LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE!

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Man mano che l’ARAN emana orientamenti applicativi su ciò che i rinnovi contrattuali prevedono circa i diritti alla salute e alle cure emerge un quadro a tinte fosche per i lavoratori.

Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre. Questa semplice frase di Abraham Lincoln disegna plasticamente ciò che sta succedendo in queste settimane sulle novità contenute nei rinnovi contrattuali che comprimono fortemente i diritti alla salute e alle cure.

Come è ormai noto, ciò che i nuovi contratti prevedono sul diritto alla vita e alla salute è il principale motivo che ha spinto la FLP a non firmarli. Ci siamo dovuti confrontare in questi mesi con la disinformazione più becera, che è partita dandoci dei venditori di fumo ed è proseguita accusando la FLP di strumentalizzare articoli del contratto inventando perdite di diritti che solo noi vedevamo.

Abbiamo sempre continuato per la nostra strada ricordando a tutti che, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine, presumibilmente dopo le RSU per evitare un’emorragia di consensi per i sindacati firmatari.

Ed è esattamente ciò che sta avvenendo. All’indomani delle elezioni RSU sono iniziati a fioccare gli orientamenti applicativi (badate bene non interpretazioni, ma orientamenti applicativi) da parte dell’ARAN e vanno tutti in un’unica direzione, quella che noi sapevamo da tempo perché era già stata sviscerata durante le trattative e porta ad una drastica diminuzione dei diritti dei lavoratori.

Così, diventa chiaro che sono state ridotte le tutele per coloro che devono essere sottoposti a terapie salvavita e che le nuove previsioni per i permessi riguardanti la salute e le cure sono molto più restrittivi rispetto ai precedenti contratti.

L’ultimo di questi orientamenti riguarda la possibilità di usufruire del cosiddetto “trattamento malattia” per visite mediche, specialistiche, diagnostica, disciplinato dall’articolo 35 del nuovo CCNL del Comparto Funzioni Centrali (e da analoghi articoli dei contratti degli altri comparti). Su questo articolo siamo stati attaccati in modo particolare dai sindacati firmatari, i quali spacciavano quelle previste dall’articolo 35 come 18 ore di permesso aggiuntive mentre noi abbiamo sempre sostenuto che era una fregatura perché non erano aggiuntive, ma erano le uniche ore previste a questo fine, usate le quali si era obbligati ad attingere alle ferie per curarsi.

L’ulteriore obiezione fatta da CGILCISLUILUNSAINTESA era che l’articolo del contratto non abrogava l’articolo del Decreto Legislativo 165/2001 che prevedeva il trattamento malattia (comma 5-ter dell’art. 55-septies).

Ora, l’orientamento applicativo ARAN del 20 giugno 2018 e le Circolari di alcune amministrazioni (esempio Agenzia delle Entrate), chiarisce ciò che a noi era noto da tempo e che abbiamo provato a spiegare prima ai sindacati in corso di trattativa e poi ai lavoratori a frittata fatta e cioè che l’articolo di legge si limita a disciplinare solo la certificazione che bisogna produrre mentre, invece, l’attuale contratto disciplina i casi in cui si può usufruire del trattamento malattia, riducendoli praticamente a due: se si è già malati (sic!) o se il trattamento al quale ci si sottopone è invasivo e impedisce di tornare al lavoro.

Ragion per cui, se si superano le 18 ore e non si rientra in questi due casi, le prestazioni si possono fare solo in ferie o in permesso personale. Insomma, con il proprio tempo libero, anche se si tratta di lavoratori reduci da malattie gravi quali, ad esempio, quelle oncologiche.

Smascherate le palesi bugie dette in questi mesi da chi ha voluto la riduzione delle tutele per le fasce più deboli dei lavoratori, l’ultima frontiera dei firmatari, per non perdere ulteriore consenso, è stata quella di scrivere all’ARAN per “interpretare” il contratto e così prendere altro tempo. Nel frattempo le amministrazioni lo stanno applicando, con danni inenarrabili per i lavoratori.

Ora, poiché il contratto è chiarissimo, volendo evitare di tacciare di mala fede questi “sindacati”, si possono fare solo due ipotesi: o quando hanno firmato il contratto erano temporaneamente incapaci di intendere e di volere oppure non hanno letto (o non sono capaci di leggere) ciò che hanno firmato. Entrambi questi casi dovrebbero far riflettere chi ancora si affida a loro per veder tutelati i propri diritti…

                                                                  L’Ufficio Stampa

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