FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
La FLP, come già più volte espresso, ribadisce la propria ferma condanna nei confronti di ogni scenario di guerra.
La FLP, ribadisce la condanna nei confronti di ogni scenario di guerra
La FLP, come già più volte espresso, ribadisce la propria ferma condanna nei confronti di ogni scenario di guerra.
e di ogni conflitto armato che inevitabilmente miete vittime innocenti, minando la stabilità globale.
Nel ribadire i principi contenuti nell’art. 11 della nostra Costituzione che impongono il ripudio della guerra come strumento di offesa, la FLP si schiera fermamente dalla parte della pace, della negoziazione e della diplomazia, unici strumenti in grado di costruire un futuro sostenibile.
Il lavoro quotidiano che svolgiamo come sindacalisti all’interno delle pubbliche amministrazioni per garantire servizi sanitari, istruzione, sicurezza, giustizia e tutte le altre numerose funzioni di tutela, ha come obiettivo la costruzione del bene comune.
La guerra, al contrario, agisce come una forza distruttiva che disperde risorse, erode il welfare e mette a rischio la stabilità necessaria al progresso civile.
Come sindacalisti, abbiamo connaturato nel nostro DNA la ricerca continua della risoluzione del conflitto attraverso il dialogo, la mediazione e il rispetto delle regole condivise e riteniamo che tale modello debba essere perseguito ad ogni costo a livello internazionale, come esempio universale di civiltà.
In tale contesto, al di là di qualunque schieramento politico, sentiamo forte l’esigenza, come sindacato, di condividere il pensiero espresso da Papa Leone XIV, che continua a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere pace e riconciliazione tra i popoli.
Come sindacato sollecitiamo, pertanto, le istituzioni ad adoperarsi concretamente per la mediazione e il dialogo, necessari per aprire la strada a negoziati seri e duraturi che pongano fine alle continue escalation belliche.
La guerra non è mai la soluzione, ma il fallimento della diplomazia.
La Segreteria Generale FLP
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FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
Scuola Nazionale dell’amministrazione (SNA)
Corso online per 61 dirigenti
Scuola Nazionale dell’amministrazione (SNA)
Scadenza presentazione candidature 23 aprile 2026
Corso di formazione online per la prova preselettiva
Il Dipartimento per la Formazione Universitaria della FLP comunica che è stato indetto un concorso pubblico per esami, per l’ammissione di 73 allievi al corso-concorso selettivo di formazione organizzato dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) per il reclutamento di 61 dirigenti.
Requisiti per la partecipazione al concorso
Per l’ammissione al concorso è richiesto il possesso di:
1) laurea specialistica o magistrale oppure diploma di laurea conseguito secondo gli ordinamenti didattici previgenti al decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, nonché dottorato di ricerca, o master universitario di secondo livello, o diploma di specializzazione conseguito presso le scuole di specializzazione individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27/4/ 2018 n. 80.
Per i soli dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni:
2) laurea specialistica o magistrale oppure diploma di laurea conseguito secondo gli ordinamenti didattici previgenti al decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, unitamente a un periodo di almeno cinque anni di effettivo servizio prestato in posizioni funzionali per l’accesso alle quali è richiesto il possesso della laurea.
Presentazione delle domande al concorso
il candidato dovrà inviare la domanda di partecipazione al concorso esclusivamente per via telematica, autenticandosi con SPID/CIE/CNS/eIDAS, mediante la compilazione del format di candidatura sul Portale unico del reclutamento “inPA”, disponibile all’indirizzo internet https://www.inpa.gov.it/.Per la partecipazione al concorso deve essere effettuato, a pena di esclusione, il versamento della quota di partecipazione di euro 10,00 (dieci/00) sulla base delle indicazioni riportate sul Portale “inPA”, il candidato deve essere in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) a lui intestato o di un domicilio digitale. Il termine di presentazione delle domande è previsto per le 23.59 del 23 aprile prossimo.
Procedura concorsuale
Il concorso è organizzato su base territoriale articolato su tre prove scritte e una prova orale.
Materie del concorso
Nelle prove d’esame è previsto l’accertamento delle conoscenze nelle seguenti materie: diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto dell’Unione europea, economia politica, politica economica, economia delle amministrazioni pubbliche, management pubblico e innovazione digitale, analisi delle politiche pubbliche, lingua inglese. Tenuto conto di quanto previsto nell’art. 28, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nelle prove è altresì prevista la valutazione delle capacità e attitudini con riferimento alle competenze – per come dettagliatamente specificato nelle singole prove – individuate a partire dal “Modello di competenze dei dirigenti della PA italiana” previsto nelle “Linee guida di accesso alla dirigenza pubblica”, adottate con Decreto del Ministro della pubblica amministrazione del 28 settembre 2022.
Prova preselettiva
Nel caso in cui il numero di domande di partecipazione sia pari o superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso, è prevista una prova preselettiva per determinare l’ammissione dei candidati alle prove scritte.
La prova preselettiva consiste in un test composto da 60 quesiti a risposta multipla comprendenti:
dodici (12) quesiti situazionali, sulle prime sei competenze indicate nell’art. 5, comma 2 (soluzione dei problemi, sviluppo dei collaboratori, promozione del cambiamento, decisione responsabile, orientamento al risultato, gestione delle relazioni interne ed esterne);
dodici (12) quesiti di ragionamento verbale e logico-astratto;
quesiti nelle seguenti discipline: tre (3) di diritto costituzionale; cinque (5) di diritto amministrativo, tre (3) di diritto dell’Unione europea, tre (3) di economia politica, tre (3) di politica economica, due (2) di economia delle amministrazioni pubbliche, sei (6) di management pubblico e innovazione digitale, cinque (5) di analisi delle politiche pubbliche;
sei (6) quesiti di lingua inglese – livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER).
Corso di Formazione
il corso è fruibile on-line in modalità asincrona, fruibile in qualsiasi momento, sulle materie previste dal bando. La sezione asincrona sarà disponibile H 24 fino al giorno della prova selettiva.
STRUTTURAZIONE DEL CORSO
108 videolezioni
39/esercitazioni/quiz/sintesi
Simulatore
(*) di durata breve di circa 20/30 minuti ognuna
Costi
Il costo del corso in convenzione per gli iscritti e familiari della FLP e alla CSE-FILAI è di € 352,00, rispetto ai € 440,00per i non iscritti. L’importo può essere pagato anche in 3 rate con PayPal o 10 rate con Pagolight senza interessi.
Modalità di iscrizione
per iscriversi ai corsi, è necessario compilare la scheda di iscrizione allegata al presente comunicato e inviarla all’indirizzo e-mail: laurea@flp.it.
Ai richiedenti sarà inviato un link e un relativo codice per sbloccare lo sconto riservato agli iscritti.
Aperta la pagina, cliccare su “Aggiungi al Carrello – Inserire Codice Promozionale inviato – Applica codice promozionale”, e Il sistema automaticamente applicherà lo sconto.
Per qualsiasi problematica o altra informazione, visitate il sito www.flp.it nella sezione Formazione concorsi, o inviate una e-mail all’indirizzo laurea@flp.it.
Il Dipartimento Formazione Universitaria
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FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
Messaggio INPS: le somme erratamente trattenute andranno restituite con interessi e rivalutazione
Un nuovo problema di calcolo. Penalizzati i pensionati casse ex INPDAP
Messaggio INPS: le somme erratamente trattenute andranno restituite con interessi e rivalutazione
E due! Dopo il caso dei 15-20mila pensionati che a marzo si sono visti accreditare erroneamente fino a 1000€ in più (poi da restituire), vicenda sollevata dal Segretario Generale FLP Marco Carlomagno e approfondita nel nostro Notiziario n. 8 del 23 marzo u.s., l’INPS inciampa di nuovo. Questa volta, a farne le spese sono i pensionati pubblici delle ex Casse INPDAP. Ricostruiamo la genesi e le ricadute di questo nuovo infortunio previdenziale.
Il Disegno di legge di bilancio per l’anno 2024 adottato dal Consiglio dei Ministri prevedeva una modifica di calcolo sulla quota contributiva della pensione per tutti i lavoratori iscritti alle Casse amministrate già dal Tesoro (Cassa per le pensioniai dipendenti degli enti locali-CPDEL; Cassa per le pensioni dei medici e infermieri – CPS; Cassa per le pensioni degli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate-CPI, e infine Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, degli aiutanti ufficiali giudiziari e dei coadiutori-CPUG), interessando all’incirca 700mila lavoratori in tutto. Per i lavoratori iscritti aqueste casse in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995 e collocati in pensione dal 1° gennaio 2024, il DDL Bilancio 2024 prevedeva la sostituzione delle tabelle con le aliquote di rendimento previdenziale in essere con nuove tabelle recanti coefficienti meno remunerativi, con pesanti penalizzazioni che ne riducevano ovviamente l’importo. Dunque, un cambio delle regole in corsa che toccava benefici acquisiti, e da qui la forte denuncia e il grido diallarme lanciato a suo tempo dalla nostra O.S., che ha costretto alla fine il Governo a proporre alcune significative modifiche nel maxiemendamento diventato poi legge di bilancio (L.30.12.2023, n. 213, commi dal 157 al 161), prima fra tutte, per tutte e quattro le categorie di lavoratori ex casse INPDAP, l’esclusione dalle penalizzazioni per chi avesse maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2023, nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza nonché per collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione.
Dunque, nel corso dell’iter parlamentare, le pensioni di vecchiaia e quelle relative al raggiungimento dei limiti ordinamentali di servizio vennero escluse dalle penalizzazioni, che rimanevano così in vigore solo per le pensioni anticipate, cioè quelle liquidate in base al solo requisito contributivo, con una forte riduzione della platea coinvolta e con un impatto finanziario che era stato stimato allora in circa 40 mln per il 2024-2025.
Ma la correzione di rotta imposta dal Parlamento in sede di definizione della legge di bilancio 2024 non è stata poi recepita dall’INPS nel calcolo degli assegni dei pensionati delle casse ex INPDAP, che ha invece messo in un unico calderone le pensioni di vecchiaia, quelle per limiti ordinamentali e quelle anticipate, penalizzando così, dal 1° gennaio 2024 e sino ad oggi, tutte e tre le tipologie. Il discrimine, dunque, non era la cessazione dal servizio, ma la natura del trattamento.
La necessità del ricalcolo è stata ora riconosciuta dallo stesso INPS che, con il messaggio n. 787 del 5 marzo u.s., qui allegato, ha chiarito che le aliquote più “penalizzanti” si applicano solo alle pensioni anticipate, comprese quelle dei lavoratori precoci. Non vanno applicate invece alle pensioni di vecchiaia, anche in cumulo, non rilevando la motivazione delle dimissioni dal servizio. Ai pensionati interessati dal ricalcolo, saranno riconosciute le differenze sui ratei arretrati e gli interessi legali e/o la rivalutazione monetaria, calcolata a ritroso dalla data di riliquidazione del relativo trattamento. Gli eventuali indebiti saranno invece annullati.
Va però precisato che il msg INPS non ha quantificato né il numero delle pensioni da ricalcolare né l’ammontare complessivo dei rimborsida effettuare.
Dunque, ancora un problema nel calcolo degli assegni pensionistici, ancorché risolto subito dall’Istituto.
A commento del primo errore, quello dell’assegno maggiorato a diverse migliaia di pensionati e ora da restituire, avevamo sollecitato INPS a “porre in essere da subito gli accorgimenti tecnici più utili a scongiurare per il futuro il ripetersi di analoghi inconvenienti”. A tal proposito, come FLP non mancheremo di segnalare il problema al CIV INPS nella prossima riunione di metà maggio sulla Relazione programmatica 2027-2029.
Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati
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FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
Interessate anche tutte le Pubbliche amministrazioni. Le nostre richieste: lotta alle speculazioni, risparmio energetico, implementazione del lavoro agile e da remoto.
Crisi energetica e guerra in medio oriente: la FLP scrive al Presidente del Consiglio
Interessate anche tutte le Pubbliche amministrazioni. Le nostre richieste: lotta alle speculazioni, risparmio energetico, implementazione del lavoro agile e da remoto.
Il nuovo conflitto in Medio Oriente, unitamente ai riflessi ancora presenti di quello in corso tra Russia e Ucraina, oltre alle perdite di vite umane e alla messa in discussione dei principi generali del diritto internazionale e del ruolo degli organismi sovranazionali, sta producendo l’ennesima crisi energetica, accompagnata da una forte instabilità economica e politica.
Il conflitto, che interessa ormai tutti i Paesi del Golfo e il blocco dello stretto di Hormuz, inevitabilmente, sta provocando effetti immediati sull’aumento del prezzo dei carburanti e dei prodotti energetici nel nostro Paese, e contestualmente una forte riduzione di approvvigionamento di gas ed idrocarburi provenienti dai Paesi del Medio Oriente.
Esiti che da subito hanno interessato il costo alla pompa di benzina e gasolio e che, a breve, rischiano di avere rilevanti effetti inflazionistici, collegati direttamente ai maggiori costi del trasporto merci, dell’energia e dell’approvvigionamento delle materie prime, con nuove ricadute sulla tenuta del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, già falcidiati dagli anni post Covid.
Per tali motivi nella giornata di ieri la FLP ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, nella quale, nell’auspicare un deciso intervento del nostro Governo volto a riaffermare il valore ineludibile della pace e del rispetto del diritto internazionale e a ottenere un immediato stop alle operazioni belliche,ha altresì sollecitato l’adozione di iniziative immediate tese a contrastare ogni forma di speculazione e di indebito arricchimento e incoraggiare comportamenti mirati al risparmio energetico, implementando in modo significativo l’utilizzo del lavoro agile e da remoto.
Il primo aspetto riguarda le problematiche relative alle politiche energetiche e i riflessi sulla produzione industriale, sui prezzi al consumo, sulla tenuta del potere d’acquisto.
Purtroppo, il nostro Paese è ancora molto indietro nell’utilizzo di ogni forma di energia alternativa e/o biocompatibile, e forte è la nostra dipendenza dalle forniture estere di gas e petrolio.
Fermo restando il cambio di passo ormai ineludibile su scelte strategiche troppo a lungo rinviate e non più procrastinabili, si rende comunque necessario adottare iniziative idonee a fronteggiare, con immediatezza, le ricadute derivanti dal nuovo scenario, sia con riferimento all’utilizzo delle fonti energetiche sia al prevedibile aumento dei prezzi.
Il secondo aspetto è relativo al ruolo delle Pubbliche amministrazioni e al contributo che possono dare al risparmio energetico.
Quello delle Pubbliche Amministrazioni, per l’articolazione diffusa degli Uffici sul territorio e la loro capillarità, è il settore che registra i maggiori consumi di energia, spesso alimentati anche dagli sprechi derivanti da strutture non adeguatamente coibentate, da edifici non a norma e da modalità gestionali non sempre attente.
Allo stesso modo, gli spostamenti casa-lavoro di circa 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, spesso costretti all’utilizzo del mezzo proprio per le carenze del servizio pubblico o per l’allocazione degli Uffici in località non servite dal trasporto pubblico, incidono in modo considerevole sul consumo dei prodotti petroliferi e aumentano significativamente il costo sostenuto per recarsi al lavoro.
Costi che, tra l’altro, si ripercuotono negativamente anche sullo svolgimento delle attività istituzionali esterne dei pubblici dipendenti (missioni, verifiche, accessi, ecc.), condotte con l’utilizzo del mezzo proprio per la mancanza di quelli di servizio, e il cui rimborso, regolamentato da norme risalenti a circa 50 anni fa, non consente neppure il recupero di quanto effettivamente anticipato dal lavoratore di tasca propria.
In buona sostanza, in questo caso si determinano quindi diverse diseconomie:
maggiori costi complessivi per una mancata razionalizzazione degli spostamenti verso i luoghi di accesso e verifica;
riduzione dell’azione di contrasto ai fenomeni evasivi ed elusivi in campo fiscale, previdenziale e della sicurezza sul lavoro;
costi anticipati dal personale, rimborsati in ritardo e con tariffe non adeguate all’impennata inflazionistiche dei carburanti.
Per i motivi sopraesposti, nelle more delle iniziative di più ampio respiro che, come FLP, sollecitiamo rispetto alle grandi questioni poste a livello geopolitico e internazionale, abbiamo chiesto al Governo di porre in essere tutte le iniziative necessarie per:
stroncare ogni forma di speculazione;
adottare modalità di controllo di prezzi e tariffe;
incoraggiare comportamenti mirati al risparmio energetico, implementando in modo significativo l’utilizzo del lavoro agile e da remoto.
Sulla base di questa precisa richiesta al Governo, abbiamo scritto altresì una specifica nota a tutte le Amministrazioni pubbliche che rientrano nell’alveo dell’art. 1 del Decreto legislativo 165/2001 chiedendo l’immediata emanazione di specifiche disposizioni, anche in forma derogatoria, per rafforzare tutte le forme di lavoro agile e da remoto, superando le ingiustificate resistenze ancora presenti.
Abbiamo inoltre chiesto che, mediante specifici confronti con le rappresentanze sindacali, siano previste ulteriori misure di flessibilità ed elasticità che, nel salvaguardare l’efficacia e l’efficienza dei servizi resi all’utenza, garantiscano un immediato e significativo risparmio energetico, contribuiscano alla salvaguardia ambientale, favoriscano una maggiore conciliazione vita-lavoro e tutelino la tenuta degli stipendi e del loro potere d’acquisto.
Una posizione, questa assunta dalla FLP, che trova sostegno nelle dichiarazioni del Commissario Europeo Dan Jorgensen, rese a margine della riunione dei Ministri dell’Energia dell’Unione Europea, quando ha affermato che “la crisi non sarà di breve durata, e andrà oltre la guerra” e ha invitato gli Stati membri a valutare “misure di riduzione della domanda” dei carburanti, in particolare nel settore dei trasporti, evidenziando strumenti e modalità specifici sui quali puntare, quali la possibile “riduzione di dieci chilometri” della velocità in auto e l’aumento del ricorso al lavoro da remoto.
Raccomandazione quest’ultima sul lavoro da remoto, già formulata nei giorni scorsi dall’Agenzia Internazionale per l‘energia (AIE) con sede a Parigi.
La Segreteria Generale FLP
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FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
“Vittime” 15mila pensionati. Le modalità di recupero delle somme in più.
Denuncia FLP, fino a 1000 euro in più di pensione da restituire.
“Vittime” 15mila pensionati. Le modalità di recupero delle somme in più.
La notizia è di quelle che lasciano davvero esterrefatti: nel cedolino di marzo, tra i 15 e i 20mila pensionati si sono trovati fino a 1.000 euro in più di pensione per un errore dell’INPS che ha prodotto il pagamento di somme in più, riferibili, a quanto ci risulta, ad un conguaglio fiscale 2025 errato conseguente al taglio del cuneo contributivo e della sua trasformazione, in bonus fiscale fino a 20mila € e in detrazione tra 20 e 40mila €, destinata solo ai lavoratori dipendenti e applicata invece dall’INPS anche ai pensionati.
La denuncia del problema è venuta direttamente dal Segretario Generale FLP, Marco Carlomagno, che in una intervista a “Lavori in corso” di RadioRadio di sabato 21 u.s., ha segnalato l’infortunio occorso all’Istituto previdenziale (clicca qui per leggere l’articolo). Il problema è però ora deflagrato, e ha trovato spazio e rilievo anche su altri media importanti, e tra questi anche Il Sole 24 Ore e La Repubblica di ieri.
Immaginiamo la sorpresa del pensionato in questione: quei soldi in più rappresentavano davvero una manna inaspettata arrivata dal cielo, magari in quel momento ha pensato ad un arretrato o magari non si è chiesto neanche il perché, e gli unici pensieri che hanno affollato la sua mente in quei minuti sono stati come impegnare quella somma inattesa: acquistare qualcosa che si è finora forzatamente rinviato? fare dei regali finalmente importanti ai propri nipotini? accantonare la somma per future esigenze?
Ma la realtà era ben diversa, purtroppo: trattavasi di un errore di imputazione da parte INPS, e conseguentemente il di più percepito dovrà essere restituito all’Istituto. Ma con quali modalità? in una unica soluzione, il che comportava una pensione di aprile ridotta davvero al lumicino con il carico immaginabile di problemi, o invece in più soluzioni (non oltre il quinto, secondo la regola) il che comportava un assegno pensionistico certamente ridotto nei prossimi mesi ma in un quadro complessivo più gestibile?
Ovviamente, abbiamo pensato che la prima opzione fosse da escludere in maniera assoluta anche perché avrebbe arrecato al pensionato un gravissimo danno dopo la beffa, e siamo allora intervenuti prontamente sollecitando l’Istituto – che dovrà obbligatoriamente recuperare le somme corrisposte impropriamente – a farlo ma riducendo al minimo le ricadute negative sull’interessato e dunque a disporre il recupero attraverso successivi prelievi mensili in cedolino anche minori rispetto al canonico quinto.
Da quanto ci risulta, pare proprio che l’Istituto abbia scelto questa strada, quella del rimborso rateale, e con le seguenti modalità: per importi fino a 150 € corrisposti impropriamente a marzo, il recupero verrà effettuato in una unica soluzione con il cedolino di aprile; invece, per gli importi superiori a 150 €, il cedolino di aprile registrerà solo un doppio movimento, a debito e a credito, che ne azzererà contabilmente l’effetto, mentre il recupero delle somme impropriamente percepite avverrà ratealmente a partire da maggio, con un massimo di otto rate fino a dicembre. Dunque, chi si è trovato mille euro in più a marzo subirà un prelievo di 125 euro al mese fino a saldo del debito.
Si dovrebbe chiudere così una vicenda davvero spiacevole denunciata dal nostro Segretario Generale, rispetto alla quale pensiamo che INPS dovrebbe attivare i presidi più efficaci e porre in essere da subito gli accorgimenti tecnici più utili a scongiurare per il futuro il ripetersi di analoghi inconvenienti.
Concludiamo con una annotazione. RadioRadio, a conclusione dell’articolo che riportava la denuncia del Segretario Generale FLP, ha ricordato l’altra nostra, recente denuncia sull’inciampo in cui è incorso INPS “che ha spiegato di non voler pagare il TFS in un’unica soluzione perché i pensionati spenderebbero troppo e male i propri soldi” di cui abbiamo dato notizia nei nostri recenti Notiziari. RadioRadio ha anche ricordato che FLP “ha combattuto battaglie fondamentali sul Trattamento di Fine Servizio dei dipendenti pubblici”. Ne andiamo fieri e continueremo naturalmente su questa strada, a difesa dei nostri amici pensionati!
Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati
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FLP: Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche
Presa di distanza del CIV dalle posizioni dei legali INPS sui ricorsi TFS
Incontro con il consiglio di indirizzo e vigilanza INPS sul fondo credito. Dati e aspettative
Presa di distanza del CIV dalle posizioni dei legali INPS sui ricorsi TFS
Nella mattina di ieri, il Presidente del CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza) dell’INPS Roberto Ghiselli ha incontrato le OO.SS. per un confronto che ha avuto per oggetto la verifica dell’attività del “Fondo Credito”, e cioè di quel fondo a carattere mutualistico e solidaristico tra dipendenti e pensionati pubblici.
Un tassello essenziale del sistema di protezione sociale del Paese, ha ricordato in apertura il Presidente del CIV, che ha poi evidenziato come l’incontro con le OO.SS. voglia costituire un momento di confronto sul tema prima della deliberazione delle linee di indirizzo per il triennio, nella convinzione che nella costruzione delle regole di gestione occorra il coinvolgimento delle parti sociali. Ha poi dato la parola alla dr.ssa Alessia Rimmaudo, da pochi mesi a capo della Direzione Centrale Credito Welfare e Strutture sociali, che con l’ausilio di numeri e dati di grande interesse, ha relazionato al tavolo sull’attività del Fondo e sulle ipotesi evolutive. Ne diamo conto.
Il Fondo, costituito nel 1996, conta attualmente su 3,6 milioni di iscritti, dipendenti pubblici in servizio con trattenuta obbligatoria dello 0,35% e pensionati ex lavoratori pubblici con trattenuta su base volontaria dello 0,15 % che oggi, alla luce della novità introdotta dall’art. 27 della Legge 13.12.2024, n. 203, può essere esercitata dal pensionato in qualsiasi momento senza limiti temporali, ancorché a carattere irreversibile. A tal riguardo, ha poi segnalato che l’atteso consistente aumento degli iscritti in ragione dell’apertura strutturale delle adesioni dei pensionati, non ha purtroppo prodotto sinora risultati significativi (nel 2025, solo 11.488).
A fronte dei 3,6 mln di iscritti, il bacino di utenza risulta però di molto superiore, arrivando a oltre 5 milioni di soggetti, riferibili in maggior numero alla fascia degli “over sessanta” (a seguire, gli “over cinquanta”).
La consistenza patrimoniale del Fondo appare cospicua (490 mln € circa), essendo alimentata per il 70% dai contributi degli iscritti e per la restante parte dagli interessi derivanti dalle attività creditizie (prestiti e mutui). La dr.ssa Rimmaudo si è quindi soffermata sul rapporto tra contribuito dell’iscritto e prestazioni ricevute, che un indicatore, definito “grezzo”, pone oggi allo 0,86%, con esclusione delle prestazioni delle strutture sociali.
Per quanto attiene invece alla natura delle prestazioni, la maggior parte di esse mostra una forte vocazione sociale e pertanto l’allocazione dei benefici rispetta logiche mutualistiche e redistributive, garantendo però al contempo la giusta attenzione sia al merito (per gli interventi delle borse di studio e soggiorni all’estero) sia alla capacità reddituale. L’obiettivo dell’Istituto è comunque quello di espandere le prestazioni sociali, adattandone le caratteristiche al mutare delle esigenze degli iscritti e al mutare della situazione socioeconomica, e per questo occorrerà ricercare il giusto mix gestionale per innovare alcune prestazioni.
La solidità del Fondo, ha proseguito la Dirigente INPS, consente di ipotizzare un incremento delle prestazioni, e a tal riguardo si ipotizza il rafforzamento dei pacchetti prevenzione salute (screening preventivi oncologici e cardiovascolari) anche per favorire il c.d. invecchiamento attivo. Altra prospettiva di sviluppo riguarda le prestazioni socioeducative, con promozione di attività che promuovano anche l’occupazione.
È anche in cantiere un progetto di valorizzazione delle strutture sociali (20 strutture di proprietà che garantiscono soggiorni – casa albergo o casa per ferie – e istruzione in regime di convitto o semiconvitto, con le spese gestionali pari oggi a circa 25 mln € euro l’anno), che è comunque finalizzato a una maggiore offerta di servizi.
L’obiettivo è quello di implementare le entrate del Fondo e l’appetibilità delle iscrizioni per avvicinare le prestazioni alle necessità ed ai bisogni di iscritti e familiari. A tal proposito, la dr.ssa Rimmaudo ci ha detto che è’ stata avviata una attività di studio ed analisi che verrà sviluppata per popolare un “Osservatorio del credito” i cui dati serviranno a determinare uno scenario di previsione delle necessità future degli iscritti.
Dopo la relazione della Direttrice Centrale, è partito il giro degli interventi delle delegazioni sindacali presenti.
Nel nostro intervento come FLP, abbiamo innanzitutto ringraziato il Presidente per questa convocazione, che da una parte ci consente di acquisire dati di conoscenza importanti e attualizzati sull’attività del Fondo Credito che rappresenta un esempio virtuoso di welfare e, dall’altra di confrontarci con l’Istituto sulle criticità attuali e sulle prospettive future. In aggiunta, abbiamo colto con estremo interesse il passaggio sulla riaffermazione del ruolo fondamentale ascritti al rapporto con le Parti Sociali, e sotto questo profilo abbiamo riproposto la richiesta, da una parte di incontri periodici a cadenza almeno semestrale e dall’altra rilanciato un nostra vecchia idea, quella della costituzione di un “Comitato di gestione” del Fondo, che veda la presenza al suo interno del Sindacato in qualità di Rappresentanza dei suoi iscritti e che sia luogo di confronto, di osservazione, di indirizzo e di gestione.
In merito alla relazione tecnica della dr.ssa Rimmaudo, abbiamo preso atto degli importanti dati che ci sono stati forniti e di certo apprezzato alcuni intendimenti della Direttrice Centrale, in primis quello di puntare su più servizi e di maggiore qualità, fortemente connotati sul versante sociale e comunque in linea con la domanda dell’utenza. Importante ci è parsa anche l’idea di avviare un “Osservatorio sul credito”. Abbiamo comunque osservato che, nella pur ampia relazione della dr.ssa Rimmaudo, era mancato qualsiasi accenno al “anticipo INPS sul TFS”, varato dal CdA INPS nel 2022 ancorchè con dotazione finanziaria molto limitata, poi bloccato nel 2024, e da quel momento di fatto impraticabile, e chiesto a tal proposito un punto di situazione aggiornato.
In sede di replica, la dr.ssa Rimmaudo ci ha poi rappresentato che, alla luce della posizione ostativa assunta dal MEF che considera l’anticipo INPS una operazione a carattere finanziario e non sociale e quindi come tale fuori dal perimetro operativo del Fondo, ritiene che la questione sia oggi inattuale, non essendoci margini di recupero. Una posizione che ovviamente non è la nostra, che riteniamo invece di forte attualità anche alla luce della recente ordinanza di rinvio della Corte, che renderebbe quanto mai utile oggi il recupero dell’anticipo INPS sul TFS.
E per questo, abbiamo rilanciato la questione all’attenzione del Presidente del CIV, ribadendo in primis le posizioni espresse a tal proposito da CSE ed FLP che, a differenza del plauso generalizzato alla decisione della Corte venuto anche dal fronte sindacale, e pur apprezzando il fatto che la Consulta abbia finalmente dato al legislatore un termine perentorio per dare attuazione alle sue precedenti sentenze sulla illegittimità del pagamento differito e rateale del TFS, abbiamo messo in luce alcune nostre perplessità rispetto a quest’ultimo pronunciamento, la prima sulla incongruenza tra riaffermazione dell’illegittimità della norma in vigore e il suo mantenimento in vita fino a nuova norma o a nuova sentenza , e dall’altra il fatto che se il termine perentorio fosse stato fissato nella precedente sentenza del 2023, avremmo evitato due anni di danni a migliaia di pensionati.
A tal proposito, abbiamo ricordato al Presidente le inaccettabili posizioni espresse dai legali INPS in seno alla memoria presentata nell’udienza pubblica del 10 feb u.s., sia per quanto attiene la supposta insostenibilità dei costi per modificare l’attuale regime del TFS, sia, ancora di più, per quanto attiene alla dichiarata “propensione alla spesa” da parte del pensionato pubblico che, in caso di erogazione “tutto e subito” del proprio TFS, verrebbe sollecitato a spendere di più e a non gestire in modo corretto la propria liquidazione. Una posizione davvero incredibile e peraltro offensiva nei confronti dei pensionati pubblici, rispetto alla quale avevamo chiesto ai Vertici INPS una parola di rettifica o comunque una correzione di tiro, che non sono però a tutt’oggi ancora arrivate.
In sede di replica, il Presidente ha dedicato ampio spazio alle nostre richieste, in particolare sulla vicenda TFS, in primo luogo esprimendo l’idea che l’operazione anticipo possa ancora avere una sua praticabilità in quanto trattasi di un anticipo di prestazione; in secondo luogo, prendendo decisamente le distanze dai contenuti sopra richiamati presenti nella memoria prodotta dai legali INPS.
A tal proposito, ci ha detto di aver segnalato al Direttore Generale dell’INPS che quei contenuti contrastavano con le ripetute indicazioni del CIV in materia di TFS, e che le affermazioni sulla “propensione alla spesa” dei pensionati pubblici “andassero oltre”, informandoci che in sede di risposta, il Direttore Generale ne ha condiviso nella loro sostanza le considerazioni di cui sopra.
In sede di replica, il Presidente del CIV ci ha dato anche risposta sulle altre questioni a noi poste: sul “Comitato di Gestione, si è detto d’accordo, ma la realizzazione sotto il profilo operativo spetta ovviamente al legislatore; infine, sulla nostra richiesta di confronti periodici, si è detto d’accordo, fissando da subito la prossima riunione con le Parti sociali per il 12 p.v. che sarà preliminare in vista della Relazione programmatica per il triennio 2027-2029 (entro fine mese sarà anche pubblicata la relazione di verifica dell’attività INPS nell’anno 2025).
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