Anche quest’anno arriva la ricorrenza della Festa delle donne, e sempre più spesso si sente dire dalle stesse che non credono più al valore di questa giornata. Questo probabilmente non perché siano certe che la parità sia stata raggiunta, quanto piuttosto perché si sono convinte della inutilità della battaglia.

Sta di fatto che i dati forniti dai recenti studi elaborati dal CENSIS e dall’OCSE confermano che il nostro paese resta fanalino di coda in Europa nel superare le differenze di genere. Questi sono alcuni degli elementi valutati: in cifre, le italiane lavorano sempre di più, sono pagate meno, e il peso degli impegni familiari è soprattutto sulle loro spalle; la giornata media vede le donne avere: un’ora in meno di tempo libero rispetto agli uomini, quasi 4 ore in più di lavoro familiare, circa 2 ore in meno di occupazione retribuita. E anche se non lavorano, le donne impiegano per gli spostamenti soltanto 17 minuti in meno degli uomini, in auto o su mezzi pubblici, presumibilmente per accompagnare bambini e genitori anziani. Per contro è caduto lo stereotipo che “le donne passano davanti allo specchio più tempo degli uomini”: in una giornata, uomini e donne tra i 25 e i 64 anni dedicano alla cura personale il 46% del loro tempo (la differenza è dello 0,2%, e nelle 11 ore circa è compreso il riposo notturno).

Inoltre il rapporto del CENSIS conferma la differenza tra le retribuzioni: nel privato i salari sono inferiori del 19,6%, e nel pubblico del 3,7% in meno dei colleghi. Proprio per la necessità di conciliare le cure familiari con il lavoro, le donne accettano il part-time più spesso degli uomini, e siamo il 3° paese in Europa, dopo Grecia e Cipro, per donne in part-time involontario (60,3%). Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 12,6%, contro una media europea del 8,8%, e la percezione delle scarse possibilità di avanzamento nella professione delle donne lavoratrici è segnalata dal 53% delle donne intervistate (e le più sfiduciate in Europa sono le italiane). L’OCSE conferma che: gli uomini italiani siano ancora poco collaborativi nei lavori domestici, e che dedicano ad aiutare la partner soltanto 100 minuti in media al giorno. E siamo avanti solo a Turchia, Portogallo e Messico, paesi che certo non brillano per emancipazione femminile. Ovvio che la crisi, e il limitato welfare italiano riversino sulle spalle delle donne il loro carico. Infatti nel 2016 siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni con il 48%; davanti alla sola Grecia, mentre la migliore è sempre la Svezia, con il 74,9%.

Perciò siamo ben lontane dall’aver raggiunto parità e pari opportunità, c’è molto da fare, e nessun altro ha interesse a sostenerci, dunque è necessario riprendersi la consapevolezza della sopravvivenza del gap di genere tuttora esistente. Eppure dal 1991 il numero di donne laureate rispetto agli uomini è sempre stato maggiore, con il picco del 2011 (58,9%). Eppure l’eccellenza, la capacità delle donne nell’impegnarsi su più fronti, la loro visione dei tempi della vita, dovrebbero essere considerate una risorsa strategica rilevante, un fondamentale supporto allo sviluppo delle attività produttive; ciò tanto più se si tiene  conto che le attività di cura saranno sempre più necessarie, nella prospettiva di un mondo sempre più anziano.

Sul tema, val la pena di menzionare un film recente, “Hidden figures” (Figure nascoste), che in Italia diventa “Il diritto di contare”: una storia vera che racconta di donne nere, della loro intelligenza, del loro apporto in un mondo maschile come la NASA ai tempi dei primi voli spaziali, il cui contributo è stato essenziale nella corsa americana alla conquista dello spazio. Le protagoniste sono Katherine Johnson, fisica e matematica, Dorothy Vaughan, matematica e manager, Mary Jackson, matematica e ingegnere. Vi si racconta di John Glenn, primo americano a entrare in orbita attorno alla terra per 3 volte, che non fidandosi del nuovissimo calcolatore IBM, chiese che la traiettoria fosse calcolata da quella “ragazza intelligente”, Dorothy.

E perciò riprendiamoci la festa, dobbiamo crederci.

Buon 8 marzo a tutte le donne !!!

                                                                IL DIPARTIMENTO FLP

                                                                MOBBING, STALKING E PARI OPPORTUNITA’

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Si è tenuta stamani a palazzo Vidoni la riunione del tavolo costituito ai sensi dell’art. 6 comma 5 del D. Lgs. 178/2012 avente all’odg la ricollocazione del personale della Croce Rossa.

Nel corso dell’incontro la D.ssa Barilà, Dirigente dell’Ufficio per l’organizzazione e il lavoro pubblico del Dipartimento, che ha presieduto la riunione, ha comunicato che all’attualità restano da collocare solamente 66 unità di personale, che si ritiene di poter assegnare entro l’estate e che quindi tutta l’operazione, alquanto complessa, sta concludendosi positivamente grazie alla collaborazione sia di Croce Rossa che delle tante Amministrazioni interessate.

 Inoltre, ci è stato pure comunicato che è stato presentato un emendamento di natura governativa in sede di conversione in legge del Decreto legge di contrasto all’immigrazione illegale (Atto Senato 2705) che garantisce il mantenimento dell’assegno ad personam al personale ex CRI ricollocato in questi mesi, con effetto retroattivo dal momento dell’inquadramento.

Nel dare atto del lavoro svolto e dell’impegno profuso da tutti i soggetti impegnati nella cabina di regia, come FLP nel nostro intervento abbiamo segnalato la necessità di approfondire, in tale sede, le problematiche che in qualche caso stanno scaturendo “post inquadramento”.

Ci riferiamo in particolare ai casi di diverso inquadramento giuridico di personale, in possesso di medesimi requisiti e posizione economica, all’interno di Amministrazioni dello stesso comparto, come ad esempio avvenuto in Avvocatura dello Stato ed al MIT dove il personale ex CRI è stato a nostro parere sotto-inquadrato giuridicamente, in un area diversa da quella spettante.

In tale direzione, e al fine di avere un quadro di riferimento organico per poter evidenziare le discrasie e portarle a giusta soluzione, abbiamo costituito un apposito gruppo di lavoro in seno alla nostra Federazione che ha lo scopo di raccogliere le segnalazioni e di portarle a fattore comune nelle diverse sedi istituzionali ed in primis in Funzione Pubblica che è il luogo deputato a dare direttive uniformi in tal senso.

Invitiamo quindi tutto il personale interessato alla questione a contattarci via mail all’indirizzo flp@flp.it segnalandoci la propria situazione.

La prossima riunione della cabina di regia si terrà probabilmente entro i primi giorni di giugno 2017.

LA SEGRETERIA GENERALE

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L’invio alle Camere, per il prescritto parere, del Decreto delegato di riordino del Testo unico dei dipendenti civili dello Stato è l’ennesima occasione per un nuovo, ingiustificato, attacco al lavoro e ai milioni di lavoratori e lavoratrici dei settori pubblici.

Invece di mettere in campo le azioni prodromiche e necessarie per l’apertura del negoziato all’Aran delle trattative per il rinnovo dei contratti pubblici, e a prevederne il dovuto finanziamento – afferma Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP – la Ministra della Funzione Pubblica licenzia un testo che non solo non supera le parti punitive volute da Brunetta all’atto della rilegificazione del lavoro pubblico, ma le peggiora, inserendo una serie di norme sulle presenze, l’assenteismo e la valutazione della perfomance individuale, assolutamente ingiustificate e non motivate.

I fenomeni di assenteismo e di mancata rilevazione delle presenze, che noi condanniamo fermamente – continua Carlomagno – sono assolutamente residuali rispetto alla platea di lavoratori e in netta diminuzione in questi anni. Non giustificano quindi il clima di caccia alle streghe e di criminalizzazione di questi mesi. Così come prevedere il licenziamento in caso di presunta valutazione negativa o di mancata accettazione della mobilità “selvaggia”, toglie solo diritti e non da alcuna garanzia, in mancanza di modalità applicative uniformi di tali istituti che resterebbero assolutamente discrezionali.

La verità – prosegue Carlomagno – è che in questo modo il Governo cerca l’alibi per reiterare il vergognoso blocco dei contratti che dura ormai da 8 anni, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che a giugno 2015 si pronunciò proprio sul ricorso della FLP.

Altro che rinnovo dei contratti e modifica delle leggi Brunetta che CGIL, CISL, UIL e CONFSAL sbandierarono a fine Novembre 2016 quando firmarono l’incredibile patto preelettorale che nelle intenzioni di Renzi doveva servire a vincere il referendum e che invece si è rivelato, come era del tutto prevedibile, solo un’ennesima beffa per i lavoratori.

Roma, 8 febbraio 2017 L’UFFICIO STAMPA

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8 Marzo: La parità non può essere un illusione…

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