COME PREVEDIBILE PRIMA RIUNIONE ASSOLUTAMENTE INTERLOCUTORIA E…
Se qualcuno si aspettava decisi passi in avanti già dalla prima riunione svoltasi in Aran nella giornata di oggi relativamente al rinnovo del CCNL del Comparto Funzioni Centrali, rimarrà deluso perché nonostante tutti questi anni senza contratto e la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 ottenuta dalla FLP, l’apertura della stagione contrattuale si è svolta in linea con le “peggiori” tradizioni.
Infatti il Presidente Aran, con un lungo e dettagliato excursus ha ripercorso l’articolato dell’atto di indirizzo che traccia per la predetta Agenzia i termini e i vincoli di parte datoriale per il rinnovo del contratto del Comparto Funzioni Centrali, primo dei cinque comparti previsti dal nuovo modello, e per certi versi quello più articolato in quanto comprende realtà complesse e disomogenee come Ministeri, Agenzie Fiscali ed Enti Pubblici non Economici.
Una lettura, quella del Presidente Gasparrini, che ha intrinsecamente evidenziato le pecche, le difficoltà e i limiti che come FLP abbiamo previsto da tempo e che purtroppo si collocano in un contesto nel quale:
- i margini di manovra di carattere economico sono allo stato fermi agli incrementi previsti per il 2016 e 2017, con una dotazione di circa 40 euro, in attesa degli stanziamenti previsti per il 2018: quanto sopra per arrivare almeno agli 85 euro, mentre di fatto, nessuna novità in ordine alla necessaria defiscalizzazione degli 80 euro concessi dal Governo Renzi e spacciati in allora come un vero e proprio aumento contrattuale;
- nonostante le modestissime aperture riscontrabili nei due nuovi decreti legislativi modificativi del 165/2001 e del 150/2009, appare tutto da costruire sul fronte delle relazioni sindacali dove l’atto di indirizzo non innova realmente nel rapporto fra legge e contratto quale condizione necessaria per avviare una seria e condivisa riforma della PA nell’interesse dei cittadini;
- in tema di rapporto di lavoro, niente di nuovo, vengono elencati gli istituti vigenti e viene inserita quella parte relativa ai provvedimenti disciplinari che abbisogna del passaggio attraverso il CCNL;
- stessa cosa dicasi per il salario accessorio e per l’ordinamento professionale, sul quale viene precisata la necessità di una possibile ed evidente rifasatura in ragione delle diverse tipologie attualmente previste dai sistemi di classificazione dei tre ex comparti ora diventati comparto unico.
In più il Presidente Aran, ripetendo una prassi oramai consolidata, ha proposto la costituzione di quattro tavoli tecnici per approfondire le tematiche di cui sopra delle quali, per altro, ha elencato solo i titoli senza alcuna auspicata indicazione, quanto meno sul fronte della parte giuridico – ordinamentale e si è impegnato a far pervenire un primo canovaccio con i “titoli di testa” del rinnovo contrattuale.
Francamente poco per iniziare una trattativa che, dopo otto anni, doveva a nostro avviso segnare quanto meno qualche passo in avanti dalla parte del datore di lavoro pubblico colpevole di un pesante blocco economico, caratterizzato non solo da una perdita del potere di acquisto delle retribuzioni del settore, ma anche da un blocco delle carriere ed un arretramento sul fronte dei diritti e delle tutele.
Ecco perché la posizione della FLP e della Confederazione CGS, presenti in delegazione all’incontro, è stata caratterizzata da una posizione di franco dissenso rispetto al tentativo di rinchiudere la trattativa negli ambiti angusti dell’atto di indirizzo che può valere per l’Aran ma a cui noi contrapponiamo la nostra piattaforma sindacale con le nostre proposte e le nostre idee.
Ovviamente non ci riteniamo soddisfatti neppure dei limiti di carattere economico che sembrano essere imposti e insuperabili per il nostro Comparto, limiti che, di fatto, non raggiungono neppure i tetti previsti dal fantomatico accordo pre referendum sottoscritto il 3O novembre 2016 da altre confederazioni sindacali, e francamente ci lascia alquanto perplessi il fatto che per altri (comparti) sembra possano essere trovate risorse aggiuntive (…) alla faccia della perequazione e delle piramidi retributive.
In ogni caso, non ci sottrarremo al confronto nei tavoli di carattere tecnico che eventualmente l’ARAN deciderà di costituire, e sui quali ci riserviamo di fornire puntuale e dettagliata informazione ai lavoratori, così come su tutto il percorso che si è avviato.
Auspichiamo un fronte quanto più compatto possibile da parte delle Confederazioni e delle Federazioni rappresentative per traguardare il superamento dei limiti imposti dall’atto di indirizzo, limiti che riteniamo insopportabili dopo tutti questi anni di blocco contrattuale.
LA SEGRETERIA GENERALE
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Si trascrive di seguito il comunicato stampa diramato in data odierna dall’Ufficio Stampa della CGS (Confederazione Generale Sindacale) in merito alla riunione che si terrà domani 19 luglio 2017 all’ARAN.
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Roma, 18 luglio – “La trattativa con l’ARAN per il rinnovo dei cinque contratti del personale del pubblico impiego non solo parte in ritardo ma pure in salita. L’assoluta carenza di risorse economiche, infatti, pende come una spada di Damocle sul buon esito del tavolo”. A lanciare l’allarme è la Confederazione generale sindacale (CGS) alla vigilia del primo appuntamento operativo tra Governo e sindacati.
“Non depone di certo bene che questa convocazione arrivi a più di due anni dalla sentenza della Corte costituzionale che, proprio pronunciandosi su un ricorso della Federazione lavoratori pubblici (FLP), ha riconosciuto come incostituzionale il blocco reiterato della contrattazione nel pubblico impiego – spiega Marco Carlomagno, segretario della FLP e vicesegretario generale della CGS – Ma è ancora più grave il fatto che parta senza risorse concrete spendibili: per il biennio 2016-2017 ammontano a poco più di 30 euro lordi pro-capite, mentre per il 2018 non risultano ancora stanziate, sbugiardando lo stesso accordo preelettorale che il Governo Renzi strappò a Cgil, Cisl e Uil a novembre 2016 con la promessa degli 85 euro”.
Dalla rivalutazione degli stipendi e delle indennità di amministrazione al rilancio della contrattazione integrativa con risorse aggiuntive derivanti dai risparmi su esternalizzazioni e appalti, passando per una ridefinizione dell’attuale ordinamento professionale e per il riconoscimento delle professionalità e dei percorsi di carriera nel pubblico impiego, la CGS promette battaglia: “Ci batteremo all’Aran e nel Paese – conclude Carlomagno – per dare a lavoratrici e lavoratori un contratto autentico e innovativo, in grado di riconoscere a livello economico e professionale il valore del lavoro pubblico”.
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L’UFFICIO STAMPA
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Dopo il notiziario inviato per la quota 41 Precoci, vi informiamo della successiva circolare INPS, la n° 100 del 16.6.2017, che dispone le modalità operative per la tanto sospirata attuazione dell’ APE SOCIAL.
Premesso che la prima scadenza per la domanda di “ADESIONE” o di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio è il 15 luglio 2017.
La domanda va presentata in via telematica all’INPS che ne rilascia ricevuta con l’annotazione della data e dell’ora ma questa non è ancora la domanda vera e propria di pensione ma quella di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio.
Le condizioni per il riconoscimento possono essere maturate a tutto il 31.12.2017, mentre per coloro che vengano a trovarsi nelle condizioni entro il 31.12.2018, la domanda va presentata entro il 31.3.2018.
Le domande presentate in date successive al 15 luglio 2017 e al 31.3.2018, purché pervenute entro e non oltre il termine del 30 novembre di ciascun anno, possono essere prese in considerazione in presenza di residue risorse economiche e l’INPS dovrà riconoscere tutte le condizioni e comunicare l’esito dell’istruttoria entro il 15 ottobre 2017 e entro il 30 giugno dell’anno 2018 e solo allora il lavoratore potrà presentare domanda di accesso all’APE.
In sintesi, i lavoratori interessati, per godere del beneficio in questione, oltre ad avere compiuto almeno 63 anni di età, devono trovarsi in una delle seguenti condizioni:
- stato di inoccupazione da un trimestre successivo alla conclusione del periodo di percezione della disoccupazione, in possesso dell’anzianità contributiva minima di 30 anni
- assistenza, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, al coniuge, persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, ai sensi della legge 104/92;
- riduzione della capacita lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, di grado almeno pari al 74% e possesso di almeno 30 anni di contributi;
- essere lavoratori dipendenti da almeno sei anni in maniera continuativa cui alle attività gravose di cui all’allegato C di cui alla Legge di Bilancio 2017 (es. infermieri, netturbini, etc..) ed in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni;
Per molti altri dettagli, vista la complessità delle situazioni, si rimanda alla citata circolare n. 100 dell’INPS che si allega.
Il Dipartimento Politiche Previdenziali e Assistenziali
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