Un interessante articolo di Veronica Rossi su VITA.
“Tra pochi giorni, i social restituiranno post commossi per la festa della mamma, mentre i negozi saranno pieni di gadget, idee regalo, piantine. Ovunque leggeremo frasi sull’importanza del ruolo di madre. Eppure, in Italia, maternità fa ancora rima con disuguaglianza. Anzi. Nonostante il dibattito pubblico sulla parità di genere – e sull’inverno demografico che colpisce il nostro Paese – la situazione sta peggiorando. Ad avere un impiego, infatti, è solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare, mentre la penalizzazione associata alla maternità è pari al 33%, con effetti significativi e persistenti nel tempo. In particolare, i salari diminuiscono anche del 30% nel settore privato, mentre nel pubblico la penalizzazione si ferma al 5%, più contenuta ma in ogni caso rilevante. Le mamme restano indietro, quindi. Non solo rispetto agli uomini, ma anche rispetto alle donne che decidono di non fare figli.
È questa la desolante fotografia che restituisce il rapporto di Save the children Le equilibriste – La maternità in Italia 2026, l’undicesimo che l’organizzazione dedica a questo tema. Le nascite sono in calo costante (nel 2025 sono state circa 355mila, con una flessione del 3,9% in un anno), il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna (al di sotto sia della media europea, che era 1,34, sia, ovviamente, alla soglia di sostituzione) e l’età media del parto sale a 32,7 anni. I motivi principali per cui si fanno figli sempre più tardi non sono legati – nonostante le narrazioni – alla difficoltà dei giovani nel prendersi degli impegni, ma alla precarietà occupazionale: quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni rinuncia a una gravidanza per condizioni lavorative inadeguate.
Il divario di genere è evidente: il tasso di occupazione tra i padri è maggiore rispetto agli uomini che non lo sono, mentre per le controparti femminili la situazione si ribalta. Ad avere un lavoro è solo il 63,2% delle madri, contro il 68,7% delle donne senza figli. Addirittura, per le mamme di bambini in età prescolare, la percentuale scende al 58,2%. Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne, e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%.“

