MA UN VERO ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA ED ALLA PARTECIPAZIONE.

Abbiamo avuto già modo di esaminare i contenuti della preintesa siglata il 23 dicembre 2017 tra Aran e CGIL, CISL, UIL e UNSA relativa al rinnovo del CCNL del nuovo comparto delle Funzioni centrali.

E di quanto questo contratto sia assolutamente negativo:

 In buona sostanza i sindacati firmatari si sono limitati unicamente a recepire per via contrattuale tutta la normativa di questi anni, compresa quella sanzionatoria, che ha modificato i CCNL precedenti, dando così legittimità pattizia ad interventi unilaterali e punitivi nei confronti dei lavoratori pubblici.

Altro che modifica delle Leggi Brunetta e riconquista della contrattazione!

Nel porre in atto questa operazione assolutamente disdicevole, convinti come sono pure loro, dell’assoluta inadeguatezza del contratto che si avviano a firmare definitivamente nei prossimi giorni, hanno pensato bene di prevedere all’interno del “contratto” la clausola di esclusione da ogni sede negoziale e da ogni ambito di confronto con le Amministrazioni, i soggetti sindacali che non firmeranno il contratto bidone.

In definitiva, secondo i sindacati firmatari, chi non accetta le condizioni capestro dell’Aran si troverà escluso dai tavoli di negoziazione (assai pochi a dire il vero visto lo scempio che hanno fatto sui livelli di partecipazione), impossibilitato a rappresentare i lavoratori e le lavoratrici presso le sedi centrali e periferiche delle Amministrazioni del comparto, anche su tutto il sistema di partecipazione e di confronto.

Eh si, una norma capestro per imbavagliare il dissenso, costringere i sindacati contrari a firmare comunque questo contratto per poi poter dire “vedete alla fine hanno firmato tutti…“, mutuando una norma capestro già utilizzata nei decenni scorsi, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Eppure in questi anni qualcosa è cambiato, le voci di opposizione nei confronti di metodi che nulla hanno a che vedere con la democrazia e la partecipazione si sono levate sempre più forti ed il sistema di rilevazione del consenso, che passa per la misurazione delle adesioni e del voto ricevuto dalle singole Organizzazioni Sindacali alle elezioni RSU, legittima i soggetti che rientrano in tali parametri ad esercitare il loro ruolo.

La nostra legittimazione non deve passare per l’adesione ad un contratto infirmabile, ma dal consenso che il personale ci ha dato che ci permette di essere liberi e fuori da ogni condizionamento forzoso.

Ecco il perché per la FLP l’opposizione a questo contratto andrà oltre la denuncia delle cose che non vanno, su quello che il contratto avrebbe dovuto prevedere e non contiene, ma si estende ad una battaglia più generale a difesa della democrazia partecipativa e dei diritti di rappresentanza.

Infatti, nel caso tale previsione antidemocratica non venisse espunta dalla firma definitiva del CCNL, impugneremo questo contratto e gli eventuali atti successivi delle singole Amministrazioni, chiedendo la disapplicazione di quelle parti che intervengono in modo liberticida sul diritto alla partecipazione ed alla contrattazione, materie che non possono essere regolamentate “ad excludendum” da un CCNL.

Su questa materia si è già pronunciata la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 213 del 2013 sul ricorso proposto dalla Fiom Cgil contro il Gruppo Fiat che l’aveva esclusa dai diritti di rappresentanza e partecipazione perché non firmataria del Contratto di gruppo.

Nella sentenza la Corte ribadisce che un Contratto non può contenere norme sanzionatorie per i non firmatari, ma che la legittimità a contrattare deriva solo dal livello di rappresentanza nell’azienda e non certo dalla mera adesione alle proposte della controparte, ed è in ragione di quanto sopra che salutammo a suo tempo con soddisfazione questa sentenza scaturita da una giusta battaglia della FIOM.

Ecco il perché oggi facciamo appello alla FIOM, alla stessa CGIL confederale, che pure si era costituita a suo tempo in giudizio, ad appoggiarci in questa battaglia di legalità e democrazia.

Facciamo francamente fatica a capire invece il silenzio che la CGIL e la sua Federazione di categoria hanno tenuto al tavolo Aran, quando abbiamo denunciato questa cosa chiedendo un esplicito chiarimento preventivo ed un pronunciamento in tal senso.

La democrazia e le regole non possono essere a regole alternate o solo quando ci conviene, ed infatti la stessa CGIL Funzione Pubblica, firmataria di questa pessima preintesa, contestò vibratamente contro la sua esclusione dai tavoli negoziali delle Amministrazioni quando non sottoscrisse il CCNL 2008/2009, ottenendo alla fine un parere Aran che la riammise alle trattative,  sul presupposto della differenza tra la mancata firma del CCNL biennio economico e  del CCNL quadriennale.

Ma queste sono interpretazioni di lana caprina e comunque adottate prima della sentenza della Corte.

Adesso siete ancora in tempo cara CGIL… e lo chiediamo a voi, solo a voi, proprio perché voi nel caso Fiat siete stati oggetto di analogo comportamento liberticida posto in essere in quel caso con l’adesione di CISL e UIL.

In caso contrario dovrete spiegare ai lavoratori ed alle lavoratrici delle Funzioni centrali il perché di questo vostro silenzio su una battaglia che prescinde dai contenuti e dalle diverse posizioni che legittimamente si possono assumere sulle questioni.

Garantire la possibilità di contrattazione e partecipazione a chi acquisisce tale diritto dal consenso dei rappresentati e dalle stesse regole vigenti, riteniamo sia un atto dovuto, e a chi dice in questi giorni che la nostra opposizione alla preintesa è a termine e poi andremo a firmare per poter restare ai tavoli di contrattazione rispondiamo che non hanno percepito la gravità del momento e delle loro azioni.

E probabilmente ci hanno sottovalutato!

Abbiamo dimostrato, quando da soli abbiamo proposto ricorso contro il blocco dei contratti, ottenendo la storica sentenza della Corte Costituzionale che ha obbligato il Governo a riaprire la stagione contrattuale, di essere pronti a fare battaglie che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili.

 Anche in questo caso voleremo alto, contro i tatticismi e le furbizie del vecchio modo opportunistico di fare sindacato, a tutela della democrazia, delle regole e della partecipazione.  Per tutti, a prescindere da un tornaconto di sigla e di Organizzazione, o dall’esigenza tattica del momento.

Sono battaglie di civiltà che un Sindacato che vuole chiamarsi ed essere tale deve necessariamente fare.

                                                                                                                                                                   La Segreteria Generale FLP

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La disfatta della candidatura italiana di Milano a sede dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha messo in luce difficoltà che da tempo risultavano evidenti ai più attenti osservatori della nostra politica estera.

L’Italia conta poco o nulla nei consessi internazionali e non riesce più a raggiungere significativi risultati di politica estera, sia a livello globale che europeo.

Non sono stati il caso o la malasorte a sconfiggere l’Italia nella campagna per TEMA, così come era già avvenuto nel 2016 per il Consiglio di Sicurezza ONU, ma soltanto l’incapacità del nostro “sistema” politico ¬ diplomatico di darsi obiettivi chiari e perseguirli in modo organizzato ed efficace.

Sorge quindi la domanda sul perché di questa situazione.

La risposta è molto semplice, soprattutto per quanto concerne le politiche europee: siamo fuori dai principali processi decisionali delle politiche istituzionali europee. Ciò sia perché i (pochi) alti funzionari che siamo riusciti – non senza difficoltà – a inserire nei gangli europei (emblematico il caso della Mogherini) una volta a Bruxelles poco si curano degli interessi nazionali, quasi gli fossero estranei, sia perché il nostro vertice diplomatico non ha mai ritenuto importante né sarebbe stato in grado di elaborare una strategia di inserimento di italiani nelle posizioni-chiave in Europa.

I numeri impietosi delle bocciature delle candidature italiane a posti apicali del SEAE e delle istituzioni europee ne sono una conferma eclatante.

D’altra parte, non si può nascondere che i tagli sempre più dolorosi alle risorse del MAECI – del resto, poco contrastati dall’attuale dirigenza diplomatica – ne hanno menomato la capacità di azione.

Emblematico il caso degli uffici della Farnesina deputati a curare i rapporti con l’Europa. La riforma del 2000 voluta per adeguare il Ministero ai mutati tempi (il precedente modello era del 1967) aveva creato una Direzione Generale per l’Integrazione Europea incaricata di seguire i dossier “comunitari”, affiancata da una Direzione Generale per l’Europa per i rapporti bilaterali con i paesi del Vecchio Continente.

Una successiva riforma, nel 2010, ha accorpato le due Direzioni dando vita a una mega Direzione Generale per l’Unione Europea, che si è rivelata drammaticamente incapace di fare sintesi tra l’attività a Bruxelles e quella nelle capitali europee.

A ciò va aggiunto che tradizionalmente la politica europea della Farnesina, così come le strutture ad essa preposte (DGEU e Rappresentanza permanente a Bruxelles), appaiono “riserva di caccia”, con meccanismi di cooptazione per affinità ideologica, che impediscono un sano ricambio e l’afflusso di nuove idee e proposte.

Permangono inoltre tutte le criticità connesse alla nomina di Ambasciatori nelle più grandi città europee spesso inadeguati e anche alle prese con notevoli conflitti di interesse o gestioni discutibili.

Confidiamo che a breve, già con la prossima legislatura, si possa riaprire una nuova stagione, riformando ampiamente le strutture, adottando scelte che rispettino finalmente il merito e le capacità, affinché si creino le condizioni per riprenderci in Europa il ruolo che ci spetta per storia, peso politico, economico e demografico.

 

IL DIPARTIMENTO POLITICHE INTERNAZIONALI FLP

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Un sindacato diviso genera il peggior contratto degli ultimi 30 anni. Cancellati anche i diritti fondamentali della persona.

L’arroganza dei soliti sindacati che si ritengono ancora potenti e autosufficienti viene schiacciata dalla fermezza del Presidente dell’Aran che vede il bluff e scrive da solo il contratto!

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP dopo tre anni di  azioni giudiziarie, che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici e obbligava il Governo, dopo 8 anni di blocco, a rinnovare i contratti del pubblico impiego, abbiamo dichiarato la piena disponibilità ad un percorso unitario con CGIL, CISL e UIL, consci del fatto che solo con azioni unitarie avremmo potuto contrastare un Governo forte ed arrogante contro i dipendenti pubblici e riuscire a rinnovare positivamente i contratti pubblici.

Abbiamo partecipato ad azioni e manifestazioni unitarie per il rinnovo dei contratti, condividendo le varie iniziative proposte, che hanno portato ad una unità di obiettivi tra i lavoratori (più che tra i vertici sindacali) e scosso la politica e l’opinione pubblica, aizzata dai vari Governi in tutti questi ultimi anni contro i dipendenti pubblici.

Unità sindacale interrotta dall’accettazione di CGIL, CISL e UIL di firmare l’accordo del 30 novembre 2016, voluto da Renzi quale spot elettorale al referendum sulla riforma costituzionale, illudendosi che i pochi impegni ivi contenuti sarebbero almeno stati rispettati modificando la legge Brunetta.

 Illusione presto svanita, osservando le poche modifiche legislative apportate dal Governo e dal Parlamento alla normativa “Brunetta”, e, peggio ancora, leggendo la direttiva inviata all’ARAN dal Ministro Madia per il rinnovo dei contratti pubblici, che imponeva di peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici, eliminare di fatto la contrattazione sindacale, accentuare le sanzioni disciplinari e ridurre i diritti, compresi il diritto alla salute e alle cure mediche.

Superando le divisioni e le sterili e inutili puntualizzazioni sulle strategie passate seguite (e cioè che non fosse possibile di fronte all’onnipotente e vendicativo Renzi comportarsi diversamente), abbiamo proposto a tutti i sindacati di trovare una strategia comune per avere più forza al tavolo contrattuale.

A partire dal rifiutare l’ignobile formulazione dell’articolo 35 del CCNL che elimina il diritto alla salute e alla vita dei lavoratori, consentendo loro solo 18 ore all’anno per visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro“, eliminando la possibilità di ricorrere in questi casi all’istituto della malattia.

Proposta rifiutata ancora una volta da CGIL, CISL e UIL, che hanno concentrato tutta la loro azione sul disperato bisogno di firmare un contratto, ad ogni costo e senza nessuna riserva, entro fine anno, per evitare di dover spiegare ai lavoratori il fallimento della loro strategia in occasione delle prossime RSU.

Posizione debolissima nei confronti dell’Aran per sedersi ad un tavolo di trattative e, soprattutto, per poter modificare quanto contenuto nella direttiva Madia!

Anzi il Presidente dell’Aran, da bravo tecnico e da capace analista politico, ha deciso di dimostrare di essere in grado di eseguire alla lettera le disposizioni ricevute per iscritto dal vertice politico, evidenziando, soprattutto in una fase politica estremamente incerta, di poter essere utile a qualsiasi Governo e forza politica che risulterà vincente dopo le prossime elezioni.

E, vista la totale assenza di interlocutori in grado di interagire, ha scritto praticamente da solo il contratto, sottoponendolo ai sindacati per la sottoscrizione.

Nei saltuari incontri il Presidente dell’Aran ha visto il bluff dei sindacati, e, avuto conferma che avrebbero firmato in ogni caso, ha rigettato ogni modifica all’impianto del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali, ancorché su tale punto CGIL, CISL e UIL avessero cercato interventi politici, rifiutando anche aperture verbali del Ministro Madia a possibili modifiche, laddove non fossero state messe per iscritto.

Il modo migliore per affermare la propria capacità negoziale e mantenere il proprio incarico indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni politiche.

Nei due giorni scarsi di trattativa si è limitato a far illustrare il contratto e a raccogliere le osservazioni e richieste di modifiche, per lo più formulate da FLP e dagli altri sindacati che alla fine non hanno sottoscritto l’ipotesi di contratto.

Alla fine dei due giorni, è riuscito a dividere anche CGIL, CISL e UIL, e visto che l’unica modifica chiesta dalle stesse OO.SS. era il ritorno alle relazioni sindacali prima della modifica Brunetta, ha deciso non di vincere ma di STRAVINCERE, non modificando neanche le parti che pur messe nella bozza di contratto, era pronto a eliminare o modificare.

 È ovvio che ora Governo e sindacati firmatari CGIL, CISL, UIL e Confsal-Unsa, per i quali  sono bastate poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma apposta nella notte del 22 dicembre – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona, dovranno cantare vittoria e sperare, mettendo in campo tutti i mezzi mediatici, che i lavoratori ci credano e votino per loro alle prossime elezioni politiche e a quelle delle RSU.

D’altronde per alcuni il mantenimento del proprio potere, del proprio incarico, del proprio trattamento economico è l’unica cosa fondamentale da salvaguardare. Tutto il resto sono sciocchezze e favole buone da raccontare ai bambini.

NOI LA PENSIAMO DIVERSAMENTE!

Pensiamo che le parti datoriali e sindacali, e coloro che li rappresentano, possano  trattare su quasi tutto: soldi, organizzazione del lavoro, relazioni sindacali, ecc., e in queste trattative ognuno fa valere la propria forza, capacità e abilità per giungere al miglior risultato per la parte rappresentata. NON SUL DIRITTO ALLA SALUTE E SULLA VITA UMANA!

Riteniamo, infatti, che ciascuno dei partecipanti alle trattative (sia di parte datoriale che sindacale), indipendentemente dall’incarico, dal potere, dall’aspetto economico che ne deriva, debba ricordarsi di essere prima di tutto un essere umano.

E questo comporta che se un essere umano ha coscienza che dalle proprie azioni potranno derivare ansia e disperazione in migliaia di persone sofferenti, impedendo loro il diritto alla salute e in alcuni casi anche alla vita, può anche decidere di vincere o stravincere e mantenere o rafforzare i suoi incarichi, il suo potere, il suo trattamento economico, ma rischia di perdere qualcosa di molto più importante: LA SUA ANIMA !!!

Il SEGRETARIO GENERALE
Marco Carlomagno

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Firmata questa notte da CGIL, CISL, UIL E UNSA la preintesa contrattuale; cancellati anche i diritti fondamentali della persona.
Governo e sindacati firmatari vogliono alimentare la guerra tra lavoratori per quel poco di salario e di diritti che restano!

La FLP da sola ha impiegato quasi tre anni per ottenere la sentenza della Corte Costituzionale che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici; a Governo e CGIL, CISL, UIL e Confsal-Unsa sono bastate invece poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma della notte scorsa – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona.

Quelle che stanno spacciando come vittorie sono spaventosi arretramenti sul diritto alla salute, sui diritti salariali e di partecipazione democratica dei lavoratori. Gli articoli peggiorativi, rispetto ai contratti precedenti, sono talmente tanti che per spiegarli tutti siamo costretti a rimandarvi a successivi comunicati tematici.

Vi basti, per ora, sapere che i tanto sbandierati 85 euro di aumento non partono dall’inizio della tornata contrattuale (il 2016) e nemmeno da gennaio 2018 bensì da marzo del prossimo anno. Infatti, a differenza di quanto sbandierato nei mesi scorsi, i soldi per compensare quei lavoratori che per effetto degli “80 euro di Renzi” avrebbero un aumento contrattuale nullo o addirittura negativo, vengono finanziati dagli altri lavoratori. Ma solo fino a fine anno, allorquando il bonus di 80 euro scomparirà anche per loro, come d’incanto.

In compenso, si toglie a tutti i lavoratori, compresi malati cronici, oncologici, dializzati, la possibilità di svolgere controlli e visite diagnostiche in regime di malattia (pur con relativa decurtazione di salario): superate le 18 ore annue dovranno curarsi in ferie o in aspettativa non retribuita. Varate anche misure grazie alle quali i tassi di assenza di pochi si riversano su tutto l’Ufficio sotto forma di minori erogazioni dei premi di produttività, cosa che scatenerà la guerra tra poveri e l’odio nei confronti di puerpere e malati gravi.

Non è un caso il fatto che, per giustificare un contratto così regressivo sul piano dei diritti, i sindacati firmatari siano stati costretti, in totale malafede, a rivendicare come merito quello di non aver cancellato per i dipendenti pubblici l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Viene da dire: ci mancava solo quello!

L’UFFICIO STAMPA
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Preintesa CCNL Funzioni Centrali NON SOLO UN PESSIMO CONTRATTO

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