Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita.

Con la circolare n. 62 del 4 aprile 2018, n. 62 l’INPS illustra, in sintesi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità con il sistema delle cosiddette quote, adeguati agli incrementi della speranza di vita, come previsto dal decreto direttoriale 5 dicembre 2017.

 

PENSIONE DI VECCHIAIA: REQUISITO ANAGRAFICO

 

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

Al 31 dicembre 2020

67 anni
Dal 1° gennaio 2021 67 anni*

 


*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122

 

 PENSIONE ANTICIPATA: REQUISITO CONTRIBUTIVO

 

 Anno Uomini Donne
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

43 anni e tre mesi

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 43 anni e tre mesi*

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi*

(2197 settimane)

 

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

 

 IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP

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Tutte le sigle sindacali, questa volta più che mai, sono scese massicciamente in campo perché questa tornata cade nel periodo del rinnovo contrattuale.

Questo dato è incontrovertibile ed è dimostrato sia dai vari comunicati sindacali che dagli argomenti dibattuti nelle numerose assemblee. Dove ognuno, anche chi non si è mai visto in questi anni, o ha fatto più danni della grandine, ha cercato una nuova verginità, come se fossimo all’ennesimo anno zero.

Ora però la decisione tocca a voi e dovete scegliere non più solo quale collega possa meglio portare avanti negli uffici le istanze dei lavoratori, ma soprattutto a quale sindacato dare credito e quale messaggio forte mandare alle organizzazioni sindacali sulla questione del rinnovo contrattuale.

Del contratto ora conoscete tutto, avete letto o sentito le ragioni dei firmatari e di noi della FLP che non lo abbiamo firmato e, soprattutto, pesato in tasca la miseria dei cosiddetti incrementi economici dopo circa otto anni di blocco.

Quindi, se siete favorevoli alla nuova perdita di ulteriori materie riservate alla contrattazione (compreso ora l’orario di lavoro…), se siete soddisfatti degli aumenti contrattuali, se siete favorevoli a come hanno regolamentato le visite mediche e la tutela della salute, se siete favorevoli all’inasprimento delle norme disciplinari, allora fate bene a votare CGIL, CISL, UIL, UNSA-SALFI e CONFINTESA.

 Ma se  tutto questo non vi piace, se ritenete un vulnus aver perso di fatto, tramite la scomparsa della contrattazione, la possibilità di vedere tutelati diritti e partecipazione, se non siete soddisfatti della miseria dell’aumento contrattuale, se ritenete ingiusta la nuova regolamentazione sulle malattie, comprese quella sulle cure salvavita, se ritenete che le nuove norme disciplinari, che ora non riguardano più solo il comportamento nell’ambito del rapporto di lavoro, ma si estendono  anche ai comportamenti nella vita privata, siano sbagliate, allora non avete altra scelta che votare per il sindacato che non ha firmato questo contratto.


Mettendo, per tutelare voi, a rischio anche la sua permanenza ai tavoli contrattuali, considerato che i firmatari hanno pensato bene di ricattarci prevedendo una norma capestro che nulla ha a che vedere con la democrazia ed il rispetto delle regole di rappresentanza.

Questo sindacato è la FLP

Prima di votare, domandatevi quale sindacato quotidianamente vi informa; quale sindacato è propositivo ed è sempre a fianco dei lavoratori; a quale sindacato vi rivolgereste per qualsiasi problema; quale sindacato ha impugnato di fronte alla Corte Costituzionale il blocco dei contratti pubblici, voluto da tutti i governi succedutisi in questo decennio, ottenendo la storica sentenza che ha permesso lo sblocco dei contratti, poi vanificato dagli accordi preelettorali siglati da CGIL CISL UIL UNSA CONFSAL e CONFINTESA alla vigilia del voto sul referendum costituzionale e delle politiche 2018.

Chi si è impegnato, ricorrendo alla giustizia ordinaria e a quella Europea, per fare ottenere alle lavoratrici ed ai lavoratori pubblici un equo indennizzo per gli anni di blocco contrattuale, mentre i firmatari rinunciavano oltre agli arretrati degli anni di blocco, addirittura agli arretrati del 2015!

Chi ha presentato da tempo e da solo una vera e articolata piattaforma per il rinnovo dei contratti, mentre gli altri aspettavano la legge di stabilità e la proposta dell’Aran per sottoscriverla senza batter ciglio.

Chi si è battuto all’Aran, per la previsione di specifiche Sezioni contrattuali nel nuovo Contratto delle Funzioni Centrali, che mette assieme tre comparti con storie e legislazioni abbastanza diverse, per salvaguardarne le specificità, e non danneggiare la funzionalità delle pubbliche amministrazioni nè creare danni economici ai lavoratori (come è avvenuto nel comparto Istruzione e Ricerca).

Chi si è battuto, nel corso dei confronti sulla riforma della Pubblica amministrazione, per riavere la possibilità dei passaggi tra le aree, il superamento della prima area, la ricomposizione dei processi lavorativi per superare il mansionismo.

E chi, se non la FLP, ha proposto all’Aran, nel silenzio di tutte le altre OO.SS., la creazione di una specifica area professionale tra la terza area e la dirigenza, per superare i comportamenti discrezionali ed unilaterali delle Amministrazioni in materia di attribuzione di incarichi organizzativi e di responsabilità, dando certezza giuridica alle alte professionalità.

Noi confidiamo nella vostra libertà di scelta per il successo elettorale che la FLP sicuramente avrà in questa tornata elettorale.

Noi confidiamo in voi per la scelta di un sindacato differente, nuovo, fuori dagli ingranaggi del potere partitico e dalle caste della burocrazia sindacale che è sempre più lontana dai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici.

 

Un risultato che renderà più forte le lavoratrici ed i lavoratori e darà un segnale necessario a chi pensa di poter gestire il lavoro pubblico ancora con pratiche clientelari e con il disconoscimento dei diritti!

 

Siate il cambiamento che volete vedere, votate per le liste FLP

 L’UFFICIO STAMPA

La FLP informa che l’INPS, con una coincidenza fantastica, in data 19.03.2018 (Festa del Papà…) con circolare n. 50 che si allega, ha diramato le istruzioni necessarie per dare attuazione a quanto previsto dall’art. 1, commi 248 e 249, L. 205/2017 (legge di Bilancio 2018) che riconosce l’assegno di natalità (bonus bebè) – già introdotto dall’art. 1, commi 125-129, L. 190/2014 – per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2018 e fino al primo anno di età o nel primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito di adozione.

Nel rinviare a quanto contenuto nella circolare Inps in oggetto, si evidenziano i seguenti punti:

 

– 980 euro (80 euro mensili per 12 mesi) per Isee minorenni non superiore a 25mila euro annui;

– 1.920 euro (160 euro mensili per 12 mesi) per Isee minorenni non superiore a 7mila euro annui.

 

                                             

IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP

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I sindacati firmatari stanno facendo di tutto affinché le gravi penalizzazioni sul diritto alla salute emergano solo dopo le elezioni RSU. E per farlo coinvolgono l’ARAN, invano!

Lo confessiamo: faremmo volentieri a meno di tornare ancora una volta a parlare del contratto e ci vorremmo dedicare con più soddisfazione a disegnare, insieme ai lavoratori, le strategie per smontarlo pezzo dopo pezzo, per quanto è pessimo.

Siamo però costretti a tornarci sopra perché quanto sta accadendo in questi giorni ha dell’incredibile e sta rivelando i tentativi di nascondere, almeno fino alle elezioni RSU, la portata reale delle gravi violazioni del diritto alla salute e alle cure contenute nel nuovo contratto.

Tralasciamo, per ovvi motivi, le boutade dei maldestri sindacati che firmano il contratto ma lo disdicono subito dopo (come se avesse qualche valenza) e i tentativi dell’UNSA di giustificare la propria firma sul contratto mentre dovrebbe spiegare come mai è l’unico sindacato aderente alla Confsal che lo ha firmato (Snals nella Scuola e Fials nella Sanità si sono rifiutate di firmare un contratto fotocopia di quello sottoscritto invece dall’UNSA).

Le vere contorsioni le stanno facendo, invece, i sindacati confederali, che all’indomani della firma della preintesa (23 dicembre 2017) rivendicavano di aver aumentato i diritti con le 18 ore “aggiuntive” per visite specialistiche e diagnostica; quando la FLP li ha sbugiardati rivelando che quelle ore nascondevano in effetti un arretramento sui diritti alla salute e alle cure, loro hanno cercato di mischiare le carte prima dicendo che non cambiava nulla rispetto a prima, e poi (CGIL) giustificandosi con il fatto che se non avessero rivisto la disciplina dei permessi sarebbe intervenuta una legge (non si sa bene fatta da quale Parlamento, visto che le Camere erano già praticamente sciolte).

In questi giorni però si stanno verificando – purtroppo per tutti i lavoratori del comparto – atti che mettono a forte rischio le giustificazioni dei sindacati firmatari in quanto le amministrazioni iniziano ad applicare il contratto per come è scritto e le forti penalizzazioni che la FLP ha denunciato stanno emergendo. E questo riguarda non solo le visite, terapie ed esami diagnostici (art. 35) ma anche l’uso corrente dei permessi orari retribuiti per motivi personali o familiari (art. 32), la loro non frazionabilità e l’impossibilità di attaccare ad un permesso retribuito qualsivoglia altro tipo di permesso, fosse anche la banca ore o il riposo compensativo i quali, ricordiamo, non sono assenze ma lavoro differito svolto in anticipo.

E allora, al culmine della disperazione, cosa si sono inventati i tre sindacati confederali? Sono andati a chiedere aiuto all’ARAN ottenendo una cosa mai vista prima cioè la cancellazione di un comma di un articolo del nuovo contratto fuori dal tavolo di contrattazione, spacciandolo per un grande risultato… e l’ARAN non ha avuto difficoltà a togliere un comma quasi inutile ai fini dell’impossibilità di fruire del trattamento malattia. Ciò che è stato eliminato infatti è la “lett. a) del comma 12 dell’art. 35 (vedere l’allegato per capire meglio).

Il suddetto comma 12 regolamenta un caso molto specifico, quello di un lavoratore che avendo una malattia cronica certificata dal proprio medico curante, si deve sottoporre a una serie di visite/terapie/esami periodici. In questo caso – ma solamente in questo caso – per essere considerato in malattia in quelle giornate, il lavoratore dovrà presentare al proprio ufficio in occasione della prima visita/terapia/esame il certificato del suo medico curante e l’attestazione della struttura sanitaria dove si è recato. Nelle successive giornate (che devono essere dichiarate dal medico curante nel certificato rilasciato) invece dovrà presentare solamente l’attestazione della struttura sanitaria.

Non risolve per nulla il problema più grande che è quello contenuto nel comma 11 che invece obbliga il lavoratore a presentare sempre la doppia certificazione per potersi vedere riconosciuta la malattia.

La vicenda è istruttiva perché rileva il grande inciucio tra ARAN e sindacati firmatari del contratto, che si vedono fuori dai tavoli di trattativa per fare “maquillage contrattuale” che non modifica nulla (o molto poco) ma fa sembrare di sì.

Ciò è possibile solo per un motivo: perché entrambe le parti (ARAN e sindacati) hanno giocato la partita contrattuale… dalla stessa parte e certamente non da quella dei lavoratori bensì da quella di un Governo che aveva bisogno di andare alle elezioni con i contratti rinnovati e con i lavoratori pubblici, privati dei diritti fondamentali.

Poiché anche la manovra con l’ARAN è stata di corto respiro, adesso CGIL, CISL e UIL sono arrivati addirittura a chiedere, con una lettera congiunta, a tutte le amministrazioni del comparto di interpretare il contratto con loro. Peccato che la lettera (e pure lo spirito) del contratto siano chiari e quindi le amministrazioni, purtroppo per tutti noi, stanno provvedendo ad applicarlo per come è stato scritto; sta quindi emergendo plasticamente che tutto il CCNL è contro i lavoratori e i loro diritti.

Ancor più plasticamente e per contrasto emerge la differenza tra il vecchio e il nuovo contratto: è di questi giorni la sentenza che ha riconosciuto a una lavoratrice veneta il diritto a prendere l’intera giornata di trattamento malattia. Questo è stato possibile proprio perché vigeva il vecchio contratto. Con il nuovo CCNL non sarà più così, purtroppo!

Ciò che appare poco chiaro e che va spiegato è il motivo per cui ci sono queste manovre dilatorie da parte di CGIL, CISL e UIL … giungere indenni alle elezioni del 17-18 e 19 aprile. Dopo butteranno la maschera.

Perché lo stanno facendo? Per un motivo molto semplice, perché le elezioni RSU sono come le quelle politiche, hanno una forte valenza nazionale in quanto determinano la rappresentatività dei sindacati. Se continuerete a votarli, pensando di  eleggere solamente i vostri rappresentanti locali, loro potranno dire che i lavoratori hanno apprezzato il contratto perché hanno votato per le loro liste. E il prossimo contratto sarà ancora peggiore di questo.

Cari lavoratori, avete solo un modo per fermare questa deriva che ha portato alla svendita dei vostri diritti e del vostro lavoro, riconoscendovi aumenti ridicoli e peggioramenti giuridici: votare per l’unica reale alternativa che si chiama FLP, il sindacato che ha ottenuto la sentenza della Corte Costituzionale contro il blocco contrattuale e si sta battendo e si batterà affinché i diritti dei lavoratori pubblici siano ripristinati.

Pensateci ora, dopo il voto sarà troppo tardi.

Siate il cambiamento che volete vedere, votate per le liste FLP

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