Il tfs non é elemosina: dignitá oltre i calcoli dell’Inps

17 Feb 2026 - Il Sole 24 Ore, Ultime dai media

Il tfs non é elemosina: dignitá oltre i calcoli dell’Inps

di Marco Carlomagno

L’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore online del 13 Febbraio 2026 su Tfs, Tfr, lavoro, PA, pensioni, dignità.

Martedì 10 febbraio la Corte costituzionale ha ascoltato le ragioni di migliaia di dipendenti pubblici costretti ad attendere fino a sette anni per ricevere il proprio Trattamento di Fine Servizio, con rateizzazioni fino a tre anni e senza rivalutazione. Un’attesa umiliante per chi ha dedicato una vita al servizio dello Stato. L’udienza pubblica, trasmessa in diretta sul sito della Consulta, ha messo a nudo una verità scomoda: dietro la difesa dello status quo si nasconde non solo una questione di bilancio, ma qualcosa di più grave.

Non va dimenticato che la Corte è già intervenuta più volte sulla materia, con le sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023, senza che il legislatore abbia dato piena attuazione ai principi affermati. Di fronte a questo immobilismo, in udienza l’Inps è arrivato a suggerire persino nuovi rinvii, invocando tempi ulteriori per il Parlamento o ipotesi di interessi e rivalutazione solo dopo la prima rata, quasi che il diritto potesse essere riconosciuto a metà. È un approccio che scarica ancora una volta sui lavoratori il costo dell’inerzia politica e amministrativa, trasformando un diritto certo in una promessa indefinita nel tempo.

Gli avvocati dell’Inps hanno paventato costi insostenibili – fino a 15,6 miliardi – per cancellare differimenti e rateizzazioni. Peccato che queste stime contrastino nettamente con quelli della Ragioneria generale dello Stato, che per una semplice riduzione di tre mesi della prima rata prevede un costo di 22 milioni e, pertanto, un costo annuo di soli 88 milioni. Ma ciò che ha lasciato sgomenti è stato un passaggio rivelatore: secondo l’Istituto, pagare subito l’intera somma spingerebbe i neopensionati a “spendere di più” e a gestire male la liquidazione, citando studi sull “irrazionalità umana” davanti alla Corte costituzionale.

È questa l’offesa più profonda. Non si tratta di numeri contabili, ma di un pregiudizio inaccettabile verso cittadini che hanno versato contributi per decenni. Il Tfs non è un regalo: è un diritto maturato con il lavoro.
Sostenere che i pensionati pubblici non sappiano amministrare il frutto del proprio sacrificio è un’affermazione che ferisce la dignità prima ancora che il portafoglio. E viene da un ente pubblico, non da un commentatore qualunque sui social. Merita una presa di posizione netta da parte dei vertici Inps.

La Consulta dovrà pronunciarsi entro pochi giorni. Auspichiamo che la sentenza n. 130/2023 venga finalmente attuata senza ulteriori rinvii, riaffermando un principio elementare: lo Stato non può trattare i propri dipendenti come creditori di serie B. È finito il tempo delle giustificazioni. Serve rispetto per chi ha servito l’Italia con professionalità e dedizione. Il Tfs è un debito dello Stato, non un optional da elargire con parsimonia. E la dignità non si rateizza.

La versione integrale dell’articolo su:
https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/il-tfs-non-e-elemosina-dignita-oltre-calcoli-dell-inps-AIc9SNPB


Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: