UNA PAGINA BUIA PER I LAVORATORI PUBBLICI !!!

29 Dic 2017 - Notiziari FLP, Slider

Un sindacato diviso genera il peggior contratto degli ultimi 30 anni. Cancellati anche i diritti fondamentali della persona.

L’arroganza dei soliti sindacati che si ritengono ancora potenti e autosufficienti viene schiacciata dalla fermezza del Presidente dell’Aran che vede il bluff e scrive da solo il contratto!

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP dopo tre anni di  azioni giudiziarie, che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici e obbligava il Governo, dopo 8 anni di blocco, a rinnovare i contratti del pubblico impiego, abbiamo dichiarato la piena disponibilità ad un percorso unitario con CGIL, CISL e UIL, consci del fatto che solo con azioni unitarie avremmo potuto contrastare un Governo forte ed arrogante contro i dipendenti pubblici e riuscire a rinnovare positivamente i contratti pubblici.

Abbiamo partecipato ad azioni e manifestazioni unitarie per il rinnovo dei contratti, condividendo le varie iniziative proposte, che hanno portato ad una unità di obiettivi tra i lavoratori (più che tra i vertici sindacali) e scosso la politica e l’opinione pubblica, aizzata dai vari Governi in tutti questi ultimi anni contro i dipendenti pubblici.

Unità sindacale interrotta dall’accettazione di CGIL, CISL e UIL di firmare l’accordo del 30 novembre 2016, voluto da Renzi quale spot elettorale al referendum sulla riforma costituzionale, illudendosi che i pochi impegni ivi contenuti sarebbero almeno stati rispettati modificando la legge Brunetta.

 Illusione presto svanita, osservando le poche modifiche legislative apportate dal Governo e dal Parlamento alla normativa “Brunetta”, e, peggio ancora, leggendo la direttiva inviata all’ARAN dal Ministro Madia per il rinnovo dei contratti pubblici, che imponeva di peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici, eliminare di fatto la contrattazione sindacale, accentuare le sanzioni disciplinari e ridurre i diritti, compresi il diritto alla salute e alle cure mediche.

Superando le divisioni e le sterili e inutili puntualizzazioni sulle strategie passate seguite (e cioè che non fosse possibile di fronte all’onnipotente e vendicativo Renzi comportarsi diversamente), abbiamo proposto a tutti i sindacati di trovare una strategia comune per avere più forza al tavolo contrattuale.

A partire dal rifiutare l’ignobile formulazione dell’articolo 35 del CCNL che elimina il diritto alla salute e alla vita dei lavoratori, consentendo loro solo 18 ore all’anno per visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro“, eliminando la possibilità di ricorrere in questi casi all’istituto della malattia.

Proposta rifiutata ancora una volta da CGIL, CISL e UIL, che hanno concentrato tutta la loro azione sul disperato bisogno di firmare un contratto, ad ogni costo e senza nessuna riserva, entro fine anno, per evitare di dover spiegare ai lavoratori il fallimento della loro strategia in occasione delle prossime RSU.

Posizione debolissima nei confronti dell’Aran per sedersi ad un tavolo di trattative e, soprattutto, per poter modificare quanto contenuto nella direttiva Madia!

Anzi il Presidente dell’Aran, da bravo tecnico e da capace analista politico, ha deciso di dimostrare di essere in grado di eseguire alla lettera le disposizioni ricevute per iscritto dal vertice politico, evidenziando, soprattutto in una fase politica estremamente incerta, di poter essere utile a qualsiasi Governo e forza politica che risulterà vincente dopo le prossime elezioni.

E, vista la totale assenza di interlocutori in grado di interagire, ha scritto praticamente da solo il contratto, sottoponendolo ai sindacati per la sottoscrizione.

Nei saltuari incontri il Presidente dell’Aran ha visto il bluff dei sindacati, e, avuto conferma che avrebbero firmato in ogni caso, ha rigettato ogni modifica all’impianto del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali, ancorché su tale punto CGIL, CISL e UIL avessero cercato interventi politici, rifiutando anche aperture verbali del Ministro Madia a possibili modifiche, laddove non fossero state messe per iscritto.

Il modo migliore per affermare la propria capacità negoziale e mantenere il proprio incarico indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni politiche.

Nei due giorni scarsi di trattativa si è limitato a far illustrare il contratto e a raccogliere le osservazioni e richieste di modifiche, per lo più formulate da FLP e dagli altri sindacati che alla fine non hanno sottoscritto l’ipotesi di contratto.

Alla fine dei due giorni, è riuscito a dividere anche CGIL, CISL e UIL, e visto che l’unica modifica chiesta dalle stesse OO.SS. era il ritorno alle relazioni sindacali prima della modifica Brunetta, ha deciso non di vincere ma di STRAVINCERE, non modificando neanche le parti che pur messe nella bozza di contratto, era pronto a eliminare o modificare.

 È ovvio che ora Governo e sindacati firmatari CGIL, CISL, UIL e Confsal-Unsa, per i quali  sono bastate poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma apposta nella notte del 22 dicembre – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona, dovranno cantare vittoria e sperare, mettendo in campo tutti i mezzi mediatici, che i lavoratori ci credano e votino per loro alle prossime elezioni politiche e a quelle delle RSU.

D’altronde per alcuni il mantenimento del proprio potere, del proprio incarico, del proprio trattamento economico è l’unica cosa fondamentale da salvaguardare. Tutto il resto sono sciocchezze e favole buone da raccontare ai bambini.

NOI LA PENSIAMO DIVERSAMENTE!

Pensiamo che le parti datoriali e sindacali, e coloro che li rappresentano, possano  trattare su quasi tutto: soldi, organizzazione del lavoro, relazioni sindacali, ecc., e in queste trattative ognuno fa valere la propria forza, capacità e abilità per giungere al miglior risultato per la parte rappresentata. NON SUL DIRITTO ALLA SALUTE E SULLA VITA UMANA!

Riteniamo, infatti, che ciascuno dei partecipanti alle trattative (sia di parte datoriale che sindacale), indipendentemente dall’incarico, dal potere, dall’aspetto economico che ne deriva, debba ricordarsi di essere prima di tutto un essere umano.

E questo comporta che se un essere umano ha coscienza che dalle proprie azioni potranno derivare ansia e disperazione in migliaia di persone sofferenti, impedendo loro il diritto alla salute e in alcuni casi anche alla vita, può anche decidere di vincere o stravincere e mantenere o rafforzare i suoi incarichi, il suo potere, il suo trattamento economico, ma rischia di perdere qualcosa di molto più importante: LA SUA ANIMA !!!

Il SEGRETARIO GENERALE
Marco Carlomagno

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