hanno sostanzialmente ridotto il grado di copertura dei diritti e delle tutele dei lavoratori pubblici e sottratto al contratto stesso materie come la formazione e la mobilita, occorre scrivere regole nuove che riportino al centro della macchina amministrativa il lavoratore come risorsa e la pubblica amministrazione come volano di sviluppo per il Paese.
- Sul fronte delle relazioni sindacali occorre lasciarsi alle spalle i limiti angusti, asfittici della legge, ripercorsi dall’atto di indirizzo della Ministra Madia per quanto riguarda il Comparto Funzioni Centrali, per dare fiato alla contrattazione nazionale, a quella integrativa e ad un rinnovato percorso del diritto di consultazione e partecipazione
Su queste materie siamo interessati a confrontarci da subito, sapendo che insieme ai lavoratori pubblici non cadremo nel tranello delle false promesso e degli accordi al ribasso, da respingere al mittente.
LA SEGRETERIA GENERALE
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Con i Notiziari FLP n. 17 e 21 del 2017 Vi abbiamo coinvolto sul problema dell’unificazione quinquennale delle prescrizioni dei contributi non versati dalle amministrazioni pubbliche. Il Dipartimento è stato inondato di domande e quesiti, ma la domanda più ricorrente è stata quella dei requisiti pensionistici: abbiamo per questo motivo strutturato un pro-memoria degli stessi alla data del 31 ottobre 2017.
| REQUISITI PENSIONISTICI (al momento 31/10/2017) |
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| PENSIONE DI VECCHIAIA (raggiunti limiti di età) |
| ANNO |
REQUISITO ANAGRAFICO |
REQUISITO CONTRIBUTIVO |
| 2017/2018 |
66 ANNI e 7 MESI |
20 ANNI |
| DAL 2019 |
67 ANNI |
20 ANNI |
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| PENSIONE ANTICIPATA (raggiunta massima anzianità contributiva) |
| ANNO |
REQUISITO ANAGRAFICO |
REQUISITO CONTRIBUTIVO |
| 2017/2018 |
NESSUNO |
UOMINI: 42 anni e 10 mesi |
| DONNE: 41 anni e 10 mesi |
| DAL 2019 |
NESSUNO |
UOMINI: 43 anni e 3 mesi |
| DONNE: 42 anni e 3 mesi |
Viene considerato, opportunamente, il nuovo allungamento della “speranza di vita” di cinque mesi che, salvo modifiche, decorrerà dal 01 gennaio 2019. Le Organizzazioni sindacali ed il Governo stanno però discutendo per un eventuale rinvio di questa data.
IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP
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Con il Notiziario FLP n.17 del 6.10.2017, questo Dipartimento, tempestivamente, informava circa l’applicazione da parte dell’INPS, con circolare n°94 del 31.5.2017, dell’unificazione dei termini prescrittivi a cinque anni, anche per i contributi non versati da Amministrazioni pubbliche e invitava, quindi, i colleghi a controllare all’INPS, direttamente o tramite Patronato, le posizioni personali assicurative entro il 31.12.2017, data di scadenza dei termini.
Ebbene, è scoppiata la… bomba!
La verifica in corso da parte di tanti colleghi ha dimostrato che in molti casi negli estratti conto previdenziali non risultano parte dei versamenti (per mancata trascrizione, per mancato aggiornamento delle banche dati, per omissione di versamenti etc…);
La FLP ritenendo ingiustificata l’applicazione di detto regime prescrizionale alle gestioni pensionistiche pubbliche, è intervenuta prontamente nei confronti delle controparti chiedendo di risolvere tale inaccettabile situazione, che non può ricadere sulle spalle dei lavoratori, e nel contempo ha chiesto lo slittamento dei termini prescrizionali e il conseguente aggiornamento delle banche dati.
Da notizie apprese in queste ore il Ministero del Lavoro d’intesa con l’INPS ha stabilito il rinvio di un anno dei termini di prescrizione, che sarà recepito in una nuova circolare INPS di imminente emanazione.
Al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori, questo Dipartimento consiglia comunque di inviare una diffida con il duplice scopo di interrompere i termini prescrizionali di cui alla circolare 94 e per richiedere all’INPS la ricognizione dei contributi non registrati e la sistemazione dell’estratto conto personale contributivo.
Tale diffida dovrà essere consegnata a mano (facendo copia su cui far apporre dall’Ufficio Protocollo presso cui la consegnate, timbro e data di presentazione) oppure inviata a mezzo Posta con Raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure con PEC.
Si allega fac-simile.
IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP
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Rientranti nelle iniziative giurisdizionali finalizzate ad ottenere un indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali.
LA CGS METTE A DISPOSIZIONE
una diffida per interrompere i termini di prescrizione
Sta proseguendo l’azione della CGS finalizzata a far ottenere ai lavoratori che hanno aderito all’iniziativa del “ricorso alla CEDU” un indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali per il periodo 2010 – 2015 (fino al 30 luglio 2015).
Come già spiegato con una comunicazione personale inviata il 28 giugno scorso a tutti i 25.000 colleghi ricorrenti, nonostante la temporanea battuta d’arresto ricevuta da parte della CEDU che ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati nello scorso mese di giugno, i nostri legali hanno proceduto a depositare 5 ricorsi pilota dinanzi i tribunali nazionali territorialmente competenti di Roma, Napoli, Firenze, Foggia e Ravenna, per i quali sono già state fissate le udienze:
16 novembre 2017 – Foggia R.G. 4347/2017 – giudice: dott. Simonelli
30 novembre 2017 – Roma R.G. 21662/2017 – giudice: dott. Conte
14 dicembre 2017 – Ravenna R.G. 618/2017 – giudice: dott. Bernardi
10 gennaio 2018 – Napoli R.G. 14351/2017 – giudice: dott. Pellecchia
11 aprile 2018 – Firenze R.G. 1785/2017 – giudice: dott. Taiti
Con questi ricorsi, oltre a formulare le medesime istanze proposte nel ricorso dinanzi la CEDU (la richiesta dell’equo indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali) è stata sollevata anche la remissione dei ricorsi dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per violazione, non solo dei principi costituzionali richiamati dalla Consulta nella sentenza di giugno 2016, ma anche della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori adottata nel 1989, le cui disposizioni sono state riprese dal Trattato di Lisbona (art. 151 TFUE) e dalla Carta dei diritti fondamentali UE e sono pertanto direttamente vincolanti per ciascuno Stato membro, ex art. 6 del TFUE.
L’obiettivo è quello di riportare – tramite le decisioni che emetteranno i giudici italiani – la questione della richiesta dell’indennizzo dinanzi alla stessa CEDU o alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, a meno che sia uno stesso giudice italiano a riconoscere il diritto all’indennizzo disapplicando la sentenza della Corte Costituzionale (ipotesi poco probabile ma non impossibile).
Siamo consci che la strada sarà lunga ma non demordiamo perché siamo convinti di essere nel giusto e la prova ce la stanno dando altri sindacati che hanno osteggiato fin dal primo giorno la nostra iniziativa, e che ora stranamente si stanno prodigando a far presentare ai lavoratori diffide alle amministrazioni per la richiesta di indennizzi sulla falsariga di quello da noi proposto e depositato alla CEDU.
Ribadiamo comunque che se oggi tutti possono riparlare di riapertura della contrattazione nel pubblico impiego, questo lo si deve alla FLP, una delle organizzazioni aderenti alla CGS, che ha fatto e vinto il ricorso alla Corte Costituzionale per far dichiarare illegittimo il blocco contrattuale.
Facciamo presente che l’avvio di queste ulteriori azioni giudiziarie da parte nostra, apre la possibilità futura per tutti coloro che non hanno aderito alla nostra iniziativa del ricorso alla CEDU, di poter rivendicare la richiesta dell’indennizzo, se le decisioni dei giudici favoriranno tale possibilità.
Per coltivare questa possibilità è importante però interrompere i termini di prescrizione per la richiesta dell’indennizzo, e per questo mettiamo a disposizione di tutti i lavoratori un fac-simile di diffida da inviare alla propria amministrazione di appartenenza e al Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e poi da conservare per un uso futuro.
Per scaricare il fac-simile è sufficiente cliccare sul link http://www.ricorsocgs.it/ e compilare una maschera con i propri dati, che permetterà di ricevere sulla propria e-mail la diffida personalizzata e già pronta per essere spedita.
Ricordiamo invece ai 25.000 colleghi ricorrenti che al momento loro non dovranno fare nulla (se non attendere gli esiti delle ulteriori azioni messe in campo) in quanto già hanno provveduto ad inviare le diffide nei mesi scorsi secondo le istruzioni ricevute dal nostro centro gestionale del ricorso.
LA SEGRETERIA GENERALE
SCARICA IL MODULO PER LA DIFFIDA
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