GIU’ LE MANI DALLA BUONUSCITA DEI LAVORATORI

CGIL, CISL e UIL provano oggi all’ARAN a scippare il TFR ai lavoratori pubblici attraverso il principio del silenzio assenso per l’adesione al fallimentare fondo Perseo-Sirio

Si iniziano a vedere i primi risultati dello scambio tra Governo e sindacati confederali avvenuto lo scorso 10 marzo con la firma del più che deludente Patto per il lavoro pubblico da parte di CGIL, CISL, e UIL.

Infatti, guarda caso, per oggi, come prima iniziativa attuativa del Patto, è stata subito calendarizzata una convocazione in ARAN per decidere se l’adesione al Fondo di previdenza complementare Perseo-Sirio debba continuare ad avvenire in forma volontaria, oppure se debba introdursi il principio del silenzio assenso, cioè se non dici no espressamente ti ritrovi automaticamente iscritto a un fondo che non hai scelto, solo perché entro una certa data non hai detto che non volevi farlo. Sarebbe la violazione dei più elementari principi di democrazia, ormai dimenticata dai sindacati tradizionali, che mirano solo alle nostre tasche e ai miliardi di euro contenuti nei nostri TFS o TFR, a seconda delle date di assunzione.

In previsione di questo vero e proprio tentativo di scippo, CGIL, CISL e UIL stanno autopromuovendo il fondo Perseo-Sirio come il Paese di Bengodi.

Ma come stanno realmente le cose ?

Il fondo Perseo-Sirio, se fosse un normale fondo pensione, avrebbe chiuso già da un pezzo, vista l’esigua adesione dei lavoratori e le spese fisse che comunque deve sostenere per pagare le assunzioni fatte e le retribuzioni per gli amministratori, attingendo ai pochi soldi che entrano.

Conviene ai lavoratori aderire? Assolutamente no, in primis perché, contrariamente a quanto dicono i sindacati confederali, la tassazione tra questo fondo e i fondi privati non è affatto uguale, ma è sensibilmente maggiore per i lavoratori che aderissero a Perseo-Sirio in quanto per i contributi fino al 2019 restano comunque tutte le sperequazioni esistenti; le performance del fondo sono poco remunerative, anche rispetto alla rivalutazione che le nostre buonuscite conseguono presso l’INPS, senza avere le spese del fondo di previdenza complementare. Inoltre, incredibilmente è una scelta irrevocabile in quanto non è possibile recedere dall’iscrizione, né richiedere il riscatto della posizione maturata.

E allora perché CGIL, CISL e UIL continuano a sponsorizzarlo se le condizioni per i lavoratori non sono favorevoli? Semplice: perché lo gestiscono loro, direttamente, nominando il Presidente e buona parte dei Consiglieri di amministrazione.

Ovviamente loro sostengono il contrario, senza numeri o con cifre che dicono esattamente ciò che stiamo sostenendo in questo notiziario, tentando di “interpretarli” a loro favore.

E allora ci chiediamo: ma se il fondo Perseo Sirio è così conveniente come dicono loro perché il numero di lavoratori aderenti è così basso? Perché, insomma, hanno bisogno di attivare l’incredibile formula del silenzio assenso, privando i lavoratori del loro diritto di scelta? Anche qui la risposta è semplice: perché solo così, in modo surrettizio e contando sulla mancata informazione, potranno cercare di aumentare i livelli di adesione.

E già che ci siete, prima di decidere  chiedete a tutti i delegati sindacali di  CGIL, CISL e UIL   dei vostri posti di lavoro,  semmai partendo da quelli più anziani,  di dimostrarvi di essere iscritti tutti al fondo Perseo-Sirio. Scommettiamo che la maggior parte di loro vi dirà di no o si rifiuterà di dimostrarvelo?

Come FLP non siamo pregiudizialmente contrari ai Fondi di previdenza complementare negoziali e siamo impegnati da tempo per rimuoverne le criticità e le sperequazioni, per renderli un possibile strumento, ad adesione volontaria, che possa essere effettivamente utile per le lavoratrici e i lavoratori che decidono di aderirvi.

Ma è evidente che questo ruolo non può essere esercitato dal Fondo Perseo-Sirio, con la sua fallimentare governance e le sue regole capestro.

In ogni caso, la previdenza complementare non può essere l’alibi per depotenziare e indebolire il pilastro centrale del sistema pensionistico, che è – e deve – restare pubblico. Così come una delle nostre priorità resta il superamento delle inaccettabili differenziazioni in materia di liquidazione del TFR ai dipendenti pubblici.

                                                                                   LA SEGRETERIA GENERALE FLP

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