Rinviata a gennaio 2027 la pronuncia sulla legittimità costituzionale del differimento e della rateizzazione
A venti giorni di distanza dall’udienza pubblica del 10 febbraio, i cui contenuti avevamo illustrato nel precedente Notiziario n. 5 del 12 febbraio u.s., nella tarda mattinata di oggi è stato depositato l’atteso pronunciamento relativo ai tre ricorsi contro il pagamento differito (fino a 7 anni) e rateale (fino a 3 rate annuali, senza interessi né rivalutazione) del TFS (Trattamento di Fine Servizio) dei dipendenti pubblici, rimessi alla Corte Costituzionale dai TAR Marche, Lazio e Friuli-Venezia Giulia per sospetta incostituzionalità.
Come noto, a differenza del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) che i lavoratori del settore privato percepiscono integralmente al momento del pensionamento, il TFS, destinato ai lavoratori pubblici, viene invece corrisposto con tempi molto più lunghi, che possono arrivare fino a sette anni, e senza il riconoscimento di interessi o rivalutazione. Inoltre, i tempi di liquidazione variano in base all’importo spettante, potendo arrivare fino a tre rate annuali per somme superiori a 100.000 euro.
Di fronte alle remissioni operate dai tre TAR per sospetta incostituzionalità, con l’ordinanza pubblicata oggi la Corte costituzionale ha deciso di “rinviare all’udienza pubblica del 14 gennaio 2027 la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale sollevate”.
Una decisione francamente inattesa, anche alla luce dei precedenti pronunciamenti della stessa Corte: la sentenza n. 159/2019 e, più recentemente, la sentenza n. 130/2023, nella quale si afferma che il differimento del TFS spettante ai dipendenti pubblici cessati dal servizio per raggiunti limiti di età o di servizio contrasta con il principio costituzionale della giusta retribuzione. La Corte aveva inoltre sottolineato come la rateizzazione aggravi tale vulnus, trattandosi di un emolumento destinato a far fronte alle peculiari esigenze del lavoratore in una fase particolarmente delicata della vita, invitando pertanto il legislatore a individuare i mezzi e le modalità di attuazione di un intervento riformatore.
Alla luce di queste affermazioni, e dopo due anni di mancata attuazione da parte del legislatore, ci si attendeva oggi un ulteriore passo avanti: il riconoscimento del diritto dei lavoratori pubblici cessati dal servizio per raggiunti limiti di età o di servizio a ricevere il proprio TFS senza differimenti né rateizzazioni. Così purtroppo non è stato, e la delusione non può essere nascosta.
Va comunque riconosciuto come, anche in questa ordinanza, la Corte abbia riaffermato che le attuali modalità di erogazione del TFS contrastano con il principio costituzionale della giusta retribuzione, che la rateizzazione non è più accettabile e che il decisore politico è di nuovo sollecitato a intervenire.
Ma la Corte ha questa volta fissato un termine preciso: quello della prossima udienza del 14 gennaio 2027, dove, in caso di ulteriore inerzia del legislatore, verrebbe dichiarata l’illegittimità costituzionale delle norme vigenti sul TFS, con tutto ciò che ne consegue. Verosimilmente avranno pesato preoccupazioni di ordine politico, e ancor più i timori per il “significativo impatto sulle finanze pubbliche in termini di fabbisogno di cassa”, che ha indotto la Corte a rimettere le scelte alla discrezionalità legislativa. Le stime prospettate dall’INPS nell’udienza di febbraio pare dunque abbiano avuto il loro peso.
Ci auguriamo che l’ordinanza della Corte porti Governo e Parlamento a intervenire in modo finalmente risolutivo, cancellando le attuali illegittimità e iniquità. Quel che è certo è che serve una riforma vera del trattamento di fine servizio dei lavoratori pubblici, che riporti il TFS a tempi di liquidazione fisiologici, superi differimenti e rateizzazioni e restituisca piena certezza ai lavoratori nel momento del passaggio alla pensione. Non servono ulteriori interventi tampone o misure parziali – come quelle introdotte dalla legge di bilancio di quest’anno, che anticipano di tre mesi la liquidazione ma con perdita della detassazione prevista per il TFS erogato dopo 12 mesi.
Basta interventi-cerotto: serve una riforma vera.
La CSE continuerà a incalzare le istituzioni e promuoverà ogni iniziativa utile affinché, prima dell’udienza del 14 gennaio 2027, venga definita una disciplina finalmente risolutiva, e non l’ennesimo rinvio.
La Segreteria Generale CSE












