Tagli alle giornate di lavoro agile da palazzo Chigi alla Farnesina, per dipendenti e sindacati è battaglia. La Flp: “Troppe disparità”
di Rosaria Amato
“ROMA – Stato di agitazione, assemblee molto partecipate e un voto unanime per almeno una giornata di sciopero: la protesta contro il dimezzamento dei giorni di smart working a palazzo Chigi è il caso più noto di scontro nella Pubblica amministrazione per il mantenimento del lavoro agile. Ma non è il solo. Da un monitoraggio del sindacato FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche emerge come “in diversi ministeri strategici si registra un vero e proprio dietrofront”, e i due giorni la settimana di lavoro agile – coerenti con la normativa post-Covid, che stabilisce la “prevalenza” del lavoro in presenza – nella maggior parte delle amministrazioni centrali rischiano di diventare un miraggio.
A Palazzo Chigi i dipendenti non intendono arretrare: i sindacati Snaprecom, Usb, Cisl, Flp e Sipre hanno chiesto compatti una conciliazione al ministero del Lavoro, fissata per martedì. Ma anche «il ministero della Giustizia, che ha sempre ostacolato il lavoro agile nei tribunali, al massimo un giorno la settimana – spiega il segretario generale della Flp, Marco Carlomagno – sta adottando una politica di rientro negli uffici di Roma, con la richiesta di ridurre da 2 a un giorno la settimana lo smart working». Il sindacato segnala «tentativi di arretramento al ministero della Cultura e a quello dell’Agricoltura».
Al ministero dell’Economia si è adottata da tempo una soluzione intermedia: sei giorni di lavoro agile mensile, che possono diventare otto solo per esigenze particolari, per esempio per caregiver o fuori sede. Alla Farnesina si scende a 4-6 giorni al mese, ma la Flp segnala anche la disparità per le sedi estere (ambasciate e consolati), dove il lavoro agile non è previsto. “Resistenze e tentativi di dietrofront”, secondo l’indagine, si registrano anche “nelle amministrazioni più avanzate come l’Agenzia delle entrate, il ministero della Salute e quello dell’Interno”, dove però i sindacati per il momento sono riusciti a fare muro rispetto ai tentativi di ridurre la regola consolidata degli otto giorni al mese.
Se poi dagli uffici centrali ci si sposta a quelli periferici, rileva l’indagine, la media delle giornate di lavoro agile “generalmente era ed è sempre inferiore, con una riduzione media del 50%, creando una ingiustificata disparità di trattamento anche in presenza di lavoratori fragili, di fenomeni di pendolarismo diffuso o problematiche legate al congestionamento dei grandi centri urbani”.
Mentre le amministrazioni indietreggiano o provano a indietreggiare, i lavoratori continuano invece a chiedere più flessibilità. Anche negli enti locali il lavoro agile è molto apprezzato: da un’indagine del Politecnico di Milano, alla quale ha partecipato la stessa Flp, emerge come il lavoro agile venga considerato come “un incentivo significativo a rimanere impiegati nel Comune”. Tra le ragioni che lo fanno apprezzare, il risparmio di tempo rispetto al pendolarismo, con la riduzione delle spese di trasporto, il miglioramento della routine quotidiana, con un maggiore controllo sulla giornata, e nel complesso una “percezione di una migliore qualità della vita”.”
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