Il CDM vara Il DDL bilancio 2024 e il DL con il saldo perequazione 2023

Scelte peggiorative in materia di pensioni, usate ancora per far cassa

Lunedì 16 scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DDL (Disegno di Legge) con due decreti fiscali collegati alla manovra finanziaria 2024, il DPB (Documento Programmatico di Bilancio destinato alla Commissione Europea) e un DL (Decreto Legge, c.d. “anticipi”) con alcuni provvedimenti urgenti, tra i quali il via libera all’anticipo sui cedolini di novembre dei pensionanti del conguaglio dello 0,8% della perequazione 2023 (differenza tra l’anticipo già percepito del 7,3% e il dato definitivo dell’inflazione 2023 rilevato dall’ISTAT che è risultato pari all’8,1%, e di cui abbiamo già parlato nel Notiziario n. 19).

Dai dati forniti dal Governo nella conferenza stampa seguita alla riunione del CdM, si è appreso che la manovra pesa complessivamente 24 miliardi di euro, i due terzi dei quali saranno finanziati in deficit, e il restante terzo derivante invece da tagli di spesa, in primo luogo l’annunciata nuova spending review delle Amministrazioni Centrali pari al 5% del loro bilancio, che andrà però verificato nella sua praticabilità e sostenibilità. Il Governo ha confermato le misure in buona parte già preannunciate, tra le quali la conferma del taglio del cuneo contributivo per i lavoratori dipendenti, la riduzione a tre delle aliquote IRPEF (ma entrambe limitate solo al 2024), e un accantonamento di 7,5 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutto il personale pubblico, comprensivi – parrebbe – dei 2,5 per il personale della Sanità e dei 2 previsti dal DL “anticipi”.

Ma veniamo alle misure In materia di pensioni; le informazioni fornite in conferenza stampa fanno pensare a misure complessivamente peggiorative rispetto al 2023, il che è tutto dire, e confermano, anzi inaspriscono, la tendenza emersa nella precedente manovra di bilancio di voler comunque “fare cassa” con le pensioni.  

Si inquadrano in questo contesto: lo stop a “quota 103” e il varo di una “quota 104” (uscita da lavoro con 41 anni di contributi e 63 anni di età), con incentivi alla permanenza al lavoro e disincentivi per l’uscita non ancora precisati e dunque con una minore flessibilità in uscita, in assenza ancora una volta di una riforma della Fornero dopo i ritardi dei Governi precedenti; la conferma dell’Ape sociale, inasprita però nel requisito contributivo con 36 anni per tutti,  estesa alle donne con 35 anni di contributi (“Ape rosa”) e il contestuale stop a “opzione donna”; conferma del 100% della perequazione 2024 solo per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (2100 € lorde), ma inasprimento progressivo  del meccanismo per gli assegni pensionistici superiori, fino – parrebbe – a 30% max per le pensioni più alte (e non più del 37%, com’è ora). Se il sistema pensionistico ha finanziato la manovra di bilancio 2023, nel 2024 il prelievo si preannuncia anche superiore.

Le sole misure annunciate in conferenza stampa che viceversa abbiamo apprezzato sono quelle dell’ulteriore aumento delle pensioni minime e la cancellazione del vincolo pari a 1,5 volte il trattamento minimo per i pensionamenti di vecchiaia dei cosiddetti “contributivi” (entrata nel lavoro dal 1.1.1996).

Un po’ poco, però!

Ovviamente, per un giudizio più preciso occorrerà attendere il testo definitivo del DDL che sarà trasmesso a giorni al Senato da dove inizierà quest’anno l’iter parlamentare, rispetto a cui la Presidente Meloni ha già esortato la propria maggioranza a non produrre emendamenti. Se questo è il quadro, immaginare modifiche significative del DDL varato ieri dal CdM appare davvero arduo.

Vi terremo comunque informati.

 

                                                           Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

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