PAntascienza al potere all’Antonianum: il confronto su governi e PA del futuro

Presentata all’Antonianum il 15 gennaio l’antologia “PAntascienza al potere”: una riflessione per il futuro della Pubblica Amministrazione.

Un interessante articolo di Cecilia Capanna su lentepubblica

“Quale sarà il futuro del potere? E, soprattutto, quale potere avrà il futuro nel ridisegnare le istituzioni pubbliche e la Pubblica Amministrazione? Da questa domanda-stimolo ha preso avvio, il 15 gennaio 2026, la presentazione dell’antologia “PAntascienza al potere”, edita da Edizioni Themis, ospitata nella prestigiosa cornice della Biblioteca della Pontificia Università Antonianum.

L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione ad alto profilo culturale e istituzionale, capace di mettere in dialogo immaginazione, competenze professionali e scenari futuri. Ha inoltre offerto al pubblico una chiave di lettura originale sui cambiamenti che attendono i governi e la Pubblica Amministrazione.

Un dialogo tra cultura, innovazione e istituzioni
A moderare l’evento è stato Francesco Grasso, curatore dell’antologia e autore, che ha guidato il confronto partendo dal filo conduttore dell’opera: l’uso della narrazione e della “fantascienza amministrativa” come strumento per interrogarsi sui possibili sviluppi del potere pubblico, tra trasformazione digitale, intelligenza artificiale e nuovi modelli decisionali.

Accanto a lui, l’editrice Isabella Corradini, presidente di Edizioni Themis, ha sottolineato il valore culturale e divulgativo del progetto editoriale, capace di rendere accessibili temi complessi come la governance del futuro, la sicurezza, l’etica tecnologica e l’evoluzione delle istituzioni pubbliche.

I governi del futuro e la PA che cambia
Nel corso dell’incontro sono intervenuti alcuni dei co-autori dell’antologia: Marco Carlomagno, Antonio Naddeo, Corrado Giustozzi, Monia Guredda, Giovanni Manca e Sergio Valzania. I loro contributi hanno offerto punti di vista complementari sui governi del futuro e sul futuro della Pubblica Amministrazione. Hanno affrontando infatti i temi centrali per il dibattito contemporaneo: dalla trasformazione digitale alla cybersecurity, dal ruolo delle competenze alla necessità di nuove forme di leadership pubblica.

Il confronto ha evidenziato come l’innovazione tecnologica, se governata con visione e responsabilità, possa diventare un alleato strategico per una PA più efficiente, trasparente e vicina ai cittadini, in linea con le riflessioni più autorevoli provenienti dal mondo accademico e istituzionale.

Una sede simbolo del dialogo tra sapere e innovazione
La Biblioteca della Pontificia Università Antonianum, luogo di eccellenza del sapere umanistico e scientifico, ha fatto da cornice ideale a un evento che ha saputo coniugare tradizione culturale e prospettive innovative. L’iniziativa è stata ospitata grazie alla disponibilità del direttore della biblioteca, Lorenzo De Bellis, e del professor Paolo Cancelli, che hanno accolto relatori e pubblico in una sede di grande valore simbolico.

Un pubblico attento e partecipe
L’incontro ha coinvolto un pubblico numeroso e qualificato, composto da studiosi, professionisti, operatori della PA e appassionati di innovazione. Questo ha confermato l’interesse crescente verso forme di riflessione capaci di andare oltre l’analisi tecnica, per interrogarsi sul senso e sulla direzione del cambiamento istituzionale.

“PAntascienza al potere” si propone così non solo come un’opera editoriale, ma come uno spazio di confronto culturale. Un’antologia in cui la narrazione diventa strumento per comprendere le trasformazioni in atto e immaginare, con consapevolezza, la Pubblica Amministrazione e i governi di domani.”

https://lentepubblica.it/cittadini-e-imprese/pantascienza-al-potere-antonianum-confronto-su-governi-e-pa-del-futuro/

Intelligenza artificiale e lavoro pubblico: produttivitá, diritti e riforme passano dalla governance.

“Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale generativa è entrata stabilmente anche nella Pubblica amministrazione: bozze di atti, risposte ai cittadini, sintesi di documenti, supporto alle decisioni. La promessa è chiara: più produttività, meno tempi morti, processi più semplici. Ma la tecnologia, da sola, non genera né qualità né fiducia. Genera velocità. E la velocità, se non è governata, redistribuisce potere senza renderlo visibile.

Il punto non è l’adozione in sé, già avvenuta, spesso in modo informale, ma l’architettura delle riforme che deve accompagnarla. Ogni scelta tecnologica incorpora una visione del lavoro: autonomia o controllo, responsabilità o delega cieca, cooperazione o scorciatoia individuale. Nel settore pubblico questo non è un dettaglio, perché qui il lavoro è anche esercizio di funzione pubblica. Quando atti, valutazioni o comunicazioni al cittadino passano attraverso sistemi opachi, non è in gioco soltanto l’efficienza interna, ma la legittimità stessa dell’azione amministrativa.

Produttività e semplificazione sono obiettivi condivisibili, ma tutt’altro che automatici. L’IA può ridurre il peso dei compiti ripetitivi e accelerare i flussi, ma senza una riprogettazione dei processi rischia di digitalizzare le inefficienze o spostare i colli di bottiglia. La semplificazione non nasce da un tool: nasce da regole chiare, responsabilità definite, qualità dei dati e cooperazione tra uffici.

C’è poi il nodo del capitale umano. L’IA può alleggerire il lavoro e migliorare il benessere organizzativo, ma non rafforza automaticamente il pensiero critico. Senza presidi di qualità e lavoro di squadra, il rischio è un “debito cognitivo”: meno apprendimento, maggiore dipendenza dagli output, indebolimento delle filiere formative. Se scompaiono i compiti di ingresso, con essi rischiano di sparire tutoraggio e comunità di pratica, con effetti sulla competenza amministrativa nel medio periodo.

Perché l’innovazione produca valore pubblico servono scelte di governance coerenti con le riforme in corso. Tre, in particolare.

Primo: trasparenza dei processi e diritti digitali. Occorre mappare dove l’IA è utilizzata, con quali dati e per quali funzioni; distinguere i casi a rischio; definire criteri di qualità e tracciabilità. Spiegabilità, non discriminazione e verificabilità non sono vincoli esterni, ma condizioni di efficacia amministrativa.

Secondo: responsabilità visibile. L’IA può assistere, non sostituire. In atti, valutazioni e comunicazioni deve essere sempre chiaro chi decide, chi firma, chi risponde. L’automazione non può diventare un alibi organizzativo.

Terzo: contrattazione e partecipazione. Integrare l’IA nella regolazione interna non rallenta l’innovazione: la rende sostenibile. In questo quadro, la FLP – Federazione Lavoratori Pubblici ha portato il tema in modo strutturato ai tavoli contrattuali: perimetri d’uso, carichi di lavoro, tutela dei dati, formazione, criteri di valutazione e salvaguardia della responsabilità umana.

Un esempio concreto è l’uso dei people analytics per supportare la valutazione della performance e l’assegnazione dei carichi di lavoro. Senza regole condivise, le metriche automatiche tendono a privilegiare volumi e tempi, penalizzando la qualità e la complessità del lavoro. La contrattazione serve proprio a definire cosa l’IA può “suggerire”, cosa resta di esclusiva decisione umana, e come si garantiscono verificabilità degli output e diritto alla contestazione.

L’alternativa è netta: usare la produttività per aumentare pressione e sorveglianza, oppure per migliorare qualità del lavoro e servizi ai cittadini. L’IA può diventare una leva di riforma solo se incastonata in un ecosistema di semplificazione reale, diritti digitali, contrattazione e leadership responsabile. Innovare senza una bussola valoriale può rendere le amministrazioni più rapide, ma anche più fragili sul piano della fiducia. E nel lavoro pubblico, senza fiducia, anche l’efficienza perde valore.”

Articolo integrale al seguente link:
https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/intelligenza-artificiale-e-lavoro-pubblico-produttivita-diritti-e-riforme-passano-governance-AInsYsw

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