Il Ministro Zangrillo convoca le confederazioni sindacali il 27 Novembre a palazzo vidoni
Come richiesto dalla FLP, si apre il confronto con il Governo per definire le iniziative politiche e normative necessarie per rilanciare il lavoro pubblico
Pensioni: conferma regole flessibilità 2024, “Bonus Maroni” esteso, trattenimenti in servizio per i pubblici, ripristino rivalutazione piena.
E’ approdato alla Camera, il DDL adottato dal C.d.M. che reca il bilancio di previsione per il 2025 e il bilancio pluriennale 2025-2027(Atto Camera n. 2112, assegnato alla Commissione Bilancio).
Il DDL si compone di 144 articoli, è stato messo a punto sulla base del quadro di finanza pubblica fissato dal PSB (Piano strutturale di Bilancio, già inviato alla Commissione Europea) ed è in linea con il nuovo patto di stabilità europeo. L’entità della manovra è complessivamente pari a circa 30 mld €, parte dei quali arriverà da maggiori entrate, parte da un “prestito” di Banche e Assicurazioni e, per altri 3 mld, da una nuova spending review che prevede tagli lineari del 5% ai bilanci delle PP.AA.
Tra le misure più importanti, vanno citati il taglio finalmente strutturale per i lavoratori dipendenti del cuneo contributivo, già varato dal Governo Draghi, poi prorogato nel 2023/24 e ora esteso fino a 40mila € lordi, e la riduzione anch’essa strutturale delle aliquote IRPEF da quattro a tre, misure entrambe che non porteranno neanche un € in più nelle buste paga 2025 dei lavoratori ma neanche ne diminuiranno gli importi, come sarebbe avvenuto in caso di mancato intervento. I due provvedimenti cubano insieme circa 15,5 mld €, e rappresentano una scelta certamente positiva.
Di altrettanto rilievo, appare sicuramente lo stanziamento di risorse per i rinnovi dei CCNL 2025-2027 del P.I. (1.755 mld per il 2025; 3.550 per il 2026 e 5.550 per il 2027), che creano le condizioni per un sollecito avvio della trattativa in sede ARAN per il rinnovo 2025/2027, una volta definito e chiuso quello 2022-2024; previsti inoltre stanziamenti per il successivo triennio 2028-2030.
Sempre in materia di rinnovo CCNL 2022-2024, il DDL dispone uno stanziamento ulteriore dello 0,22 % sul monte salari, che porterà l’incremento contrattuale del triennio 2022-24 al 6%. Note stonate per il settore pubblico, invece, la riduzione del turnover 2025 al 75%, su cui si è già espresso negativamente il Segr. Gen. FLP Marco Carlomagno, e il taglio di n. 5.660 posti di personale docente e n. 2.174 posti di personale ATA nel settore scuola. Nota decisamente dolente, inoltre, i ridotti stanziamenti in materia di fondo sanitario nazionale (dai 4,7 mld € richiesti dal Ministro Schillaci ai 2,3 mld € del DDL), che impedirà nel 2025, tra le altre cose, l’assunzione di 30mila dipendenti.
In materia di lavoro, confermata la detassazione dei premi di produttività (5%) fino a 3mila € (ma solo per i lavoratori privati) e l’inserimento tra i fringe benefits, per i neo assunti con redditi fino a 35mila €, delle somme utilizzate per affitto e utenze, che abbiano però trasferito la residenza oltre un raggio di 100 km tra il precedente luogo di residenza e la nuova sede di lavoro, con applicazione del beneficio per i primi due anni di assunzione e fino a max 5mila €; infine, in materia di sociale, il
rifinanziamento della “carta dedicata a te” e il varo ex novo della “carta per i nuovi nati”.
Se questi sono i provvedimenti di più spiccato interesse generale del DDL Bilancio 2025, una parte di rilievo, come sempre, la recitano le scelte in materia previdenziale, su cui ci soffermiamo un po’ più da vicino. Queste le misure più importanti recate dal DDL sulle pensioni:
Conferma di “Quota 103”, “APE sociale” e “Opzione donna”, con i requisiti più penalizzanti già introdotti con la legge di bilancio 2024 (si veda, a tal proposito, il nostro Notiziario n. 1 del 5 gennaio 2024 , che hanno reso di certo meno conveniente l’accesso a queste opzioni. Con un di più per il 2025, in quanto vengono potenzianti i meccanismi di incentivazione a rimanere a lavoro:
innanzitutto, la conferma del c.d. “bonus Maroni” (possibilità di scelta per chi ha maturato “quota 103” di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico – 9,19% -, pur se con successiva pensione a regime ridotta), che nel 2025 verrà anche defiscalizzato ed esteso a chi ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi, 41 e 10 mesi per le donne);
in secondo luogo, la fine dell’obbligo di pensionamento per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto i 67 anni d’età o i requisiti per la pensione anticipata ordinaria a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), che consentirà così ai lavoratori, su base volontaria, la permanenza al lavoro fino a 70 anni e alle PP.AA. di trattenere dipendenti per svolgere tutoraggio e l’affiancamento dei neoassunti o per altre esigenze. Le AA.PP. dovranno comunque rispettare il limite del 10% delle richieste rispetto alle nuove assunzioni programmate. Una misura, questa del trattenimento in servizio, che riteniamo accettabile perché basata sulla scelta volontaria del lavoratore, che però non deve diventare un alibi per limitare le nuove assunzioni nel pubblico.
Blocco di stipendi e pensioni per dipendenti/ex dipendenti pubblici con importi superiori a 2.500 € lordi mensili che hanno debiti tributari con Agenzia Entrate o altri EE.PP. superiori ai 5mila €.
Giovani: conferma anche per il 2025 della penalizzazione introdotta con legge di bilancio 2024 (aumento da 2,8 a 3 volte l’assegno sociale per poter uscire dal lavoro a 64 anni e 20 di contributi, dunque serve una pensione di 1600 € lordi mensili), però ancora senza poter cumulare quote versate ai fondi complementari come pure si era ipotizzato in queste settimane, misura invece varata per le pensioni di vecchiaia (67 anni) con importi inferiori all’assegno sociale (€ 534,41).
Pensioni minime:l’annunciato aumento sarà pari a pochissimi spiccioli, passando dagli attuali € 614,77 a € 617,89, con una rivalutazione 2025 quindi pari solo al 2,2% (nel 2024, era stata pari al 2,7%) e dell’1,3% nel 2026. Noi confidiamo che il Parlamento modifichi in aumento questi importi.
Rivalutazione 2025: la novità, dovuto alla bassa inflazione media 2024 (1,5% circa), è il ritorno alla rivalutazione ex L. 388/2000 per tutti i trattamenti, senza le minori coperture avute negli ultimi due anni, e dunque avremo: rivalutazione piena per trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo (€ 614,77 lordi mensili), il 90% per trattamenti da cinque a sei volte il trattamento minimo, e il 75 % di copertura per quelli superiori (daremo comunque il dettaglio dopo il decreto del MEF).
Nel complesso, una manovra di sostanziale “galleggiamento” in materia di pensioni, che segna però una brusca inversione rispetto alle intenzioni del passato: non più la cancellazione della “Fornero” o “quota 41”, tanto invocate e sbandierate, ma di contro forti incentivazioni, ai lavoratori con i requisiti per la pensione, a rimanere al lavoro anche fino a 70 anni, con la ragionevole certezza che il 2025 segnerà una ulteriore e maggiore caduta libera per tutte le forme anticipate di pensione.
Seguiremo i lavori parlamentari (audizioni dal 4 all’11, limite per gli emendamenti il 10 pp.vv.), e daremo tempestivamente conto a chi ci segue degli approdi conclusivi del confronto parlamentare.
Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati
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Approvato il PSB, poche risorse per la manovra 2025
Pensioni: ancora regole flessibilità 2024, trattenimenti in servizio per i pubblici, potenziamento secondo pilastro e ripristino regole perequazione
Con il varo del PSB, si è alquanto modificato lo scenario previsto sulle regole previdenziali per l’anno 2025
Il PSB (Piano Strutturale di Bilancio di medio termine) rappresenta una delle novità introdotte dalla riforma del bilancio europea del 2023 e dal nuovo patto di stabilità ed ha già avuto il via libera dal Parlamento. Sostituisce la vecchia NADEF (Nota di aggiornamento del DEF) e, al pari della stessa, reca il quadro di finanza pubblica e delinea gli spazi di manovra della legge di bilancio, ma in modo di certo più impegnativo rispetto al passato in quanto è proiettato nel quinquennio e fissa in modo vincolante i tetti massimi di spesa per i prossimi 7 anni, con un tasso crescita medio previsto all’1,5%. Il che significa, per l’Italia, un taglio annuo al deficit strutturale di circa 12 miliardi nel 2025 e 2026 seguito da correzioni più leggere negli anni dal 2027 al 2031, quando la discesa del deficit sotto al 3% del PIL dovrebbe farci uscire dalla procedura di infrazione.
Se questa è la nuova cornice, peraltro aggravata dalle previsioni più negative della Banca d’Italia (PIL a 0,8 nel 2024), appare evidente che la manovra per il 2025 sarà molto poco espansiva, come già nel 2023 e 2024 per mancanza di risorse adeguate, che il Governo vuole – e noi siamo d’accordo – impegnare in primis nella conferma della riduzione del cuneo retributivo e dell’IRPEF a tre aliquote e con più risorse per la Sanità.
In questo contesto, a scorrere il PSB, non appaiono all’orizzonte del 2025 le misure che noi auspicavamo in materia di pensioni, in primo luogo “quota 41” (uscita dal lavoro con il solo requisito di 41 anni di contributi), ma l’impressione è che si vada verso una stagione ancora interlocutoria in materia di pensioni.
Dunque, il DDL 2025, che vedrà la luce entro questo mese, dovrebbe infatti vedere confermate le regole pensionistiche 2024, con una sola, piccola novità: l’aumento delle pensioni minime che, con la conferma dell’incremento una tantum 2024 (2,7%) e la perequazione 2025 (1% circa), potrebbero salire a 620 € circa.
Per il resto, sempre a leggere il PSB, il DDL bilancio 2025 in materia di pensioni 2025 dovrebbe recare:
la conferma in tema della flessibilità delle regole attuali su “quota 103”, “opzione donna” e “APE Sociale”;
la conferma del c.d. “bonus Maroni” (possibilità di scelta per il lavoratore che ha maturato “quota 103” di restare al lavoro optando per la destinazione in busta paga della quota di contribuzione a suo carico – 9,19%, ma con successiva pensione ridotta a regime), forse con una estensione ad altri soggetti rispetto ai soli quotisti;
la fine dell’obbligo di pensionamento per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto i 67 anni d’età o i requisiti per la pensione anticipata ordinaria a 65 anni d’età (limite ordinamentale di servizio), consentendo così ai lavoratori, in assenza di domanda di pensionamento, la permanenza al lavoro fino a 70 anni, e alle PP.AA. di trattenere dipendenti ad elevato know-how e di conseguire un efficace trasferimento di saperi lavorativi;
ai fini del potenziamento della previdenza complementare, sollecitato dal PSB, un nuovo semestre per il “silenzio assenso” e la promozione su base volontaria (oppure obbligo?) di versare il 25% del TFR ai fondi;
indicizzazione 2025 all’inflazione (c.d. “perequazione”) ma con il ripristino dei tre vecchi scaglioni (100, 90 e 75 %), che appare una scelta cautelare in vista del prossimo pronunciamento della Corte Cost. in materia.
Francamente non ci pare proprio il massimo, ci riserviamo comunque un giudizio a dopo l’uscita del DDL.
Il Ministro Zangrillo convoca le confederazioni sindacali il 27 Novembre a palazzo vidoni Come richiesto dalla FLP, si apre il confronto con il Governo per definire le iniziative politiche e normative necessarie per rilanciare il lavoro pubblico
Al via alla camera l’esame sul DDL manovra 2025 Pensioni: conferma regole flessibilità 2024, “Bonus Maroni” esteso, trattenimenti in servizio per i pubblici, ripristino rivalutazione piena. E’ approdato alla Camera, il DDL adottato dal C.d.M. che reca il bilancio di previsione per il 2025 e il bilancio pluriennale 2025-2027 (Atto Camera n. 2112, assegnato alla Commissione […]
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