Con messaggio n.3224 del 30.08.2018 che si allega in copia, l’INPS ha di fatto parzialmente riconosciuto la valutazione ai fini pensionistici dell’elemento perequativo, compenso temporaneo riconosciuto nella tornata contrattuale 2016/2018 dei dipendenti pubblici che viene pagato mensilmente dal marzo 2018 fino al 31.12.2018 (Comparto Funzioni Centrali, Comparto Funzioni Centrali, Comparto Istruzione e Ricerca, Comparto Sanità).

         Infatti lo stesso, non è utile ai fini della determinazione della quota A di pensione, ma viene inserito nella quota B, alla stregua degli altri compensi accessori.

         Magra consolazione è, che, per questo motivo, l’elemento perequativo non può essere computato tra i compensi soggetti a decurtazione (retribuzione virtuale), per gli eventi di malattia.

         Lo stesso compenso, inoltre, come tra l’altro stabilito nei vari CCNL, non concorre alla determinazione della prestazione per i trattamenti di fine servizio né TFS (Indennità di buonuscita) né TFR e pertanto non rientra nella base imponibile contributiva del fondo ex ENPAS ed ex INADEL.

         Dettagli maggiori sul messaggio INPS…

IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP

Notiziario FLP n.38
Allegato 1
Allegato 2

 

Man mano che l’ARAN emana orientamenti applicativi su ciò che i rinnovi contrattuali prevedono circa i diritti alla salute e alle cure emerge un quadro a tinte fosche per i lavoratori.

Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre. Questa semplice frase di Abraham Lincoln disegna plasticamente ciò che sta succedendo in queste settimane sulle novità contenute nei rinnovi contrattuali che comprimono fortemente i diritti alla salute e alle cure.

Come è ormai noto, ciò che i nuovi contratti prevedono sul diritto alla vita e alla salute è il principale motivo che ha spinto la FLP a non firmarli. Ci siamo dovuti confrontare in questi mesi con la disinformazione più becera, che è partita dandoci dei venditori di fumo ed è proseguita accusando la FLP di strumentalizzare articoli del contratto inventando perdite di diritti che solo noi vedevamo.

Abbiamo sempre continuato per la nostra strada ricordando a tutti che, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine, presumibilmente dopo le RSU per evitare un’emorragia di consensi per i sindacati firmatari.

Ed è esattamente ciò che sta avvenendo. All’indomani delle elezioni RSU sono iniziati a fioccare gli orientamenti applicativi (badate bene non interpretazioni, ma orientamenti applicativi) da parte dell’ARAN e vanno tutti in un’unica direzione, quella che noi sapevamo da tempo perché era già stata sviscerata durante le trattative e porta ad una drastica diminuzione dei diritti dei lavoratori.

Così, diventa chiaro che sono state ridotte le tutele per coloro che devono essere sottoposti a terapie salvavita e che le nuove previsioni per i permessi riguardanti la salute e le cure sono molto più restrittivi rispetto ai precedenti contratti.

L’ultimo di questi orientamenti riguarda la possibilità di usufruire del cosiddetto “trattamento malattia” per visite mediche, specialistiche, diagnostica, disciplinato dall’articolo 35 del nuovo CCNL del Comparto Funzioni Centrali (e da analoghi articoli dei contratti degli altri comparti). Su questo articolo siamo stati attaccati in modo particolare dai sindacati firmatari, i quali spacciavano quelle previste dall’articolo 35 come 18 ore di permesso aggiuntive mentre noi abbiamo sempre sostenuto che era una fregatura perché non erano aggiuntive, ma erano le uniche ore previste a questo fine, usate le quali si era obbligati ad attingere alle ferie per curarsi.

L’ulteriore obiezione fatta da CGILCISLUILUNSAINTESA era che l’articolo del contratto non abrogava l’articolo del Decreto Legislativo 165/2001 che prevedeva il trattamento malattia (comma 5-ter dell’art. 55-septies).

Ora, l’orientamento applicativo ARAN del 20 giugno 2018 e le Circolari di alcune amministrazioni (esempio Agenzia delle Entrate), chiarisce ciò che a noi era noto da tempo e che abbiamo provato a spiegare prima ai sindacati in corso di trattativa e poi ai lavoratori a frittata fatta e cioè che l’articolo di legge si limita a disciplinare solo la certificazione che bisogna produrre mentre, invece, l’attuale contratto disciplina i casi in cui si può usufruire del trattamento malattia, riducendoli praticamente a due: se si è già malati (sic!) o se il trattamento al quale ci si sottopone è invasivo e impedisce di tornare al lavoro.

Ragion per cui, se si superano le 18 ore e non si rientra in questi due casi, le prestazioni si possono fare solo in ferie o in permesso personale. Insomma, con il proprio tempo libero, anche se si tratta di lavoratori reduci da malattie gravi quali, ad esempio, quelle oncologiche.

Smascherate le palesi bugie dette in questi mesi da chi ha voluto la riduzione delle tutele per le fasce più deboli dei lavoratori, l’ultima frontiera dei firmatari, per non perdere ulteriore consenso, è stata quella di scrivere all’ARAN per “interpretare” il contratto e così prendere altro tempo. Nel frattempo le amministrazioni lo stanno applicando, con danni inenarrabili per i lavoratori.

Ora, poiché il contratto è chiarissimo, volendo evitare di tacciare di mala fede questi “sindacati”, si possono fare solo due ipotesi: o quando hanno firmato il contratto erano temporaneamente incapaci di intendere e di volere oppure non hanno letto (o non sono capaci di leggere) ciò che hanno firmato. Entrambi questi casi dovrebbero far riflettere chi ancora si affida a loro per veder tutelati i propri diritti…

                                                                  L’Ufficio Stampa

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Iniziative giurisdizionali finalizzate ad ottenere un indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali
IL PRIMO PRONUNCIAMENTO E LE NUOVE DATE DELLE UDIENZE DEI RICORSI PRESENTATI
Si riporta qui di seguito il testo integrale del Comunicato CGS del 3 luglio con cui vengono evidenziati gli aggiornamenti sui ricorsi portati avanti per ottenere un indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali.

Questo comunicato è trasmesso in questo ore tramite posta elettronica anche a tutti i ricorrenti interessati.

Rispetto a quanto già comunicato nel mese di marzo scorso, riportiamo il quadro aggiornato dell’iter relativo ai 5 ricorsi pilota presentati dalla CGS per proseguire nell’azione finalizzata a far ottenere ai lavoratori (che  hanno aderito all’iniziativa del “ricorso alla CEDU”) un indennizzo per i mancati rinnovi contrattuali per il periodo 2010 – 2015 (fino al 30 luglio 2015).

Ad oggi solamente il Tribunale di Napoli (R.G. 14351/2017 – giudice dott. Pellecchia) si è pronunciato con un provvedimento negativo nel quale viene dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

Riteniamo tale motivazione alquanto discutibile e i nostri legali stanno valutando le ulteriori azioni da promuovere con riferimento a tale pronuncia.

Per quanto riguarda gli altri ricorsi, di seguito elenchiamo le nuove date fissate dai giudici:

Tribunale di- Firenze – R.G. 1785/2017 – giudice: dott. Taiti

Nell’udienza dell’11 aprile scorso il giudice ha rinviato per la discussione ad una nuova udienza fissata per il 28 novembre 2018.

 Tribunale di Foggia – R.G. 4347/2017 – giudice: dott. Simonelli

Nell’udienza del 12 aprile scorso il giudice ha rinviato per la discussione ad una nuova udienza fissata per il 25 ottobre 2018.

 Tribunale di Roma – R.G. 21662/2017 – giudice: dott. Conte

Nell’udienza del 19 aprile scorso il giudice ha rinviato per la discussione ad una nuova udienza fissata per il 5 luglio 2018.

Tribunale di – Ravenna – R.G. 618/2017 – giudice: dott. Bernardi

Nell’udienza del 14 dicembre 2017 il giudice ha rinviato per la discussione ad una nuova udienza fissata per il 12 febbraio 2019.

La Segreteria Generale CGS

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A più di due settimane dal voto per il rinnovo delle RSU in tutto il pubblico impiego, i dati iniziano ormai ad essere definitivi e dicono che bisogna sempre di più fare i conti con la FLP e le sue politiche, che ad ogni tornata vedono crescere i consensi dei lavoratori pubblici.

Il primo dato con il quale bisogna tutti fare i conti è che è calato – rispetto all’ultima tornata elettorale – il numero dei votanti e non già per l’aumento dell’astensionismo, ma perché in tre anni si sono persi migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico.

Già questo basterebbe per una riflessione sindacale unitaria. Siamo sempre meno e siamo costretti a lavorare sempre di più, con meno salari e meno diritti, anche a causa dell’ultima tornata contrattuale.

Se gli altri sindacati si concentrassero di meno sui tentativi di espellere dai tavoli di trattativa chi non è d’accordo con le loro politiche e iniziassero, invece, a cercare maggiore unità su questo dato incontrovertibile, forse riusciremmo insieme a trovare gli spazi, anche politici, per invertire la rotta.

Guardando ai voti, il primo dato che emerge è che come FLP cresciamo in modo generalizzato in tutte le amministrazioni in cui ci siamo presentati registrando una percentuale di crescita media superiore al 20% come dato assoluto.

Se poi osserviamo i voti dei singoli sindacati, non si può che registrare l’avanzata della FLP, che è oggi al 17 per cento nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre il 10 per cento di media nei Ministeri e al 15 per cento di media nelle Agenzie Fiscali. Anche nei comparti nei quali non abbiamo la maggiore rappresentatività, registriamo punte di successo importanti. Siamo, ad esempio, il primo sindacato nella Scuola a Foggia e all’Università di Sassari.

I posti di lavoro dove arriviamo primi, oltre ad essere tanti, sono particolarmente significativi, perché tra i più importanti e spesso “di frontiera” anche in amministrazioni dove entriamo per la prima volta.

Pubblicheremo successivamente tutti i risultati, anche in formato analitico, sul nostro sito internet non appena i dati saranno consolidati, ed evitiamo di citare le eccellenze che abbiamo ottenuto perché sono veramente tante e non vorremmo correre il rischio di ometterne qualcuna.

Un dato è certo, i lavoratori che cercano l’alternativa al sindacato confederale, al corporativismo di certi sindacati autonomi e ai finti sindacati di base, oggi la trovano in FLP.

Continueremo con le nostre politiche non ideologiche, pragmatiche e di merito, che non escludono, anzi auspicano, l’unità sindacale, ma sui problemi reali e in modo trasparente.

Continueremo a rifuggire e a combattere l’idea di sindacato subalterno alla politica o, peggio, cinghia di trasmissione di quest’ultima; continueremo a combattere la politica degli “orticelli”; continueremo ad essere il sindacato libero, autonomo e indipendente, al solo servizio dei lavoratori i quali, in numero sempre maggiore, dimostrano di riconoscere nella FLP il vero argine all’attacco dei diritti e delle funzioni costituzionali che solo i lavoratori pubblici possono e devono garantire.

La Segreteria Generale FLP

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