Intelligenza artificiale e lavoro pubblico

18 Gen 2026 - Il Sole 24 Ore, Ultime dai media

Intelligenza artificiale e lavoro pubblico: produttivitá, diritti e riforme passano dalla governance.

“Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale generativa è entrata stabilmente anche nella Pubblica amministrazione: bozze di atti, risposte ai cittadini, sintesi di documenti, supporto alle decisioni. La promessa è chiara: più produttività, meno tempi morti, processi più semplici. Ma la tecnologia, da sola, non genera né qualità né fiducia. Genera velocità. E la velocità, se non è governata, redistribuisce potere senza renderlo visibile.

Il punto non è l’adozione in sé, già avvenuta, spesso in modo informale, ma l’architettura delle riforme che deve accompagnarla. Ogni scelta tecnologica incorpora una visione del lavoro: autonomia o controllo, responsabilità o delega cieca, cooperazione o scorciatoia individuale. Nel settore pubblico questo non è un dettaglio, perché qui il lavoro è anche esercizio di funzione pubblica. Quando atti, valutazioni o comunicazioni al cittadino passano attraverso sistemi opachi, non è in gioco soltanto l’efficienza interna, ma la legittimità stessa dell’azione amministrativa.

Produttività e semplificazione sono obiettivi condivisibili, ma tutt’altro che automatici. L’IA può ridurre il peso dei compiti ripetitivi e accelerare i flussi, ma senza una riprogettazione dei processi rischia di digitalizzare le inefficienze o spostare i colli di bottiglia. La semplificazione non nasce da un tool: nasce da regole chiare, responsabilità definite, qualità dei dati e cooperazione tra uffici.

C’è poi il nodo del capitale umano. L’IA può alleggerire il lavoro e migliorare il benessere organizzativo, ma non rafforza automaticamente il pensiero critico. Senza presidi di qualità e lavoro di squadra, il rischio è un “debito cognitivo”: meno apprendimento, maggiore dipendenza dagli output, indebolimento delle filiere formative. Se scompaiono i compiti di ingresso, con essi rischiano di sparire tutoraggio e comunità di pratica, con effetti sulla competenza amministrativa nel medio periodo.

Perché l’innovazione produca valore pubblico servono scelte di governance coerenti con le riforme in corso. Tre, in particolare.

Primo: trasparenza dei processi e diritti digitali. Occorre mappare dove l’IA è utilizzata, con quali dati e per quali funzioni; distinguere i casi a rischio; definire criteri di qualità e tracciabilità. Spiegabilità, non discriminazione e verificabilità non sono vincoli esterni, ma condizioni di efficacia amministrativa.

Secondo: responsabilità visibile. L’IA può assistere, non sostituire. In atti, valutazioni e comunicazioni deve essere sempre chiaro chi decide, chi firma, chi risponde. L’automazione non può diventare un alibi organizzativo.

Terzo: contrattazione e partecipazione. Integrare l’IA nella regolazione interna non rallenta l’innovazione: la rende sostenibile. In questo quadro, la FLP – Federazione Lavoratori Pubblici ha portato il tema in modo strutturato ai tavoli contrattuali: perimetri d’uso, carichi di lavoro, tutela dei dati, formazione, criteri di valutazione e salvaguardia della responsabilità umana.

Un esempio concreto è l’uso dei people analytics per supportare la valutazione della performance e l’assegnazione dei carichi di lavoro. Senza regole condivise, le metriche automatiche tendono a privilegiare volumi e tempi, penalizzando la qualità e la complessità del lavoro. La contrattazione serve proprio a definire cosa l’IA può “suggerire”, cosa resta di esclusiva decisione umana, e come si garantiscono verificabilità degli output e diritto alla contestazione.

L’alternativa è netta: usare la produttività per aumentare pressione e sorveglianza, oppure per migliorare qualità del lavoro e servizi ai cittadini. L’IA può diventare una leva di riforma solo se incastonata in un ecosistema di semplificazione reale, diritti digitali, contrattazione e leadership responsabile. Innovare senza una bussola valoriale può rendere le amministrazioni più rapide, ma anche più fragili sul piano della fiducia. E nel lavoro pubblico, senza fiducia, anche l’efficienza perde valore.”

Articolo integrale al seguente link:
https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/intelligenza-artificiale-e-lavoro-pubblico-produttivita-diritti-e-riforme-passano-governance-AInsYsw


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