Un sindacato diviso genera il peggior contratto degli ultimi 30 anni. Cancellati anche i diritti fondamentali della persona.

L’arroganza dei soliti sindacati che si ritengono ancora potenti e autosufficienti viene schiacciata dalla fermezza del Presidente dell’Aran che vede il bluff e scrive da solo il contratto!

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ottenuta dalla FLP dopo tre anni di  azioni giudiziarie, che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici e obbligava il Governo, dopo 8 anni di blocco, a rinnovare i contratti del pubblico impiego, abbiamo dichiarato la piena disponibilità ad un percorso unitario con CGIL, CISL e UIL, consci del fatto che solo con azioni unitarie avremmo potuto contrastare un Governo forte ed arrogante contro i dipendenti pubblici e riuscire a rinnovare positivamente i contratti pubblici.

Abbiamo partecipato ad azioni e manifestazioni unitarie per il rinnovo dei contratti, condividendo le varie iniziative proposte, che hanno portato ad una unità di obiettivi tra i lavoratori (più che tra i vertici sindacali) e scosso la politica e l’opinione pubblica, aizzata dai vari Governi in tutti questi ultimi anni contro i dipendenti pubblici.

Unità sindacale interrotta dall’accettazione di CGIL, CISL e UIL di firmare l’accordo del 30 novembre 2016, voluto da Renzi quale spot elettorale al referendum sulla riforma costituzionale, illudendosi che i pochi impegni ivi contenuti sarebbero almeno stati rispettati modificando la legge Brunetta.

 Illusione presto svanita, osservando le poche modifiche legislative apportate dal Governo e dal Parlamento alla normativa “Brunetta”, e, peggio ancora, leggendo la direttiva inviata all’ARAN dal Ministro Madia per il rinnovo dei contratti pubblici, che imponeva di peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici, eliminare di fatto la contrattazione sindacale, accentuare le sanzioni disciplinari e ridurre i diritti, compresi il diritto alla salute e alle cure mediche.

Superando le divisioni e le sterili e inutili puntualizzazioni sulle strategie passate seguite (e cioè che non fosse possibile di fronte all’onnipotente e vendicativo Renzi comportarsi diversamente), abbiamo proposto a tutti i sindacati di trovare una strategia comune per avere più forza al tavolo contrattuale.

A partire dal rifiutare l’ignobile formulazione dell’articolo 35 del CCNL che elimina il diritto alla salute e alla vita dei lavoratori, consentendo loro solo 18 ore all’anno per visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro“, eliminando la possibilità di ricorrere in questi casi all’istituto della malattia.

Proposta rifiutata ancora una volta da CGIL, CISL e UIL, che hanno concentrato tutta la loro azione sul disperato bisogno di firmare un contratto, ad ogni costo e senza nessuna riserva, entro fine anno, per evitare di dover spiegare ai lavoratori il fallimento della loro strategia in occasione delle prossime RSU.

Posizione debolissima nei confronti dell’Aran per sedersi ad un tavolo di trattative e, soprattutto, per poter modificare quanto contenuto nella direttiva Madia!

Anzi il Presidente dell’Aran, da bravo tecnico e da capace analista politico, ha deciso di dimostrare di essere in grado di eseguire alla lettera le disposizioni ricevute per iscritto dal vertice politico, evidenziando, soprattutto in una fase politica estremamente incerta, di poter essere utile a qualsiasi Governo e forza politica che risulterà vincente dopo le prossime elezioni.

E, vista la totale assenza di interlocutori in grado di interagire, ha scritto praticamente da solo il contratto, sottoponendolo ai sindacati per la sottoscrizione.

Nei saltuari incontri il Presidente dell’Aran ha visto il bluff dei sindacati, e, avuto conferma che avrebbero firmato in ogni caso, ha rigettato ogni modifica all’impianto del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali, ancorché su tale punto CGIL, CISL e UIL avessero cercato interventi politici, rifiutando anche aperture verbali del Ministro Madia a possibili modifiche, laddove non fossero state messe per iscritto.

Il modo migliore per affermare la propria capacità negoziale e mantenere il proprio incarico indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni politiche.

Nei due giorni scarsi di trattativa si è limitato a far illustrare il contratto e a raccogliere le osservazioni e richieste di modifiche, per lo più formulate da FLP e dagli altri sindacati che alla fine non hanno sottoscritto l’ipotesi di contratto.

Alla fine dei due giorni, è riuscito a dividere anche CGIL, CISL e UIL, e visto che l’unica modifica chiesta dalle stesse OO.SS. era il ritorno alle relazioni sindacali prima della modifica Brunetta, ha deciso non di vincere ma di STRAVINCERE, non modificando neanche le parti che pur messe nella bozza di contratto, era pronto a eliminare o modificare.

 È ovvio che ora Governo e sindacati firmatari CGIL, CISL, UIL e Confsal-Unsa, per i quali  sono bastate poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma apposta nella notte del 22 dicembre – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona, dovranno cantare vittoria e sperare, mettendo in campo tutti i mezzi mediatici, che i lavoratori ci credano e votino per loro alle prossime elezioni politiche e a quelle delle RSU.

D’altronde per alcuni il mantenimento del proprio potere, del proprio incarico, del proprio trattamento economico è l’unica cosa fondamentale da salvaguardare. Tutto il resto sono sciocchezze e favole buone da raccontare ai bambini.

NOI LA PENSIAMO DIVERSAMENTE!

Pensiamo che le parti datoriali e sindacali, e coloro che li rappresentano, possano  trattare su quasi tutto: soldi, organizzazione del lavoro, relazioni sindacali, ecc., e in queste trattative ognuno fa valere la propria forza, capacità e abilità per giungere al miglior risultato per la parte rappresentata. NON SUL DIRITTO ALLA SALUTE E SULLA VITA UMANA!

Riteniamo, infatti, che ciascuno dei partecipanti alle trattative (sia di parte datoriale che sindacale), indipendentemente dall’incarico, dal potere, dall’aspetto economico che ne deriva, debba ricordarsi di essere prima di tutto un essere umano.

E questo comporta che se un essere umano ha coscienza che dalle proprie azioni potranno derivare ansia e disperazione in migliaia di persone sofferenti, impedendo loro il diritto alla salute e in alcuni casi anche alla vita, può anche decidere di vincere o stravincere e mantenere o rafforzare i suoi incarichi, il suo potere, il suo trattamento economico, ma rischia di perdere qualcosa di molto più importante: LA SUA ANIMA !!!

Il SEGRETARIO GENERALE
Marco Carlomagno

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definiti sulla base dell’indice di rivalutazione provvisorio 1,1%

Si informa che l’Inps con circolare n.186 del 21.12.2017, ha provveduto ad aggiornare gli importi dei trattamenti previdenziali ed assistenziali sui quali influisce la rivalutazione di perequazione automatica annuale.

Sulla base del decreto del 20 novembre 2017, emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e pubblicato sulla G.U. n. 280 del 20 novembre 2017, le percentuali di perequazioni automatiche da attribuire sono:

IMPORTI PROVVISORI DEI TRATTAMENTI PIU’ COMUNI, IN VIGORE DAL 1° GENNAIO 2016

Trattamento minimo 507,42 (mensili) 6.596,46 (annui)
Pensioni Sociali 373,33 (mensili) 4.853,29 (annui)
Assegno Sociale 453,00 (mensili) 5.889,91 (annui)
Invalidità civili 282,55 (mensili) 4.853,29 (annui)

 

    totali – ciechi – sordomuti

 

 

 

Per  il 2018 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici si effettua secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, L. 448/1998) come da tabella

 

dal Fasce trattamenti complessivi % indice perequazione da attribuire Aumento del Importo trattamenti complessivi
da a Importo garanzia
1° gennaio 2018: Fino a 3 volte il TM 100 1,100 % 1.505,67
Fascia di Garanzia * Importo garantito 1.505,68 1.506,49 1.522,23
Oltre 3 e fino a 4 volte il TM 95 1,045 % 1.505,68 2.007,56
Fascia di Garanzia * Importo garantito 2.007,57 2.011,94 2.028,54
Oltre 4 e fino a 5 volte il TM 75 0,825 % 2.007,57 2.509,45
Fascia di Garanzia* Importo garantito 2.509,46 2.516,31 2.530,15
Oltre 5 e fino a 6 volte il TM 50 0,550 % 2.509,46 3.011,34
Fascia di Garanzia * Importo garantito 3.011,35 3.012,99 3.027,90
Oltre 6 volte il TM 45 0,495% 3.011,35

 

(Le fasce di garanzia operano quando, calcolando la perequazione con la percentuale della fascia, il risultato ottenuto è inferiore al limite perequato della fascia precedente)

Il contributo di solidarietà introdotto dalla Legge Fornero (art. 24, comma 21, L. 214/2011) che operava sulle pensioni di importo superiore a 5 volte il T.M. cessa la sua applicazione.

Dal 2018 il requisito anagrafico si allinea per tutte le tipologie di lavoratori e diventa:

Le prestazioni di invalidità civile soggette a revisione sanitaria, nelle norme dell’effettuazione delle visite e relativo iter di verifica, continuano ad essere corrisposte ai minorati civili e alla pensione con handicap (art. 25, comma 6bis, L. 114/2014).

Per ulteriori informazioni, si allega la circolare INPS n.186.

 

IL DIPARTIMENTO POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI FLP

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Firmata questa notte da CGIL, CISL, UIL E UNSA la preintesa contrattuale; cancellati anche i diritti fondamentali della persona.
Governo e sindacati firmatari vogliono alimentare la guerra tra lavoratori per quel poco di salario e di diritti che restano!

La FLP da sola ha impiegato quasi tre anni per ottenere la sentenza della Corte Costituzionale che ribadiva il diritto alla contrattazione per i dipendenti pubblici; a Governo e CGIL, CISL, UIL e Confsal-Unsa sono bastate invece poche settimane di (finte) trattative per cancellare – con la firma della notte scorsa – non solo il diritto alla contrattazione, ma anche i diritti fondamentali della persona.

Quelle che stanno spacciando come vittorie sono spaventosi arretramenti sul diritto alla salute, sui diritti salariali e di partecipazione democratica dei lavoratori. Gli articoli peggiorativi, rispetto ai contratti precedenti, sono talmente tanti che per spiegarli tutti siamo costretti a rimandarvi a successivi comunicati tematici.

Vi basti, per ora, sapere che i tanto sbandierati 85 euro di aumento non partono dall’inizio della tornata contrattuale (il 2016) e nemmeno da gennaio 2018 bensì da marzo del prossimo anno. Infatti, a differenza di quanto sbandierato nei mesi scorsi, i soldi per compensare quei lavoratori che per effetto degli “80 euro di Renzi” avrebbero un aumento contrattuale nullo o addirittura negativo, vengono finanziati dagli altri lavoratori. Ma solo fino a fine anno, allorquando il bonus di 80 euro scomparirà anche per loro, come d’incanto.

In compenso, si toglie a tutti i lavoratori, compresi malati cronici, oncologici, dializzati, la possibilità di svolgere controlli e visite diagnostiche in regime di malattia (pur con relativa decurtazione di salario): superate le 18 ore annue dovranno curarsi in ferie o in aspettativa non retribuita. Varate anche misure grazie alle quali i tassi di assenza di pochi si riversano su tutto l’Ufficio sotto forma di minori erogazioni dei premi di produttività, cosa che scatenerà la guerra tra poveri e l’odio nei confronti di puerpere e malati gravi.

Non è un caso il fatto che, per giustificare un contratto così regressivo sul piano dei diritti, i sindacati firmatari siano stati costretti, in totale malafede, a rivendicare come merito quello di non aver cancellato per i dipendenti pubblici l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Viene da dire: ci mancava solo quello!

L’UFFICIO STAMPA
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E PREPARA UN AMARO REGALO DI NATALE  AI LAVORATORI

Come se non bastasse lo scenario assolutamente negativo derivante ai fini economici dall’accordo del 30 novembre 2016 tra Governo e CGIL, CISL, UIL CONFSAL che come ormai tutti sanno ha previsto un “incremento economico” del tutto insoddisfacente non solo a recuperare gli anni di blocco contrattuale, ma anche il triennio 2016/2018 (pochi spiccioli che se va bene, decorreranno solo dal 2018), l’Aran nella riunione del 6 dicembre 2017 ha presentato una bozza di articolato di Contratto che definire irricevibile è poco.

Una mera riscrittura, molto spesso addirittura limitativa e peggiore delle stesse norme che in questi anni i diversi governi che si sono succeduti hanno voluto per penalizzare i lavoratori pubblici e metterli alla gogna come se fossero uno dei peggiori mali di questo Paese.

Norme che come sappiamo hanno inasprito le sanzioni disciplinari, limitato il diritto alla salute ed alle cure mediche, alla formazione, allo studio, alla partecipazione, alla carriera ed al riconoscimento delle professionalità.

E così l’Aran pensa di ottenere tutto questo addirittura con il consenso esplicito del sindacato che dovrebbe recepirne gli inaccettabili contenuti all’interno del Contratto nazionale di lavoro (e temiamo che su questo abbia, purtroppo, già ottenuto un sostanziale avallo).

Inoltre nessun accenno viene fatto sulle questioni relative all’ordinamento professionale ed alle carriere che non verrebbero in alcun modo inserite nel CCNL, mentre invece è in arrivo un’ulteriore limitazione sulle materie oggetto di partecipazione sindacale come l’orario e l’organizzazione del lavoro.

In buona sostanza queste materie cosi importanti per le lavoratrici ed i lavoratori per coniugare i tempi di vita e di lavoro verrebbero sottratte alla negoziazione integrativa e territoriale e lasciate nella gestione unilaterale dei Direttori degli Uffici.

Che considerati gli ambiti assolutamente indefiniti e generici previsti dalla bozza creeranno notevoli differenziazioni tra le diverse realtà e non offriranno alcuna garanzia di reale rispetto dei diritti.

Anche su questo, quindi, un notevole arretramento rispetto ai contratti vigenti, con buona pace di chi all’indomani del 30 novembre 2016 aveva strombazzato non solo di avere ottenuto il rinnovo dei contratti (falso), ma che aveva anche conquistato il superamento delle norme volute da Brunetta negli scorsi anni.

Infine, altra perla, non sono previste le specifiche sezioni contrattuali, pur indicate nell’Atto di indirizzo, con il risultato di omogeneizzare al ribasso tutte le attuali situazioni previste dai diversi contratti confluiti nelle Funzioni centrali (Agenzie fiscali, Enti Pubblici non Economici, Enti ex art, 70 e Ministeri).

Insomma, dopo nove anni con questo “contratto” non ci riconoscono quanto perso in questi anni in termini di potere di acquisto, non viene affrontato il problema delle professionalità e della necessità di un loro riconoscimento, vengono recepite e “contrattualizzate” le peggiori nefandezze contro i diritti e la dignità dei lavoratori, vengono azzerate le diverse specificità che in questi anni erano comunque emerse nelle diverse Amministrazioni.

Un contratto a perdere che ove firmato così com’è costituirebbe anche un incredibile precedente per gli anni a venire.

L’Aran e i soliti noti stanno preparando un blitz per i giorni immediatamente antecedenti le feste natalizie, in cui l’attenzione è fatalmente minore e possono passare con più facilità messaggi più generici e rassicuranti in merito all’avvenuto rinnovo contrattuale.

Faremo di tutto per impedire che avvenga questo scempio, e ove ciò avvenisse, non esiteremo a denunciare puntualmente e con decisione chi ancora una volta ha tradito chi dovrebbe rappresentare.

 

L’UFFICIO STAMPA
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